Perché è cosi difficile dire ti amo?

Le relazioni amorose sono molto complicate, e a più di una coppia è capitato che nonostante la forte intesa e la complicità si ha il timore di dire “ti amo”. Ma perché queste due parole riescono a spaventare così tanto? Scopriamolo con l’aiuto del dottor Jacopo Valli.

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Non c’è dubbio, la vostra è una love story. Magari iniziata per caso, senza crederci troppo. Oppure nata come un fuoco di passione e, sorpresa, arde ancora a distanza di un anno. Siete una coppia, tu hai conosciuto i suoi amici, lui fa le coccole al tuo gatto. Avete trascorso insieme Natale e Capodanno, le valige per le vacanze sono pronte, quando hai avuto l’influenza è andato in farmacia per te. Insomma, state insieme. Ma perché, allora, non ti ha ancora detto: ti amo?

“La frase ti amo è un archetipo linguistico” spiega il dottor Jacopo Valli, psicoterapeuta a orientamento analitico a Milano e a Cernobbio (Como).

“È una formula stigma e per questo complessa da pronunciare in quanto segna il passaggio mentale dalla libertà del sentimento provato, all’impegno nei confronti dell’altra persona. È come se, una volta detto, ci si senta legati per sempre. Quelle due paroline possono quindi spaventare, poiché hanno la forza di trainare con sé, a livello inconscio, una serie di diritti e doveri che si sa, nel profondo, di non poter rispettare per sempre”.

L’amore è eterno finché dura? “Appunto. I sentimenti subiscono continue fluttuazioni”, continua lo psicoterapeuta.

“Si ama oggi una persona che domani ci farà arrabbiare, per la quale potremo provare risentimento, semplice affetto, indifferenza, pura attrazione sessuale o con la quale ci renderemo conto di annoiarci. Come tornare indietro, se quel ti amo è stato suggellato da un bacio? Lasciarsi o modificare i termini della relazione diventa psicologicamente più complicato e quella frase il perno attorno al quale uno dei due partner può sentirsi emotivamente ricattato: ma tu avevi detto di amarmi!”.

L’importanza del “ti amo”

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Altro che desiderio di romanticismo, dietro questa frase che ci piace tanto sentirci dire, sembrano nascondersi invisibili trappole in grado di mandare in crisi una coppia. Perché a un certo punto, lei o lui potrebbero “pretendere” la dichiarazione d’amore.

Ma come, mi chiama principessina mia, cicci, trottolina. . .e non vuole dire che mi ama? Se la verità fosse che non mi ama? Quando una coppia sta bene insieme, è felice, dovrebbe saper vivere questo momento con una certa leggerezza, godendo del presente, consigliano gli psicologi, e, soprattutto, fidarsi della realtà dei fatti. Il dottor Valli spiega:

“Le parole possono essere manipolatorie. Comunicare i propri sentimenti è importante, ma ciò che si esprime dev’essere corroborato dalla concretezza. Non ha senso dire “quanto sto bene con te”, se poi si trascorrono le serate con gli amici. Spesso, si cerca di tamponare con le parole ciò che non si fa, ciò che non si dona di se stessi all’interno della relazione”.

Secondo Rose Marie Charest, psicologa canadese e autrice di “La dynamique amoreuse entre desirs et peurs” (“La dinamica amorosa tra desideri e paure”, inedito in Italia):

l’amore non ha condizioni, sia che il partner risponda la stessa cosa – anch’io ti amo – sia che non lo faccia”.

Ma chi è pronta a correre il rischio di non essere ricambiata con uguale intensità verbale?