Bambini: come combattere la timidezza

Arianna Preciballe
  • Esperta di: Diete e cura degli inestetismi

Con la consulenza della dott.ssa Michela Rosati, psicologa e psicoterapeuta ecco alcuni consigli per capire se il nostro bambino è eccessivamente timido e, nel caso, aiutarlo. 

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Quando si trova davanti a persone che non conosce ha timore di parlare? Quando gioca con gli altri coetanei sembra introverso? La timidezza è una realtà che riguarda molti bambini.

Un tratto della personalità che spesso dai genitori viene percepito come un problema e un difetto da risolvere a tutti i costi.

“I genitori italiani sono particolarmente preoccupati della timidezza dei loro figli. Nel nostro Paese lo stereotipo del bambino felice comprende la tendenza a sorridere molto, a trovarsi a proprio agio anche in presenza di estranei, ad essere loquace, ad esprimersi in maniera diretta, a mostrare un atteggiamento vivace e curioso.

I bambini timidi, invece, tendono a sorridere di meno, a giocare di meno con i loro coetanei preferendo la compagnia delle figure per loro familiari, a non parlare molto, ad essere in generale più tranquilli. Ecco perché destano così tanta apprensione nei loro genitori”.

dice la Dott.ssa Rosati. Ma come comportarsi dinnanzi alla timidezza dei propri figli?

Timidezza: che cos’è?

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“La timidezza non rappresenta affatto un problema quando l’ambiente è stabile, prevedibile e sicuro. Spesso, invece, sulla base di convinzioni culturali e di preoccupazioni infondate, i genitori cercano situazioni iperstimolanti per i loro figli, con la speranza di risolvere al più presto il problema. La timidezza non è una malattia che dobbiamo “guarire”. La timidezza dunque è solo una variante normale della condizione umana. Tuttavia noi tendiamo a vederla come un problema, un aspetto dannoso da eliminare, e questo può dipendere dal tipo di cultura in cui siamo immersi”.

Timidi si nasce o si diventa?

“Tesi accreditate sostengono che la timidezza sia una caratteristica del temperamento, abbia cioè una forte base biologica, soprattutto la timidezza che si osserva in bambini molto piccoli. Da adulti invece la timidezza può essere determinata da un mix di fattori ereditari e ambientali. Si può nascere con una fisiologia che predispone alla timidezza e non diventare timidi, perché l’ambiente in cui si cresce non favorisce questa caratteristica, così come persone senza alcuna tendenza innata alla timidezza possono svilupparla nel corso degli anni a causa di particolari esperienze di vita. Non c’è dunque un cammino predeterminato, né in senso biologico, né in senso culturale”.

Cosa fare per aiutare i nostri bambini?

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“Non bisogna temere la timidezza ma, anzi apprezzarla. L’importante è non forzare la mano, ma essere supportivi e comprensivi nei confronti di questi bambini meno appariscenti, valorizzandone le doti nascoste. I bambini timidi potrebbero avere bisogno di più tempo e più elasticità per inserirsi in contesti nuovi, e questa esigenza dovrebbe essere rispettata, senza pressioni.

Per aiutarli a vincere la paura delle nuove conoscenze, non serve “patologizzare” la questione, rendendo il bambino ancora più insicuro, perché sbagliato agli occhi del proprio genitore. Meglio esporlo con gradualità ad una serie di situazioni che, almeno all’inizio e per tutto il tempo necessario, possano essere mediate dalla presenza di figure familiari. Lo sport può essere una buona idea, ma solo se nasce da un genuino desiderio del bambino, e non come mero espediente per superare timidezza e inibizione, altrimenti si rischia di ottenere l’effetto contrario. Visto che la timidezza ha molto a che fare con la paura degli estranei, inoltre, è un’ottima cosa favorire scambi più personali tra il bambino e i suoi piccoli amici, in ambienti rassicuranti e conosciuti”.