L’acqua è un bene prezioso di cui troppo spesso sottovalutiamo l’importanza. Nel suo libro “La grande sete” l’autore Charles Fishman ci spiega perché, secondo la sua teoria, l’era dell’abbondanza e gratuità dell’acqua è finita.
Sapete che la gran parte dell’acqua se ne va nello sciacquone? E che, anche in Europa, città come Barcellona hanno sofferto la sete, arrivando a farsi portare l’acqua via nave? O che Las Vegas vanta le più spettacolari fontane del mondo, pur sorgendo in mezzo a un deserto?
L’acqua sarà sempre gratuita?
Lo racconta Charles Fishman, giornalista di Fast Company, nel suo libro “La grande sete” in cui spiega la sua teoria.
L’età dell’acqua abbondante e gratuita è finita anche nel mondo sviluppato. La colpa è della cattiva politica e della nostra incapacità di comprenderne il valore.
“Ci ostiniamo a ritenere che l’acqua debba essere abbondante e sostanzialmente gratuita, come è accaduto nei Paesi sviluppati nell’ultimo secolo. Ma l’acqua, che non scompare, si sposta, in seguito ai cambiamenti climatici, in direzioni diverse da quelle delle migrazioni umane, si sporca fino a diventare inutilizzabile e, a causa della nostra disattenzione, viene sottratta agli usi tradizionali dalle dighe e deviata dai canali – spiega Fishman – Il risultato è una serie infinita di crisi locali dell’acqua, che devono essere risolte su base locale con buone idee, buona politica e la consapevolezza che l’acqua gratuita comporta costi insostenibili anche per chi la usa”.
La ricerca condotta da Fishman
Per dimostrarlo, Fishman è partito per un viaggio dagli stabilimenti bergamaschi della San Pellegrino fino agli Stati Uniti, all’Australia, all’India e alle Isole Fiji.
“Senza assegnare all’acqua un prezzo realistico – continua l’autore – continueremo a pagare i costi di manutenzione di reti idriche ridotte a un colabrodo (in Italia perdono tra il 30 e il 40% dell’acqua, compromettendone anche la sicurezza, perché le perdite comportano uno scambio con l’ambiente esterno in punti non controllabili) e continueremo a spendere più in acqua minerale (soggetta a controlli meno rigorosi di quella del rubinetto) che in quella dell’acquedotto”.









