Come impedire ai propri figli di non dire parolacce

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13/02/2021

Con la consulenza di Carlo Lazzari, psicoterapeuta, scopriamo in che modo riuscire a non far più dire le parolacce al proprio figlio. Attraverso alcuni esempi, e dei semplici suggerimenti si riuscirà a combattere “l’insolenza” del proprio bambino.

Genuine human emotions, reaction and body language. Angry spoiled little girl with red hair sticking out tongue, pretending not to hear you, plugging ears, screaming, being mad and naughty


Tuo figlio non vuole mettere la giacca impermeabile anche se fuori diluvia? Appena gli dici che così non va, inizia a fare i capricci e ci scappa anche un vaffa? Lo psicoterapeuta Carlo Lazzari spiega:

“Importante reagire subito con fermezza e dire: la mamma smette di parlare con te fino a domani perché fa lo scioperò della parola: si rifiuta di dialogare con chi la insulta. Così facendo, i bambini si accorgono di aver superato i limiti e retrocedono. Le discussioni, in fondo, nascono dal bisogno di verificare quanto sia solido il no dei genitori a cui hanno bisogno di appoggiarsi”


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Glielo avrete detto mille volte: “Non voglio più sentire certe parole!“, ma non funziona. Che fare? Non usare ironia o sarcasmo (“Ma bravo, che belle cose hai imparato…”), perché i bambini non lo capiscono e nemmeno fingetevi divertiti (“Se mamma ride allora posso rifarlo!”).

Non usare insulti (vi mettereste sul suo stesso livello) né le minacce (la parolaccia sarà vista come un modo per sfidarvi). Meglio parlare delle vostre emozioni: “Ci resto molto male quando parli così”, “Ti sei arrabbiato? Va bene, ma non è il caso di offendere gli altri”.

Importante spiegare il significato della parolaccia ed esprimere disapprovazione non su di lui, ma sulla parola usata. Soprattutto, dare il buon esempio è fondamentale. E se la parolaccia sfugge a voi, imparate a chiedere scusa.

Consigli per evitare le parolacce 

Portrait of an upset cute little kid

Negli anni delle scuole elementari si accentua l’abitudine di parlare degli organi sessuali: dà il senso del proibito, della clandestinità e poi ci sono compagni che diventano ideali da imitare. Il compito dei genitori non è facile. Occorre dimostrare al proprio figlio che è importante essere se stessi e non imitare senza spirito critico gli altri. Due consigli.

Primo: fornire ai bambini espressioni alternative per esprimere rabbia, delusione o irritazione: a volte sono più efficaci un’espressione del viso, uno sguardo rabbuiato.
Secondo: spiegare che certe parole possono ferire che “mongoloide” non è un modo di dire un po’ più forte di scemo, ma indica una disabilità e la disabilità non può essere usata come insulto.


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E se hai fatto di tutto senza risultati? Se hai usato rispetto, calma, amore, se hai cercato di metterti dalla parte di tuo figlio e lui continua a dire parolacce non è affatto utile urlare. Meglio dirgli che da oggi si cambia registro: se si sbaglia si affrontano le conseguenze.

L’azione negativa compiuta va punita subito: il rimprovero rimandato nel tempo rischia di rimanere inascoltato. Una volta deciso il castigo, non va contrattato: può essere doloroso per noi restare coerenti fino in fondo, ma va fatto per non togliere valore alla punizione.

Infine: evitare i battibecchi, una volta deciso il castigo, il discorso è chiuso. Spesso i genitori si arrabbiano, sgridano, ma non si sforzano di modellare il comportamento dei figli con l’esempio.


Anna Vitale
  • Laureata in Scienze della Comunicazione digitale e d’impresa
  • Wellness coach
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