Crescere un bambino bilingue cose da sapere pro e contro

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09/01/2021

Bambino, Lingue


Quanti genitori che appartengono a nazionalità diverse e, che quindi parlano lingue differenti, si sono chiesti come rivolgersi al proprio figlio.

Con la lingua della mamma o del papà? Con la lingua parlata nel paese in cui si vive o con entrambe le lingue dei genitori?

Se mamma e papà parlano lingue diverse di certo non è un problema per il proprio figlio!

Crescere un bambino bilingue non ha sicuramente svantaggi né può creare problemi allo sviluppo linguistico del bambino, come invece molti credono.

Ad esempio, tra i pregiudizi sul bilinguismo c’è l’idea che i bambini bilingui inizino a parlare più tardi.

In realtà, può esserci questa sensazione perchè i bambini apprenderanno vocaboli che non usano insieme. Ma è bene evidenziare che anche con una sola lingua i bambini inizieranno a parlare quando si sentiranno pronti a farlo, indipendentemente dalla lingua/dalle lingue che devono utilizzare.

Oppure, ci si chiede se i bambini non si confondano nell’usare lingue diverse.

A questa e, ad altre domande simili, ha risposto Antonella Sorace, nell’articolo “Raising Bilingual Children” pubblicato da The Linguistic Society of America e, la risposta è negativa.

Per i bambini, imparare due o, più lingue non dovrebbe essere un problema. Altro ipotetico problema riguarda il fatto che un bambino possa mescolare due lingue.

Può capitare infatti, che il bambino usi le parole di una lingua mentre parla nell’altra lingua. Questo fenomeno, detto code-mixing, è usuale,  normale e, soprattutto passeggero.

Supererà questo momento quando acquisirà padronanza delle due lingue. Ma quando iniziare? Troppo presto, troppo tardi…i bambini, sin da piccoli possono apprendere una seconda lingua, anzi sarebbe consigliato iniziare ad esporre il proprio bambino a una seconda lingua da piccolissimo.

Ma, se è vero che prima si inizia meglio è, è anche vero che non è mai troppo tardi.

L’età è solo uno dei fattori che possono influenzare l’apprendimento di una lingua.

Altri fattori sono le motivazioni e la possibilità di utilizzo della lingua.

Nell’articolo la Sorace sostiene che non deve esserci un vero e proprio insegnamento da parte dei genitori, ma è importante l’esposizione e il bisogno.

Se il bambino è esposto a una lingua in diverse situazioni e con diverse persone e, quindi sente il bisogno di quella lingua per poter interagire, saranno più motivati ad apprendere.

OPOL one person-one language

Uno dei metodi di cui i genitori possono servirsi è detto OPOL, ovvero one person-one language.

Secondo questo metodo ogni genitore deve parlare al proprio bambino nella sua lingua.

Il problema di questo metodo potrebbe essere rappresentato dal riuscire o meno a bilanciare l’esposizione alle lingue.

Il bambino infatti, ha bisogno di ascoltare spesso entrambe le lingue e in diverse situazioni.

Maggiore è il tempo di esposizione a una lingua, più situazioni sperimenterà e migliore sarà il suo modo di esprimersi.

È una situazione difficile da verificarsi, perché o mamma o papà non sempre hanno la possibilità di trascorrere lo stesso tempo a casa e parlare col proprio bambino.

Ma, anche quando i genitori parlano la stessa lingua, l’ambiente esterno (asilo, scuola, parco) invierà una quantità di input a volte maggiore. Come spiega la Sorace, è quindi necessario trovare altre fonti di esposizione alla lingua che potrebbe essere meno utilizzata.

Ad esempio, sono utili cartoni animati in lingua straniera. È anche utile, naturalmente non solo per migliorare l’apprendimento di una seconda lingua, il contatto con i propri nonni o con altri familiari.

In conclusione, valutare di volta in volta il giusto metodo da utilizzare con il proprio bambino, non prefissandosi degli schemi, è sicuramente l’atteggiamento migliore. E, se non ci sentiamo sicuri, il pediatra saprà di sicuro consigliarci.

Bambini: pro e contro dell’insegnamento bilingue

Con la consulenza del professor Stefano Cappa, capo Unità Neuroscienze cognitive dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e della professoressa Stefania Cattanei, insegnante di Lingua e Letteratura Inglese.

Nessuna controindicazione.

La letteratura scientifica è concorde nell’affermare che i bambini bilingue magari sono un po’ “ritardatari” nell’iniziare a parlare, ma poi apprendono la lingua di entrambi i genitori a un livello irraggiungibile rispetto a chi inizia più tardi, spiega il professor Stefano Cappa, neuro-scienziato dell’IRCCS Ospedale San Raffaele :

Oltre ai vantaggi sul piano sociale che consentono a una persona poliglotta di potere lavorare e stringere rapporti personali con maggiore facilità in un mondo multilingue, dati che devono ancora essere confermati suggeriscono effetti positivi anche dal punto di vista neurologico. Questo perché il cervello di una persona bilingue è abituato a gestire situazioni di conflitto, di spostamento e di decisione – nonostante si tratti di processi inconsci -, con risvolti sull’attività cognitiva, che si traducono con una maggiore abilità nel trasferire l’attenzione da un compito all’altro.

Sembra addirittura che il bilinguismo possa essere un fattore protettivo per i disturbi legati all’invecchiamento cerebrale.

Quando il bambino è esposto a due idiomi in modo assiduo e intenso in età neonatale, o comunque prescolare, acquisisce una vera e propria padronanza.

Se si misura l’attività cerebrale di un bilingue con una risonanza magnetica funzionale, si rileva che il suo cervello è in grado di gestire entrambi gli idiomi senza distinzione, mettendo in funzione le medesime aree. A mio avviso, non esistono metodi più efficaci di apprendimento rispetto ad altri, se non l’immersione nella lingua fin dalla più tenera età.

Il punto di vista dell’insegnante

Stefania Cattanei, docente di lingua e letteratura inglese di scuola secondaria ci spiega che:

Usare almeno due lingue straniere con frequenza sin dalla nascita, anche se non perfettamente, modifica il cervello in modo significativo, rendendolo flessibile e aperto all’apprendimento. Uno dei risvolti di questa elasticità mentale è l’abitudine all’attenzione selettiva, in quanto inibire le competenze relative a una lingua per esercitare le altre porta a sviluppare una maggiore capacità di concentrazione. Ciò non significa che gli studenti monolingui siano meno attenti, ma solo che il loro impegno per raggiungere gli stessi risultati sarà maggiore.

Gli studenti immigrati e quanti si trovano ad acquisire un nuovo idioma da adolescenti, oppure da adulti, incontrano più difficoltà, proprio per l’assenza d’allenamento nel gestire diverse lingue in contemporanea.


Paolo Cesarotti
Nutrizionista
Laureato in Scienze biologiche con indirizzo Bio-Sanitario
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