Perdita del lavoro: come superare il trauma

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12/01/2021

Abbiamo incontrato il professore Pier Giovanni Bresciani, presidente della Società Italiana di Psicologia del Lavoro e dell’Organizzazione, che ci ha spiegato come affrontare la perdita del proprio lavoro: un momento molto duro ma che può aprire scenari nuovi e insperati.

Sad dismissed worker taking his office supplies with him


Quando ci si trova senza lavoro da un giorno all’altro, riuscire ad affrontarne le conseguenze e ritrovare la forza per ripartire non è semplice.

Dinnanzi a un evento traumatico di questo tipo non ci si trova solo a fare i conti con il venir meno di una fonte di sostentamento ma anche con quelli che sono i suoi risvolti psicologici e sociali, di gran lunga più “devastanti”.

Si tratta di una vera e propria “tempesta” emotiva, capace di gettarci in preda all’impotenza e alla frustrazione. Destabilizza la nostra vita, ne travolge le certezze e mette in discussione noi stessi e quelli che sono i nostri progetti.

Un’esperienza traumatica non facile da accettare, certo, ma che se saputa gestire può trasformarsi in un’occasione per reinventarsi, per rivedere i nostri obiettivi e le nostre priorità, per scorgere nuove risorse e nuove opportunità e per riuscire magari a ricollocarci di nuovo nel mondo del lavoro, sempre più mobile e in mutamento.

 “Il senso di fallimento e di sconforto generale che si accompagna alla perdita del lavoro può condurre a un progressivo vissuto di impotenza e a una sorta di abbattimento generale, per cui diventa difficile sforzarsi di agire o anche solo pensare di dover reagire ‘in qualche modo’. Come ha osservato già molto tempo fa il sociologo Lazarsfeld, il rischio è di un atteggiamento apatico che impedisce alle persone coinvolte di utilizzare le opportunità e le risorse che ha a disposizione”

ha spiegato il prof. Bresciani. Vediamo insieme alcuni suoi consigli per superare un momento del genere.

Dopo la perdita del posto di lavoro, cosa può scattare nell’animo umano?

“L’esperienza della disoccupazione (soprattutto se involontaria, inaspettata e subìta) provoca, generalmente, emozioni e sentimenti di grande intensità e di segno ‘negativo’, che sono il risultato di un ‘lavoro cognitivo’, in genere inconsapevole, che le persone fanno in relazione a se stesse, giungendo ad attribuirsi la responsabilità principale, se non esclusiva, di ciò che è loro accaduto: possono così manifestarsi comportamenti riferibili a scarsa fiducia in se stessi, ansia e anche angoscia, senso di colpa, vergogna.
Tali emozioni e pensieri negativi vanno comunque interpretati all’interno di un sistema di vita e di relazioni che è diverso per ciascuno. Ogni esperienza va inserita nel flusso degli accadimenti personali e professionali che costruiscono una storia di vita: di fronte a un’esperienza particolarmente stressante come la perdita del lavoro, occorre sempre chiedersi come ci si è arrivati e con quali risorse e condizioni di vita si deve ‘fare i conti’.”  

Cosa può comportare per la nostra psiche un evento di questo tipo?

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“In particolare nelle persone più giovani, l’esperienza della disoccupazione può provocare comportamenti di aperto rifiuto e non accettazione, alimentando atteggiamenti di ostilità e aggressività: in certi casi si tratta di una strategia più o meno consapevole per ‘distogliere da sé’ il sospetto di essere colpevoli della situazione. In altri casi, si tratta della ‘razionale’ attribuzione ad altri delle conseguenze negative che si stanno sperimentando: le persone più vicine e significative, le organizzazioni con cui si è in rapporto, le istituzioni di governo e tutela. Occorre poi considerare che la disoccupazione può anche costituire una sorta di acceleratore o di ‘detonatore’ per situazioni psicologiche e relazionali che siano già da tempo precarie o comunque fragili.”

Quali possono essere le conseguenze sul nostro stato di salute?

“La disoccupazione, come altri eventi o condizioni del lavoro e della vita particolarmente stressanti,  può avere un impatto pesante anche sulla salute psicofisica: insonnia, mancanza di appetito, fino a e vere e proprie sindromi psicosomatiche che possono anche sfociare in patologie gastriche o cardiovascolari, magari aggravate da comportamenti quali il fumo o l’assunzione di alcool e/o psicofarmaci, a volte anche di stupefacenti, con una variabilità dovuta all’età.”

Ci possono essere ripercussioni nei rapporti interpersonali?

“All’impatto psicologico e a quello sulla salute psicofisica si aggiunge spesso l’impatto che le reazioni alla disoccupazione possono avere sui rapporti familiari (figli, partner) e su quelli sociali (amici, conoscenti, etc.). Non di rado, proprio in ragione del ‘combinato disposto’ del consolidarsi di un sentimento di auto-svalutazione, di un crescente senso di colpa e di vergogna e del vissuto di abbandono, la reazione sociale è quella di un progressivo isolamento e di una crescente passività.

A livello familiare, conflitti e crisi di coppia e nei rapporti con i figli sono l’effetto, da un lato del peggioramento della qualità di vita, ma dall’altro anche del clima di insicurezza, di preoccupazione e di conflitto che molte delle persone disoccupate vivono quotidianamente.”

Quali sono le conseguenze in ambito sociale?

licenziamento

“Gli effetti tipici consistono nella perdita di status, nella messa in radicale discussione della propria reputazione e delle proprie diverse ‘identità’, non solo di lavoratore e di membro di una comunità professionale, ma di cittadino, di padre/madre adeguato, di capo-famiglia. Coloro che perdono il lavoro, o che cercandolo non riescono a trovarlo, restituiscono generalmente un vissuto che evolve dalla iniziale incredulità, al disorientamento, al progressivo affermarsi di una sensazione di impotenza e di abbandono da parte di soggetti significativi (persone, ma anche organismi e istituzioni che non riescono a fornire opportunità o quantomeno a tutelare). Questo vissuto induce generalmente (pur nella diversità che sempre caratterizza gli individui) reazioni di graduale isolamento dalle relazioni, di vera e propria ‘rinuncia’, e fantasie di fallimento che dal piano professionale si trasferiscono sul piano relazionale e più complessivamente esistenziale.”

Cosa bisognerebbe evitare?

“Intanto, è importante essere consapevoli di due ‘circoli viziosi’ pericolosi e da evitare: da un lato quello ‘tutto interno’ auto-colpevolizzante, fatto di ‘ruminazione’ sulle proprie responsabilità, sfiducia in sé e negli altri, vergogna, isolamento sociale e chiusura relazionale, apatia, mancanza di progettualità e di iniziativa, incapacità di ‘pensare il futuro’; e dall’altro, all’opposto, quello ‘tutto esterno’ deresponsabilizzante, fatto di ricerca di un capro espiatorio (tra i diversi tipi di soggetti con cui si è in relazione personale o socio-professionale), attribuzione di colpa ad altri, lamentazioni continue, accuse e conflitti permanenti, che anche in questo caso, paradossalmente, proprio per questo impediscono la assunzione di responsabilità, la progettualità per il futuro e l’iniziativa, ‘sostituite’ da una rivendicazione permanente che può diventare opprimente.”

Cosa fare quando si perde il lavoro

“Vorrei concludere questa intervista con un decalogo che spero risulterà utile a chi si trova in questa difficile condizione:

  1. Mantenere la fiducia in se stessi.
  2. Darsi tempo per affrontare il problema.
  3. Trovare luoghi di ‘rielaborazione’ e di ‘contenimento’ dell’esperienza.
  4. Riconoscere il problema della disoccupazione senza negarlo, anche in famiglia.
  5. Condividerlo con altri che vivono lo stesso tipo di esperienza.
  6. Scomporre la difficile situazione in ambiti di intervento affrontabili e verificabili. Mantenersi informati sulle opportunità fruibili.
  7. Utilizzare tutte le risorse professionali e socio-istituzionali disponibili o mobilitabili per ritrovare lavoro.
  8. Ricercare e rinsaldare le proprie relazioni personali e professionali e/o crearne di nuove.
  9. Intraprendere corsi d’azione che consentano di ricostruire e valorizzare le proprie esperienze, competenze e risorse.
  10. Monitorare le occasioni fruibili e allo stesso tempo costruire un proprio progetto professionale e occupazionale.”


Ari
  • Scrittore e Blogger
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