Controllo anche nei neonati: perché e come

Controllo anche dei neonati: perché è così importante? Quali sono i metodi da utilizzare? Come si fa? Scopri tutto quello che c’è da sapere con l’esperto in materia.

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Professore, perché è importante controllare le anche nei neonati? 

“Da ormai molti anni è stata messa a punto una tecnica ecografica (del dottor Graaf) molto efficace per lo studio delle anche del neonato tramite ultrasuoni. L’esame è del tutto innocuo, in quanto utilizza gli stessi ultrasuoni che ci permettono di “vedere” i bimbi nella pancia della propria mamma. Va eseguito da un operatore specializzato, in quanto è un esame assolutamente legato all’esperienza della persona che lo esegue. Permette di visualizzare in particolare l’acetabolo, che sarebbe quella parte delle ossa del bacino ove va ad articolarsi la testa del femore. Oltre alla visualizzazione della struttura esiste la possibilità di misurare alcuni angoli che, inseriti in una classificazione dello stesso dott. Graaf, permettono di identificare eventuali problematiche morfologiche peraltro, nella maggior parte dei casi facilmente risolvibili. Si valutano, inoltre, i  nuclei di ossificazione dei femori ulteriore elemento per caratterizzare una fondamentale articolazione come quella delle anche.


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A quante settimane è necessario fare il controllo? Si tratta di un’indagine unica o da ripetere nei mesi successivi?

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“Il periodo migliore per effettuare l’esame è intorno ai due mesi e mezzo/tre mesi. In tale periodo, infatti, non si incorre nella possibilità di diagnosticare una “falsa” displasia legata solo alla precoce epoca di osservazione ma, qualora vi fosse un problema, le strutture articolari non sono ancora particolarmente ossificate e quindi la risoluzione del quadro, sarebbe più facile. Si tratta, nella maggior parte dei casi di bambine (nel sesso femminile esiste, infatti, una maggiore incidenza) ma, parlando di statistiche, non è opportuno negare ai maschietti l’opportunità di sapere se anche loro hanno delle anche “dritte” come dicono molte mamme. Quindi, l’esame va eseguito nei maschietti e nelle femminucce entro il terzo mese e ripetuto, a giudizio del medico, nei mesi successivi qualora non sia evidente, ancora, il nucleo di ossificazione o per verificare eventuali alterazioni riscontrate”.

A chi rivolgersi? 

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“Solo ad operatori esperti, sono in realtà pochi, ma in ogni città ci sono dei centri di riferimento sia pubblici che privati”.

Quali anomalie possono emergere?
“Può emergere la anche detta “displasia” dell’anca, ossia una incongruenza più o meno grave tra la testa del femore (coscia) e l’acetabolo (bacino), determinando lo spostamento del femore stesso con conseguente zoppia, ovviamente nei casi gravi che, grazie alla diagnostica evoluta non vengono più osservati perché vengono curati con totale risoluzione del quadro”.

Come curarle?

“Nei casi lievi che sono, fortunatamente la maggior parte, basta un doppio pannolino portato per almeno sei settimane a risolvere il quadro. Il tutto va, ovviamente, verificato con l’esame ecografico oltre che con quello clinico che esegue il pediatra. Nei casi più gravi si utilizza una “mutandina rigida” sino alla ingessattura con lo scopo di rendere “congruenti” le due estremità anatomiche”.


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Cami
  • Scrittore e Blogger
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