La silhouette è un concetto estremamente importante per ognuno di noi. Avere la consapevolezza delle proprie forme e proporzioni è necessario per capire la differenza tra ciò che ci valorizza e ciò che ci penalizza. Per avere una chiara comprensione del nostro corpo dobbiamo imparare a vederlo come una forma contornata, l’equivalente della silhouette. Vediamo insieme come acquisire questa importante capacità di valorizzare la nostra figura.
Tutti noi quando compriamo un vestito tendiamo a focalizzarci solo sui cosiddetti “punti critici”, ma quando ci mettiamo di fronte allo specchio, è importante imparare ad ampliare il campo visivo alla totalità del corpo e a non intestardirci sul giudizio negativo che noi per primi esprimiamo. Possiamo allora imparare a scegliere solo ciò che meglio si adatta alla nostra forma ed esserne profondamente soddisfatti. Del resto, come diceva Coco Chanel:
“La moda è architettura: è una questione di proporzioni”.
“Piacersi” deve dipendere solo da noi
La nostra taglia dipende da noi stessi, la scegliamo ogni mattina quando ci guardiamo allo specchio. Non contano le etichette dei vestiti e gli sguardi delle persone che ci circondano. Accettarsi è il primo passo verso un lungo e prospero idillio tra la nostra mente e il nostro corpo, il vertice di una faticosa scalata.
Si tratta di un problema psicologico più che estetico, che ognuno di noi affronta nella sua quotidianità. A tutte noi sarà successo di pensare “questo vestito piacerà sicuramente a…”, immedesimandoci in qualcun altro per legittimare la scelta di un acquisto. Ma scegliere il proprio stile in base ai gusti altrui è l’errore più grande che si possa fare.
Piacersi è condizione sufficiente e necessaria per piacere agli altri. Purtroppo esistono diversi ostacoli affinché ognuna di noi possa trovare l’equilibrio perfetto tra essere e apparire. Guardarsi con gli occhi degli altri piuttosto che farsi guidare dalle proprie sensazioni, ci colloca in partenza a un livello di subordinazione e di dipendenza.
Bisogna imparare ad apprezzarci e volerci bene, anche con qualche centimetro in più, perché non possono essere dei chili di troppo a fare di noi delle persone diverse o peggiori. Dipende tutto da come si percepisce il corpo: se è accettato positivamente, quello che gli altri percepiranno sarà solo forza, consapevolezza e autostima.
Stile personale, stile ideale
Vestirsi comunica la propria identità. Questa comunicazione è un’arma a doppio taglio, perché se non è autenticamente personale, si nota e trasmette mancanza di disinvoltura, che a sua volta si trasforma in impaccio. È anche vero che non esiste un’equazione matematica prestabilita per associare personalità e dressing code, ma nemmeno il proverbio che recita “l’abito non fa il monaco” è del tutto esatto in certi casi.
Quindi varrà la pena regalarci del tempo per definire, una volta per tutte, il nostro personale modo di apparire, anche perché sono tante le persone che si ostinano a seguire uno stile che non le valorizza, o addirittura le mortifica, solo perché è di tendenza. Capita così di avere una collezione confusa di cose che non ci piacciono, ma puntualmente diciamo che non abbiamo nulla a metterci.
Essere a proprio agio con il nostro corpo e con i capi che si indossano, è l’ideale anche quando ci si riferisce all’ambiente lavorativo, dove è ancor più importante esprimere un’immagine consolidata e consapevole e dove la disinvoltura viene letta come un modo intelligente e ricercato di porsi. Se noi siamo ciò che comunichiamo, dobbiamo livellare quell’asimmetria che ci costringe ad essere come crediamo ci vogliano gli altri e cominciare a complimentarci a rescindere con la persona che ci sorride dallo specchio.








