Come aiutare gli adolescenti a crescere

Vito Girelli
  • Dott. in Comunicazione pubblica, digitale e d'impresa

Con la consulenza della professoressa MARIA RITA PARSI, psicologa, psicoterapeuta, saggista, Docente di Psicologia e Fondatrice di “Movimento bambino”, abbiamo deciso di darvi dei consigli su come affrontare il critico momento che è l’adolescenza per i vostri figli.

Adolescenza

Sono sempre più numerosi i genitori che si interrogano sul modello educativo da seguire quando i loro figli raggiungono l’età dell’adolescenza. Una fase delicata, di cambiamenti sia fisici sia psicologici. Al tempo stesso estremamente complicata non solo per i ragazzi, ma anche per i genitori che si sentono sempre più distanti e inadeguati.

E, così, le incomprensioni e le discussioni sono all’ordine del giorno. Mamma e papà avvertono una sensazione di impotenza, sempre meno capaci di controllare e tutelare il loro ragazzo. L’adolescenza coincide con la nascita del “pensiero astratto”: scoprire, per esempio, che la verità non è appannaggio esclusivo degli adulti.

Ciò significa sperimentare, rispetto all’autorità dei genitori, un forte ed esaltante senso di libertà. Questa scoperta, dal significato fortemente rivoluzionario, spiega la tendenza dell’adolescente a ribellarsi contro le regole genitoriali e le istituzioni in genere. Le sue sono prove, tentativi per conoscere se stesso. Come comportarsi allora? Come gestire la quotidianità? Meglio i metodi duri oppure le rassicurazioni affettive?

Come iniziare ad aiutare un adolescente

Teenage

È compito del genitore informarsi e formarsi per affrontare l’adolescenza del figlio.

Primo: tornare indietro con i ricordi alla propria infanzia, pre-adolescenza e adolescenza per capire meglio le incertezze e le contraddizioni del proprio ragazzo.

Secondo: stabilire nuove modalità relazionali, attivando un dialogo attento ed empatico capace di infondere senso di fiducia e al tempo stesso di responsabilità.
Il dibattito sul metodo che esorta i genitori a privilegiare elogi e manifestazioni d’affetto, accantonando castighi e punizioni, è stato rilanciato, di recente, dal Wall Street Journal e parte dal Dipartimento di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Università di New York: “Elogiate i vostri figli quando agiscono bene sottolineandone i risultati, non enfatizzate gli errori. Otterrete, così, un incremento di buoni comportamenti da parte dei ragazzi”.

Nei casi delle famiglie cosiddette monoparentali, laddove il punto di riferimento genitoriale per i figli è uno, è ancora più importante che la famiglia non sia autoreferenziale, ma si apra a nuove realtà educative (la scuola, i Centri Culturali Polivalenti, gli oratori…) e affettive.
Nella stragrande maggioranza è la madre a occuparsi dei figli: in questi casi, è fondamentale che il ragazzo trovi un punto di riferimento anche maschile. Può essere un nonno, uno zio, un educatore, purché si tratti di figure stabili che possano fungere da sostegno.

I metodi educativi per gli adolescenti

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I figli non sempre vanno assecondati e giustificati: l’adolescente si sente carico di energia, desideroso di sperimentare e di sperimentarsi, ma ancora profondamente insicuro, spaesato e incerto. Anche per questo motivo i figli non vanno assecondati e giustificati sempre. Piuttosto devono essere “accompagnati” dai genitori, che dovrebbero saperli riconoscere, accettare e amare, al di là delle loro contraddizioni. È opportuno che madre e padre si propongano come una guida autorevole e sicura. La comunicazione, poi, è fondamentale per contenere la paura dei ragazzi e per aiutarli a conoscere se stessi e a riflettere con maggiore serenità sulla realtà che incontrano.

Imparare a dire “no”La crescita dei figli passa attraverso la consapevolezza da parte dei genitori, che i “no” non rappresentano necessariamente una possibilità mancata o, peggio ancora, un’imposizione. Al contrario, essi possono rappresentare la cartina tornasole dell’attenzione che i genitori riservano ai propri ragazzi. Il “no” è la più difficile delle risposte, ma anche quella più amorevole se motivata. Viene detta per favorire il benessere fisico e psicoemotivo dei propri figli.

Captare i segnali che ci inviano i nostri figli: solo attraverso l’attenzione, il dialogo e l’ascolto è possibile comprendere la presenza di eventuali disagi di cui, assai spesso, il corpo (il teatro dei conflitti non risolti) viene investito.
I segnali di disagio possono interessare il piano dell’affettività (sbalzi d’umore, attacchi d’ansia, comportamenti autodistruttivi), della sessualità (inadeguatezza, complessi), dell’alimentazione (anoressia, bulimia, comportamenti alimentari atipici) e riguardare le dinamiche relazionali, psichiche, fisiche oltre che le problematiche interne alla famiglia, alla scuola e al gruppo dei pari.

Trasmettere il senso del dovere. La vita è fatta anche di doveri, impegni, responsabilità. Come la scuola e i compiti. Genitori e ragazzi dovrebbero avere presente che, parafrasando Steve Jobs: “Il premio è il viaggio”. Ovvero, anche per il tempo del dovere, il premio è rappresentato dall’esperienza stessa. Per questo proponiamo ai nostri figli l’idea del viaggio come metafora della vita: un attraversamento scandito da una serie di tappe nel quale, con gioia. ma anche con fatica, si devono affrontare degli ostacoli, il cui superamento consente di diventare più grandi.