Depressione post partum: come e quando agire

Arianna Preciballe
  • Esperta di: Diete e cura degli inestetismi

La depressione post partum è una patologia più comune di quello che si crede che troppo spesso, per incertezza o vergogna, viene nascosta dalle neo mamme. Questo, però, potrebbe decisamente far peggiorare la situazione.

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Il legame fra madre e bambino va aiutato sin dalla nascita. Un allontanamento, infatti, può avere effetti dannosi sullo sviluppo emotivo del figlio, sul suo legame di attaccamento e sul futuro rapporto madre-bambino ma in alcuni casi, estremi certo, è necessario.

“La madre depressa deve essere assistita e sostenuta nel rapporto con il bambino. Solo in casi di particolare serietà può essere necessario un ricovero, anche se può comportare un allontanamento temporaneo.”

ha spiegato il professor Emilio Arisi, direttore dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia all’ospedale Santa Chiara di Trento.

Depressione post partum: cosa fare?

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Molte donne non osano chiedere aiuto, perché temono di essere giudicate un fallimento come madri e come donne. Invece, soffrire di depressione post-partum non significa essere cattive mamme o “pazze”.

“È fondamentale che questo tipo di depressione venga curata, perché può interferire in modo negativo sul rapporto madre-figlio e facilitare l’insorgenza di una condizione depressiva cronica. Per questo motivo, la donna deve rivolgersi a uno psicoterapeuta o a uno psichiatra”.

ha spiegato il professor Arisi.

Uno stile di vita appropriato

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Oltre alle cure, la mamma deve seguire stili di vita che la aiutino a combattere la depressione.

Aprirsi con gli altri, parlando senza timori del proprio stato d’animo. Trovare ogni giorno un po’ di tempo per sé, tenere vivo il rapporto con il partner, coinvolgendolo nella cura del bambino sia per farsi aiutare sia per non escluderlo. Cercare di riposare, approfittando dei momenti in cui il piccolo dorme. Fare un po’ di moto, poiché l’aumento del metabolismo e il fatto di “aver preso un po’ d’aria”, porta benessere”.

consiglia il professor Arisi.

“La donna ha spesso bisogno di essere rassicurata e di non sentirsi l’unica responsabile del bambino. È bene che il padre non abbia un ruolo secondario, ma sia coinvolto fin dall’inizio nella cura del neonato.”