Ansia: come non trasmetterla ai figli

Arianna Preciballe
  • Esperta di: Diete e cura degli inestetismi

Con la consulenza della Dr.ssa Stefania Vozza, responsabile della Struttura Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’ASL di Verbania, parliamo di ansia. Come si può evitare di trasmetterla ai propri figli?

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A quante di noi si ritrovano spesso sopraffatte dal disturbo non farà piacere sapere che un recente studio ha dimostrato come i genitori ansiosi abbiano maggiori probabilità di mettere al mondo figli ansiosi. In poche parole, sembra proprio che l’ansia sia ereditaria!

A detta degli studiosi, l’ansia, che include attacchi di panico e stress post-traumatico, può essere tramandata di generazione in generazione attraverso il nostro bagaglio ereditario che è sempre più la chiave per scoprire predisposizioni genetiche.

Ansia: 5 regole per non trasmettere ai figli 

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  1. Evita di mettere tuo figlio sotto ad una campana di vetro, lascia che faccia le proprie esperienze, seppure sotto il tuo sguardo vigile.
  2. Sforzati di infondere sicurezza al tuo bambino con atteggiamenti positivirassicuranti, in questo modo gli permetterai di gestire meglio le emozioni senza paure immotivate.
  3. Favorisci un clima sereno, senza però negare l’esistenza di problemi e difficoltà, insegna a tuo figlio ad affrontare le avversità con la giusta calma.
  4. Prendi esempio studiando l’atteggiamento che hanno gran parte dei papà e considera di “copiarlo” in quelle piccole prove di coraggio, (come nuotare senza braccioli) che infondono sicurezza e a lungo andare aiutano ad avere fiducia in se stessi e a controllare l’ansia.
  5. Impara a chiedere aiuto: proteggere il proprio cucciolo è un istinto primordiale ed è giusto, fin quando questo non impedisce a te e al tuo bambino di vivere appieno la gioia della crescita e della scoperta. Se così non fosse, lasciati aiutare da uno specialista a gestire la tua ansia e a non trasmetterla.

I campanelli d’allarme

Se parliamo di predisposizione genetica, l’ansia potrebbe dare i suoi segni in età molto precoce. Alcune ricerche dimostrano che quando l’ansia e gli attacchi di panico si sviluppano prima dei 20 anni, è molto probabile che i genitori di chi ne soffre ne siano affetti.

I dati ci dicono che circa 8 bambini su 100 in età evolutiva presentano un problema d’ansia e gli studi longitudinali suggeriscono che bambini e adolescenti con tali disturbi hanno una probabilità di sviluppare un Disturbo d’Ansia in età adulta di 3-4 volte maggiore rispetto ai bambini non affetti.

Va ricordato che il cervello dei bambini è estremamente plastico e, soprattutto nei primi anni, essi imparano e apprendono dal mondo che li circonda. Ciò significa che i piccoli sono influenzati da comportamenti che apprendono da coloro che gli sono intorno, genitori e familiari.

Come riconoscere i sintomi nei bambini

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L’ansia nel bambino può manifestarsi con episodi acuti di inquietudine, ad esempio il pavor nocturnus (disturbo da terrore nel sonno) del bambino piccolo, oppure come ansia da separazione, caratterizzata ad esempio dal rifiuto del bambino di andare a scuola.

A volte il piccolo mostra eccessive paure verso gli estranei, ricercando la vicinanza di figure familiari di cui chiede continue rassicurazioni.

Spesso lamenta sintomi fisici quali mal di testa e mal di stomaco, disturbi del sonno con incubi ricorrenti e dell’alimentazione; oppure manifestazioni ipocondriache, con uno stato di preoccupazione fisso per il timore di un’eventuale malattia. Così come una apprensione eccessiva verso lo stato di salute dei propri cari.

Quando i bambini sono in ansia faticano a separarsi degli adulti mostrando paura di essere abbandonati, e compiono veri e propri rituali di “scongiuro”. Fanno continue domande nell’intento di sentirsi rassicurati ma non sembrano mai abbastanza soddisfatti della risposta. 

Bambini: come aiutarli a superare la paura

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È importante che il genitore abbia un atteggiamento comprensivo nei confronti del bambino e sia pronto ad ascoltare i suoi bisogni e a contenere le sue paure. Sarebbe meglio evitare di svalutare le dimostrazioni di ansia o di angoscia di un bambino così come non è di aiuto amplificarle.

Solo la durata dei sintomi e la loro intensità ci dirà se siamo di fronte ad un problema meritevole di attenzione oppure ad un avvenimento legato alla sua crescita, come la comparsa delle paure fisiologiche (del buio, dei fantasmi, della morte) che non devono destare allarmismi eccessivi.

Cosa possiamo fare:

  • Assecondare sempre le preoccupazioni e le paure dei bambini: non è combattendole che si superano.
  • Cercare uno stratagemma che li aiuti a superarle, può essere utile la lettura di storie dove il protagonista è un animale che vive ciò che loro stanno vivendo e con cui si possono identificarsi, fornire un oggetto personale che li aiuti a sentirsi meno soli nei momenti di separazione e di difficoltà.
  • Mostrare sempre un atteggiamento rassicurante e paziente, anche quando sembra che tutti i nostri tentativi siano vani, al fine di infondere la giusta fiducia che serve al bambino per superare un momento difficile.

Le cure

La buona notizia è che il trattamento dell’ansia, che potrebbe includere sia i farmaci sia la psicoterapia (cognitivo-comportamentale), sembra essere altrettanto efficace per i soggetti che hanno una predisposizione genetica così come per quelli che non ce l’hanno.

Al momento, la ricerca sulle radici genetiche legate all’ansia non ha rivelato particolari o diverse strategie di trattamento che potrebbero funzionare meglio di quelle attualmente in uso.

L’intensità dei sintomi, la loro durata nel tempo e soprattutto l’interferenza nelle normali attività di vita del bambino, devono indurre i genitori a chiedere una consultazione con uno specialista dell’età evolutiva (psicologo o neuropsichiatra infantile).

Tenendo presente che un eventuale percorso terapeutico non necessariamente prevede la somministrazione di farmaci. Per accedere ai servizi di Neuropsichiatria Infantile dell’ASL basta avere l’impegnativa del proprio pediatra e accedere direttamente al servizio specialistico di Neuropsichiatria Infantile per prenotare la visita. 

L’aiuto in più: la pet terapy

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Un recente studio condotto dalla Bassett Medical Center di New York ha scoperto che la presenza di un cucciolo riduce i livelli di ansia nei bambini. Lo studio è stato realizzato su bambini di età compresa tra i 4 e i 10 anni.

È noto che molte patologie curate anche attraverso la presenza di animali (Pet Terapy) hanno dato maggiori risultati specialmente in età evolutiva, e i cani, come ricordano gli esperti, risultano particolarmente efficaci per lo sviluppo emotivo del bambino.