Social Network: i pericoli del web

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18/04/2021

Con la consulenza della dott.ssa Loredana Cirillo, psicologa e autrice con Gustavo Pietropolli Charmet di AdoleScienza, edito da San Paolo e, con altri, di Sempre in contatto, relazioni virtuali in adolescenza, FrancoAngeli editore, abbiamo parlato dei social e il sesso.

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Un’indagine resa nota in occasione del Safer Internet Day, giornata dedicata all’uso sicuro della Rete, ha messo in evidenza che il 10,5% dei ragazzini tra i 12 e 13 anni ha conosciuto almeno una persona incontrata su Internet.

La percentuale sale al 31% per i sedicenni. Dati che possono allarmare, certo, ma evidentemente niente di grave dev’essere successo se gli stessi protagonisti di questi appuntamenti “al buio” hanno risposto ai questionari. Eppure, di brutte storie legate al mondo virtuale se ne sentono e i genitori non sanno come comportarsi di fronte a questo nuovo fenomeno. Proibirne l’uso? Ma la Rete serve, e tanto, anche per la scuola.


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Vigilare? Ma come? Ce lo spiega la dottoressa Loredana Cirillo. “Stare in Rete, avere il proprio profilo su Facebook rappresenta per i ragazzi la quotidianità, la normalità: in Internet ci sono tutti, i compagni di classe, di scuola, le fidanzate, persino gli insegnanti.

Ci sono gli amici di sempre e i cugini, compresi quelli mai conosciuti perché magari vivono all’estero. E, naturalmente, ci sono milioni di persone sconosciute che possono trasformarsi in ‘amici’ perché, per esempio, si ‘frequenta’ lo stesso fan club del gruppo musicale preferito o della squadra di calcio del cuore. Ai genitori fa paura perché tutto questo coinvolgimento virtuale sembra quasi un’allucinazione, una fantasia”.

False identità: attenzione

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Ma se dietro a una foto e a un profilo si nasconde, in realtà, il lupo cattivo? Come proteggere i ragazzi da incontri, per quanto virtuali, pericolosi? “Incontrare un maniaco in Rete è probabile quanto trovarne uno su un mezzo pubblico. E se l’adolescente ha già l’abitudine di raccontare in famiglia ciò che gli accade, parlerà anche di questo.

Non è la Rete che va demonizzata, il problema è imparare a gestirla, come una volta si imparava a gestire la vita di cortile, con le sue relazioni altrettanto complicate. La maggior parte dei contatti, sui social network, avviene tra coetanei e tra persone che già si conoscono: se prima si usava il telefono per darsi appuntamento al cinema o informarsi sui compiti, oggi si sfrutta, a un costo decisamente minore, la chat, che diventa il luogo dove i ragazzi esprimono emozioni e sentimenti che non riescono a manifestare altrove” sottolinea la dr.ssa Cirillo. Ma quando scatta il desiderio di incontrare l’amico di chat? “Anche in questo caso, l’ostilità non paga.


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Un viaggio per vederlo? Perché no, possiamo andarci insieme”.

Fino a che erano piccoli organizzavamo feste di compleanno, pizzate per ogni occasione, gite e perfino cacce al tesoro. Un modo, soprattutto nelle grandi città, per creare una rete tra mamme che lavorano, un sistema per far stare assieme i bambini e trovare aiuto in caso di necessità. E adesso?

A parte la scuola, gli impegni extra (calcio, danza, chitarra, ecc.), sembra che la socializzazione avvenga solo in Internet. Ma come si fa, senza diventare genitori tirannici, a obbligare ragazze 15enni o giovani 17enni a partecipare a spedizioni in piscina o a gite con gli scout per favorire il contatto vero? “I ragazzi sanno benissimo come socializzare. Non è necessario che siano i genitori a creare occasioni extra, a meno che la famiglia non sia già abituata a condividere molto”.

Casi estremi: le foto hot

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In Giappone li definiscono “Hikikomori”, sono quei giovani che, a poco a poco, aumentano il tempo di “reclusione” nella propria cameretta, sempre collegati in Rete, le relazioni virtuali gli unici legami con il mondo.

Casi patologici che spaventano. Può capitare anche a mio figlio? “Si tratta di fenomeni rari, di derive problematiche che l’utilizzo della Rete, semplicemente, fa emergere” spiega la dottoressa Cirillo. “Non è che prima di chattare questi ragazzi stessero bene, fossero pieni di amici e attività gratificanti. Sono adolescenti che, grazie al contatto virtuale, riescono a costruirsi identità più interessanti”.

I ragazzi pubblicano in Rete scatti provocanti. Ma perché lo fanno? Pose ammiccanti, sguardi torbidi, pochi vestiti addosso. Sotto gli occhi di tutti. Scoprire che la propria figlia pubblica in Rete foto osé è scioccante. Secondo i dati di Safer Internet Day, lo fa il 6,5% delle 12/13enni e il 16% delle 16/17enni. “Una preoccupazione, certo. Ma i ragazzi sono circondati da modelli seducenti, in televisione, sulle riviste, ovunque. Come stupirsi? Le ragazzine si fotografano nelle stesse pose che ritrovano sui media e, se in famiglia manca un modello altrettanto interessante e imitabile, è davvero troppo semplice cadere in questo gioco.

Ancora, non è il pervertito virtuale il pericolo numero uno, bensì la società vera. Come affrontare la faccenda? Cercando di far capire, prima di tutto, le realistiche ripercussioni che foto o video trasgressivi possono avere sulla vita. Esiste, infatti, un rischio elevato rispetto alla privacy: una volta che il materiale è stato postato, il social network ne diventa il detentore e il protagonista dell’immagine non ha alcuna possibilità di cancellarla.

Con il risultato che quella foto pubblicata in periodo adolescenziale, quella dichiarazione scritta con troppa enfasi, può saltar fuori al momento meno opportuno, per esempio quando ci si candida a ricoprire una posizione professionale. Non è un mistero che le aziende visionino i profili virtuali dei candidati”.

La popolarità si misura dal numero degli amici virtuali o dai followers (quelli che seguono Twitter, il social network in ascesa). E anche l’impopolarità. Sui social network nascono e finiscono amicizie, si litiga e si chiudono i rapporti proprio come nella vita. Con gli stessi strascichi negativi. Una ricerca condotta negli Stati Uniti tra internettiani fra i 12 e i 17 anni rileva che il 41% ha vissuto in Rete almeno un’esperienza negativa. Di che si è trattato?

A causa di un commento o di una foto c’è stato un confronto faccia a faccia, per esempio con un compagno di scuola. Qualcuno indica problemi a scuola (nervosismo, stanchezza) o con i genitori (discussioni, punizioni) mentre l’8% del campione confessa che, per colpa di quanto postato in Rete, è stato coinvolto in uno scontro fisico poco “virtuale”. Ha fatto a botte, in pratica. Come una volta.


Vito Girelli
Laurea Magistrale in Comunicazione pubblica, digitale e d'impresa
Esperto in: Benessere e Lifestyle
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