Violenza sulle donne: come riconoscerla e intervenire

Con la consulenza di Maria Barroccu Bravi – Ass. White Mathilda contro la violenza di genere oggi parliamo della violenza sulle donne, una vera e propria piaga sociale, purtroppo ancora difficile da scovare e distruggere.

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Negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere ed approfondire un aspetto sommerso della nostra società attraverso una serie di fatti portati finalmente alla luce, anche con l’aiuto dei media.

Abbiamo dapprima appreso il significato delle parole usate per definire le forme di violenza, a riconoscerle negli occhi e le parole di figlie, amiche, colleghe, vicine di casa.

Adesso siamo pronti, tutti, a difendere e aiutare chi ne è colpito, perché le conseguenze della violenza lasciano i segni anche quando i lividi passano, rende fragili, fa sentire responsabili per l’accaduto, fa sentire colpevoli e, in alcuni casi, ci si vergogna persino per quanto accaduto.

È importante che chiunque riconosca di essere vittima, o sia a conoscenza di una persona vittima di violenza, sappia che questi sensi di colpa e impotenza sono comuni ad un gran numero di persone. Laddove si riesce a chiedere aiuto si possono superare le devastanti conseguenze psicologiche che ne conseguono.

La Convenzione di Istanbul

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Il rispetto va tutelato con una legge: è questo l’obiettivo della Comunità Europea. Nei giorni scorsi anche l’Italia ha sottoscritto una Convenzione, voluta dal Consiglio d’Europa, sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e contro la violenza domestica.

L’unanimità della Camera dei Deputati ha caratterizzato l’approvazione della Convenzione di Istanbul, un provvedimento carico di significato, nonché uno tra i primi di questo Parlamento, che ha visto uniti 545 deputati su 545.

C’è ancora molto da fare per contrastare i maltrattamenti, bisogna prevenire ed educare avviando progetti per le famiglie, la scuola e la società, perché la violenza sulle donne non ha confini e spesso ha le chiavi di casa.

Riconosciamo la violenza

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La violenza fisica. È quella più evidente, più aggressiva, ne subisce principalmente il corpo, oltre che la psiche. È esercitata dall’aggressore con la forza, relegando la donna ad uno stato di sottomissione con pugni, schiaffi, spintoni, strattoni e botte.

La violenza psicologica non va assolutamente sottovalutata. È ugualmente devastante e consiste in attacchi diretti a colpire la dignità personale, attraverso forme di mancanza di rispetto, atteggiamenti volti a ribadire continuamente uno stato di subordinazione e una condizione di inferiorità.

Questo tipo di violenza non ha età se si considera che viene perpetrata, spesse volte inconsapevolmente del danno che si arreca, anche tra bambini e consiste in critiche continue, denigrazioni anche in presenza di altri, insulti, umiliazioni, isolamento e nel caso di donne, minacce contro i figli o la famiglia.