Perché ce l’hanno tutti con me?

Ognuno di noi ha provato almeno una volta quella sensazione di essere guardato male o addirittura ignorato tanto da arrivare a dire “ce l’hanno tutti con me”, ma quanto davvero è così e quanto è invece frutto della nostra insicurezza?

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Le colleghe aspettano ogni mattina che arrivi  per squadrarla da capo a piedi e spettegolare sul suo look, la capufficio fa anche peggio di loro. Al supermercato nessuno la invita a saltare la fila, ma non lo vedono che ha in mano solo un dentifricio?! Eppure è lì che sbuffa! E il parcheggio? Piazzano l’auto proprio dove serve a lei.

Chi non conosce una tipa così, convinta che il mondo le si rivolti contro, affetta da un’antipatica e a volte ridicola mania di persecuzione?

Paranoia o semplice insicurezza

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La senti raccontare di quanto lei si prodighi sul lavoro e quanta poca visibilità abbia. È probabile che, ai tempi della scuola, i professori l’avessero presa di mira. Insomma, una persona sempre sulle difensive e, proprio per questo, un po’ troppo aggressiva.


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“E probabilmente non molto felice”, dice il professor Paolo Moderato, docente di Psicologia Generale allo Iulm di Milano e curatore dell’edizione italiana di Anche se non sei perfetto, edito da Franco Angeli.

“Quando l’ambito di un disturbo come questo non è prettamente psichiatrico e quindi patologico, può trattarsi di mancanza di sicurezza all’interno dei rapporti sociali. Non solo, oggi la sensibilità e l’attenzione nei confronti di fenomeni quali il mobbing e lo stalking si è acuita. Da una parte, è un bene ma il rischio è quello di percepire come vessazioni o persecuzioni situazioni a cui un decennio fa non avremmo dato tutto questo peso”.

Credere di essere nel “centro del mirino” in fondo è un modo diverso per sentirsi importante, presi in considerazione: se tutti hanno da ridire, vuol dire che esisto. Peccato che la sedicente perseguitata non sospetti minimamente che gli altri hanno i fatti loro a cui pensare.

“Per non lasciarsi intrappolare da questo meccanismo, sarebbe opportuno osservare gli eventi da un’altra prospettiva. Chiedersi, per esempio, se un comportamento diverso avrebbe potuto provocare reazioni e atteggiamenti più benevoli. Spesso, è proprio il ritmo frenetico delle nostre giornate a farci sentire sotto pressione, inadeguati a raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti, e quindi perseguitati. Forse non dagli altri, ma da noi stessi”.


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Tranquille, la mania di persecuzione non è un affare esclusivamente femminile, in fondo basta ricordare quanto dice in proposito Vittorio Sgarbi: “Generalmente, tutti quelli che ce l’hanno con me sono brutti e non piacciono alle donne”.

Cosa fare se mi sento perseguitato

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Basta cambiare il nome alle cose per viverle in modo diverso? Una ragazzata diventa un atto di bullismo, la scena muta all’interrogazione si traduce con attacco di panico, la mancanza di autostima può diventare questa strana forma d’ansia che consideriamo persecuzione nei nostri confronti.

“Può dipendere dall’incapacità di valorizzare le cose che facciamo

continua il professor Moderato.

“Ci vorremmo perfetti ma naturalmente non lo siamo, e quindi non ci vogliamo bene. Il primo passo verso la “guarigione” consiste nell’abbandonare l’idea che, se facciamo qualcosa per bene, gli altri lo apprezzeranno. È questa la “follia”, è necessario piuttosto ripensare ai valori che guidano la nostra vita, che la rendono degna di essere vissuta, secondo le personali tendenze e risorse, e basta. Solo per sé”.