Bambini e l’orsacchiotto: un magico legame

Un pupazzetto… ma anche una copertina o l’angolo del lenzuolino. Già prima dei due anni, i bambini mostrano di affezionarsi particolarmente a un oggetto da cui difficilmente si separano, soprattutto quando vanno a dormire.

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Il sonno, infatti, per loro significa affrontare un viaggio nell’ignoto, una specie di salto nel vuoto al termine del quale non sono sicuri di poter ritrovare la mamma e tutte le cose cui sono affezionati. L’oggetto transizionale, chiamato così in psicanalisi, aiuta perciò il piccolo ad affrontare il momento del distacco e ogni situazione che gli procura disagio e lo rassicura, perché sostituisce nella sua mente ciò che gli manca.

Il fatto stesso che cerchi di colmare il vuoto creato dall’assenza della mamma con qualcosa d’altro, ricreando la sensazione di sicurezza che gli dà il legame con lei, è molto positivo ed è indicativo di un buon rapporto con la figura materna. Inoltre, è indizio di una certa autonomia e creatività: il bambino ha trovato da sé la soluzione a un problema.

Per tutti questi motivi, quando l’oggetto transizionale si rompe o si perde, è sempre un grande dispiacere, che è meglio evitare: se ci si accorge che il piccolo si è particolarmente affezionato a un orsacchiotto o a una copertina, bisognerebbe procurarsene un duplicato e tenerlo di scorta. Non si deve aver fretta di eliminare l’oggetto transizionale: quando il bambino si sentirà pronto abbandonerà spontaneamente questo suo prezioso compagno di viaggio.

Orsacchiotti e indipendenza

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All’inizio, soprattutto nei primi 3-6 mesi, il rapporto tra il bambino e la mamma è di tipo fusionale. Il bambino non ha la capacità di distinguere tra se stesso e chi si prende cura di lui: si trova appunto in uno stato di piena simbiosi con la mamma.

Si tratta di una condizione che viene superata gradualmente verso i 12 mesi, quando il piccolo comincia a muovere i primi passi e a diventare un po’ meno dipendente dalla figura materna. In questa fase, il compagno inseparabile dei primi giochi infantili, il classico orsacchiotto, sempre disponibile ad accompagnare il bambino in ogni quotidiana avventura, è una sorta di salvagente che porta verso il mondo.

Questi giocattoli hanno il grande potere di offrire al bambino tutto ciò che gli manca in quel momento: compagnia, calore, tenerezza, contatto. Sono, dunque, un riferimento affettivo molto forte su cui il bambino riversa le proprie emozioni. Osservando il modo in cui il bambino gioca con orsetti e cagnolini si possono comprendere le sue emozioni.

L’orsetto è sempre lì…

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Abbandonando e ritrovando il suo giocattolo il bambino verifica che non scompare: è sempre lì ad aspettarlo, lo può riavere con sé quando lo desidera. E sopravvive a tutto, anche ai suoi scoppi di rabbia e ai suoi attacchi più ostili, proprio come la mamma.

Non è strano quindi che capitino delle piccole tragedie in famiglia, se non lo si trova più soprattutto quando è ora di andare a letto o di partire per le vacanze. Sembra che il mondo crolli senza di lui. Ma non è certo il caso di sgridare il piccolo o di prenderlo in giro. Meglio invece aiutarlo a ritrovare il compagno scomparso ed eventualmente rassicurarlo se proprio non salta fuori.

Senza di lui, al bambino viene improvvisamente a mancare quel filo magico, misterioso e nello stesso tempo concreto, che lo lega in modo del tutto inconscio al mondo. È un legame che dobbiamo rispettare.