Stress: a piccole dosi aiuta l’organismo?

Lo stress è uno stato di tensione fisica e mentale, dovuto a fattori esterni all’organismo che fanno però parte integrante della vita stessa di ogni individuo. Quest’ultimo, secondo un recente studio se in piccolo dosi può anche stimolare la mente.

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Il traffico, lo studio, il lavoro, i problemi sentimentali, la famiglia, i figli… problematiche che spesso richiedono una costante attenzione e un grande impegno psicofisico con il rischi che, a lungo andare, arrivino ansia, ipertensione, depressione, disturbi cardiovascolari e problemi digestivi che, se non controllati, possono degenerare in vere e proprie malattie.

È dimostrato che lo stress ha un forte effetto immuno-depressivo e che il modo in cui il nostro organismo si difende dallo stress è il rilascio di due sostanze ormonali prodotte dalle ghiandole surrenali: l’adrenalina ed il cortisolo. La prima determina un aumento del ritmo cardiaco, della pressione arteriosa, della glicemia e della sudorazione, mentre il cortisolo inibisce la risposta infiammatoria e riduce l’attività immunitaria.


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Per questo si ritiene che lo stress sia un nemico pericoloso per la salute, capace di scatenare diverse malattie.

Stress: a piccole dosi

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Secondo uno studio americano pubblicato sul Journal of Psychoneuroendocrinology lo stress a “breve termine” rinforzerebbe il sistema immunitario risultando addirittura stimolante. A sostenerlo è Firdaus Dhabhar, professore associato di Psichiatria e Scienze Comportamentali alla Stanford University, che ha condotto uno studio per analizzare gli effetti dello stress sul sistema immunitario.

È emerso anche che lo stress a breve termine è in grado di mobilitare alcune risorse dell’organismo atte a promuovere una serie di comportamenti e risposte a quelle che sono ritenute minacce immediate, che possono anche durare ore. Tutto ciò si traduce in uno stimolo positivo della risposta immunitaria.

Per supportare la loro tesi, i ricercatori hanno condotto una serie di test su modello animale, sottoponendo un gruppo di topi a un lieve stress, in cui si è avuta una risposta immunitaria massiccia – sia a livello del sangue che della pelle – che è stata paragonata all’intervento dei soldati in una situazione di emergenza.

I risultati ottenuti sono supportati da un precedente studio, in cui si evidenziava come una forte risposta immunitaria promuovesse un migliore e maggiore recupero post-operatorio nei pazienti. Questo processo pare sia dovuto all’azione di tre ormoni rilasciati dalle ghiandole surrenali: norepinefrina, epinefrina e corticosterone, l’ormone che nei topi è analogo al cortisolo negli esseri umani. Il cortisolo è definito proprio “l’ormone dello stress”,  perché la sua produzione aumenta, appunto, in condizioni di ansia e tensione.


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Questi ormoni sono rilasciati in tempi, modalità e quantità diversi.

“Madre Natura ci ha fornito la capacità di rispondere con “fuga o lotta” in risposta allo stress, per aiutarci – ha dichiarato il dottor Dhabhar – e ulteriori studi saranno necessari anche su soggetti umani, che speriamo di condurre, prima che queste applicazioni possano essere effettivamente utilizzate”.

Questo studio, secondo gli autori, dipinge un quadro più chiaro di come la mente, influenzi l’attività immunitaria. È comunque importante distinguere e saper riconoscere il tipo di stress di cui si “soffre”, e per questo motivo, abbiamo chiesto il parere della Dott.ssa Laura Rivolta, Psicologa-Psicoterapeuta-Sessuologa.

Dott.ssa Rivolta, ritiene veritiero lo studio americano secondo cui lo stress di breve “a breve termine” sia addirittura benefico per l’organismo?

“Certamente sì, ma dobbiamo differenziare lo stress che fa bene all’individuo (Eustress) da quello nocivo (Distress). Uno stress di breve durata può aiutare il sistema immunitario, potenziando la capacità di risposta e di intervento in difesa dell’individuo. Diverso è invece lo stress cronico, che sottopone l’individuo ad una condizione negativa prolungata (settimane o mesi), tanto da risultare dannosa per il suo equilibrio emotivo e psicologico, inibendo quindi il sistema immunitario. Pertanto il tempo di esposizione allo stress è importante, ma non solo; determinante è anche la soggettività della risposta allo stress”.