Bambini, difficoltà di linguaggio: tutti i campanelli d’allarme

Ogni bambino è unico, come sono uniche le sue reazioni e i suoi tempi. Un genitore vorrebbe vedere progressi giorno per giorno, soprattutto per quanto riguarda il linguaggio e se questi sono troppo lenti o tardano ad arrivare, ecco che subentra l’ansia. Niente paura, le soluzioni ci sono. Vediamole insieme.

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“Per quanto riguarda il linguaggio, i problemi ii possono risolvere bene”,

spiega Tiziana Rossetto, presidente della F.L.I., Federazione logopedisti italiani,

“a patto di coglierne tempestivamente i segnali in modo da intervenire presto, prima dell’inizio della scuola”.

I bimbi che non parlano bene infatti, hanno bisogno di più tempo per imparare a leggere e a scrivere rispetto ai compagni di classe che non hanno lo stesso disturbo.

“Per arrivare a una diagnosi in tempi rapidi, è indispensabile la prevenzione e in questo è fondamentale il ruolo della mamma, principale figura nella sua evoluzione”,

aggiunge la dottoressa Rossetto.

“Lei per prima infatti, può capire se il suo bimbo comunica e si esprime in modo corretto rispetto alla sua età. E questo già a un anno.”


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Campanelli d’allarme delle difficoltà di linguaggio

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Se il tuo piccolo ha un anno, fai attenzione a come comunica e se dimostra attenzione e interesse per l’ambiente, i suoni e le persone. È importante infatti che chieda, anche a modo suo, di essere coinvolto nelle conversazioni.

A questa età le parole che dice sono poche, come “mamma” e “papà”, ma cerca di chiacchierare con le poche sillabe che sa articolare, le modula con toni alti e bassi, a volte quasi borbottando tra sé e sé, e accompagna il suo chiacchierio con sguardi, smorfie, sorrisi e gesti.

A due anni invece il bimbo pronuncia frasi comprensibili a tutti, anche se brevi e incomplete, e non solo a genitori e nonni che sono sempre i migliori “traduttori”. Per fare una prova, mentre gioca domandagli che cosa sta facendo. La sua risposta può essere ad esempio “gioco palla”. Non va bene se invece dice “pa-a”, per spiegare che sta giocando con la palla.

A tre anni infine, devi sentire uno specialista se il suo vocabolario è di poche parole, a volte incomprensibili, e si esprime con frasi più simili a quelle che si direbbero a due anni, incomplete delle principali parti grammaticali come articoli o preposizioni. Dovrebbe invece saper dire frasi più complesse come: “posso andare a giocare a casa di Marco?”


Arianna Preciballe
Laureata in Fashion Design
Esperta di: Diete e cura degli inestetismi
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