Bambini, gite e pic nic: come combattere zanzare e tafani

Una semplice scampagnata può nascondere pericoli legati alla presenza di insetti e parassiti. Uno dei più insistenti e aggressivi è senz’altro il tafano, dalla puntura molto dolorosa; mentre tra i più insidiosi troviamo la zecca, un acaro che si nutre di sangue umano e animale e dal morso indolore, per cui non immediatamente individuabile. Oltre alla Malattia di Lyme, la zecca può provocare gravi infezioni, è quindi importante evitare questo spiacevole incontro estivo. Vediamo quali precauzioni adottare. 

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La zecca è un parassita temporaneo di numerosi animali selvatici e domestici e occasionalmente anche dell’uomo. Si trova in particolare nelle zone rupestri e di campagna.

Generalmente morde attaccandosi al cuoio capelluto, ai peli degli arti inferiori, oppure si aggrappa ai vestiti e aspetta anche per un giorno, fino a che “l’ospite” non sia a riposo, per poi ancorarsi e mordere la pelle, in genere dietro le orecchie, sulla parte posteriore del collo, ma anche su ascelle, inguine e dietro le ginocchia.

La sua puntura viene scoperta quando l’insetto succhia il sangue ed aumenta fino a quintuplicare le sue dimensioni. Raramente può dare conseguenze cliniche come reazioni di ipersensibilità, paralisi ascendente da tossine, eruzione cutanea, ingrossamento dei linfonodi vicini alla zona della puntura.


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Nel caso specifico di una puntura vicina all’occhio, è normale il gonfiore, anche notevole, che può durare fino a due giorni. Può verificarsi anche febbricola e stanchezza o, nei casi estremi, avvelenamento da zecche, se l’aggressione avviene da parte di numerosi acari.

Il morso della zecca provoca in genere una reazione infiammatoria locale papulosa o granulomatosa, con una piccola zona necrotica centrale. La zecca va staccata ed eliminata subito. La zona della puntura si gonfierà leggermente presentando una zona centrale più bassa, infossata, che diventa una piccola crosta.

Come rimuovere la zecca dalla cute

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Per accorgersi di una zecca, è preferibile indossare vestiti chiari con maniche lunghe e pantaloni infilati dentro ai calzettoni. È bene inoltre evitare di camminare o sedersi dove l’erba è più alta, e al ritorno da una gita, lavare gli indumenti ad alte temperature.

Prima di fare una doccia o il bagno, ispezioniamo il corpo alla ricerca della zecca e in caso se ne rilevi la presenza, è bene rimuoverla dalla cute con una pinzetta dopo averla ricoperta di olio, pomata grassa o etere, oppure con un filo avvolto intorno alla zecca, cercando di chiudere la presa più possibile vicino alla pelle, ruotando e tirando  fino a quando l’insetto non mollerà.

Se la zecca è molto piccola, può essere il caso di usare un coltellino e, una volta rimossa, gettarla nel water o schiacciarla, ma mai toccarla a mani nude. Lavare poi la zona della puntura e le mani con acqua e sapone, mentre se non siamo riusciti a toglierla per intero e la testa è rimasta attaccata, occorre rimuoverla con un ago sterile come fosse una scheggia.


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Si consiglia comunque di controllare eventuali gonfiori o arrossamenti eccessivi e contattare il medico se si nota un striscia rossa che ascende in direzione del cuore, segno di un’infezione che va immediatamente curata. Nei primi 2-3 mesi dopo la puntura della zecca, va indagata l’eventuale comparsa di sintomi quali eritema migrante, febbricola, artromialgia, cefalea non abituale, parestesie, paralisi e linfoadenopatie. In tal caso, andranno eseguiti gli esami sierologici del caso.

Se pensiamo che rimuovere una zecca sia semplice e che sia inutile ricorrere al medico, sbagliamo, perché toglierla non è sempre un’operazione definitiva. Ricordiamoci infine che, per provocare danni, la zecca deve rimanere attaccata alla pelle per almeno 36-48 ore. Al di sotto di tale periodo di tempo, le probabilità di infezioni sono basse.

La mosca “tafano”

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Meno pericolose di quelle della zecca, ma comunque fastidiose, sono le punture del tafano, una mosca caratterizzata dal colore generalmente grigio o bruno, spesso con macchie grigie o scure anche sulle ali, che si trova in particolare nelle zone di campagna, in prossimità di stalle o allevamenti di bestiame.

La sua puntura provoca molto bruciore, prurito, arrossamento e gonfiore, ma non è pericolosa perché la sostanza irritante rilasciata nella pelle dal pungiglione, non causa forme di allergia. Le “vittime” preferite di quest’insetto sono i bovini e gli equini ed è appunto per questo che esiste il rischio di ricevere infezioni dopo che il tafano abbia punto gli animali.

Pertanto, dopo la puntura di un tafano è necessario lavare la parte in cui l’aculeo è penetrato nella pelle, con acqua e sapone; disinfettarla con un batuffolo di cotone imbevuto d’alcol (oppure con Betadine o Bialcol) e infine, contro il dolore e il gonfiore, mettere del ghiaccio sulla zona. Nei casi più acuti o se compare pus, meglio applicare una pomata antistaminica o antibiotica.


Arianna Preciballe
Laureata in Fashion Design
Esperta di: Diete e cura degli inestetismi
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