Gravidanza: perché ascoltare musica fa bene

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12/03/2021

Come le musica può fare bene al bambino nella pancia. Rilassante, antistress, armoniosa, la musica durante la dolce attesa può aiutare mamma e bambino, creando anche un legame ancora più forte che porterà i suoi frutti anche dopo la nascita.

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L’ascolto della musica durante gravidanza sotto il profilo psicologico, è considerato un metodo efficace per ridurre il livello di ansia e lo stress emozionale delle future mamme; questo perché il periodo di gestazione per una donna, comporta una serie di cambiamenti fisici ed emotivi, generando ansia, stress e paura durante i nove mesi, con un conseguente affaticamento.

Il rischio pertanto, è di non vivere in maniera serena la dolce attesa e di trasmettere questo senso di agitazione anche al nascituro.

Come in molti altri momenti della vita, anche in questo contesto la musica gioca un ruolo fondamentale; l’importante è che sia dolce, lenta e ricca di armonie in quanto ha la capacità di regolarizzare il battito cardiaco e di abbassare la pressione sanguigna, allentando la tensione e migliorando lo stato emotivo.


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Secondo alcune ricerche l’ideale sarebbe ascoltare musica classica durante la gravidanza, sia per la mamma che per il feto, che sentirà quel suono soave semplicemente avvicinando le cuffie al pancione.

L’ascolto della musica classica sembrerebbe avere la capacità di rilassare e donare calma e serenità, ma più in generale, far ascoltare la musica al nascituro aiuterebbe a stimolare la sua memoria, la capacità di concentrazione, la creatività e le attitudini logico–matematiche.

Inoltre, inciderebbe positivamente nello sviluppo di un carattere aperto, socievole, cooperativo, tollerante e ben disposto all’ascolto degli altri.

La musica unisce mamma e figlio

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Ascoltare musica in gravidanza aiuta a stabilire un contatto speciale tra la mamma e il piccolo.

Alcune ricerche effettuate in Francia, Germania e negli USA, hanno fatto emergere come l’ascolto costante di un brano musicale, soprattutto negli ultimi mesi di gestazione, darebbe al feto un senso di sicurezza aiutandolo a crescere in modo equilibrato e sereno.

Inoltre, riproponendo al bambino lo stesso brano una volta venuto al mondo, egli riconoscerà quei suoni ed ascoltandoli, più incline al rilassamento. L’importante è ricordare che la musica che facciamo ascoltare al nostro piccolo nel pancione, non deve superare i 40-45 decibel.

Il canto della mamma

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Cantare è anche meglio che ascoltare.

Nell’emissione vocale infatti, tutto il corpo genera vibrazioni sonore capaci di aiutare il rilassamento dei tessuti. Quando si canta automaticamente si respira più profondamente espandendo il torace, e questo stimola il bambino al quale la voce della mamma, arriva sotto forma di vibrazione e di carezza.


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La voce umana inoltre, non è solo pura frequenza sonora e vibratoria, ma si compone anche di valenze affettive ed emotive che la rendono preziosa. Sia la mamma che il papà che cantano al proprio bambino nel pancione, attivano una sorta di “coccola sonora” attraverso la quale il piccolo percepisce le vibrazioni nell’ambiente uterino e viene aiutato nello sviluppo psicofisico.

Cosa e come sente il feto

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Per spiegare cosa sente un bambino dalla pancia della mamma, alcuni studiosi hanno pubblicato sulla prestigiosa Rivista americana, American Journal of Obstetrics and Ginecology, i risultati di uno studio condotto grazie all’inserimento, attraverso la cervice materna, di minuscoli microfoni posti vicino alla testa del feto.

Questo per registrare in che modo i suoni esterni arrivano al feto dentro nell’utero. Dallo studio è emerso che in questo ambiente ovattato, si produce un suono ritmico molto simile a quello dell’acqua a bassa pressione, associato al rumore sordo dell’aria, che passa per lo stomaco della mamma.

Un rumore pulsante, contrassegnato dal battito cardiaco materno che arriva al feto con un’intensità che oscilla tra gli 85 e i 95 decibel. La maggioranza dei rumori esterni sono attutiti perché attraversano la parete addominale ed il liquido amniotico, ma vengono comunque percepiti dal nascituro grazie alla trasmissione di segnali acustici vestibolari e cutanei.

La musica esterna arriva al feto attraverso due meccanismi: l’orecchio interno e le vibrazioni del suo sistema osseo. Inoltre la musica, aiuta lo sviluppo dell’area uditiva del cervello del nascituro e numerosi studi, hanno dimostrato che il bimbo è in grado di ricevere stimoli musicali.

Pareri discordanti

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Numerosi studiosi hanno affermato che la musica, ascoltata fin dai primi mesi di gravidanza, è in grado di aiutare la gestante a rilassarsi, di creare una sorta di “dialogo” tra madre e figlio che permarrà anche dopo la nascita.

Il mondo della scienza però, su questo aspetto non è concorde in modo unanime. Secondo uno studio del NICHD (The Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development), il feto nella placenta si troverebbe in una sorta di isolamento acustico tale da impedire quasi completamente l’ascolto o almeno la chiara percezione dei suoni.

Gli esperimenti effettuati in merito però, si sarebbero scontrati con l’esperienza di molte donne, secondo le quali il bambino una volta venuto alla luce, dimostrerebbe inequivocabilmente di riconoscere la musica ascoltata quando era nel pancione.

La musica più adatta: da Mozart a Vivaldi

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I compositori più adatti da ascoltare durante il periodo di gravidanza sono stati individuati in Mozart e Vivaldi ma anche le sonorità new age sono molto indicate. Le note di Mozart in particolare, sarebbero in grado di contribuire, con le loro variazioni mai ripetitive, allo sviluppo dell’intelligenza del nascituro. Dal primo al nono mese di gravidanza però, la musica da ascoltare cambia.

Nei primi tre mesi, sono consigliati brani di Mozart, Schubert, Haendel, Vivaldi. Dal 4° al 6° mese invece, Brahms, Chopin e Dvorak: melodie rilassanti che cullano e trasmettono tranquillità. Dal 7° mese e fino alla nascita, è possibile alternare alle melodie più dolci e rilassanti a qualcosa di più vivace come i Valzer di Chopin, i Quaderni I e II di Debussy o le composizioni di Cajkovskij o Reger.

Infine, se è vero che ogni essere umano possiede una propria “identità sonora” che lo caratterizza, è altrettanto vero che non sempre le canzoni che ci piacciono saranno gradite anche al nostro bambino. Ad esempio il jazz e il rock (generi molto amati) potrebbero dar vita ad ansia e irritazione, così come alcuni brani di musica classica in cui predominano violini e flauti, strumenti che ecciterebbero negativamente il bimbo.