Partner ipocondriaco: come capirlo e cosa fare

-
22/01/2021

Come capire se il partner è ipocondriaco e come comportarsi. L’atteggiamento troppo ansioso nei confronti delle malattie può spesso nascondere una patologia compulsiva.  Con la consulenza del Dottor Roberto Cavaliere, psicologo e psicoterapeuta.

ipocondr 1Molte donne non sanno bene come riconoscerla o definirla. Si tratterà di un disturbo momentaneo? È uno stato ansioso? O solo eccessiva preoccupazione? Certo è che l’ipocondria è entrata nelle loro vite, si è insinuata nel loro rapporto di coppia e non è semplice intuire, né attuare, la soluzione al problema.


Quando il nostro lui è troppo preso da pensieri negativi sul proprio stato di salute, o mette in pratica piccoli rituali (oggi passo dal medico, domani farò un esame…) che nascondono in realtà atteggiamenti compulsivi, tutto cambia. Nel rapporto si è in tre e bisogna conoscere la sintomatologia precisa e, quando possibile, porvi rimedio. In molti casi è difficile riuscire a trovare il giusto equilibrio (continuare a fare da infermiera, “mollarlo”, o cosa fare?), ecco perché il dottor Roberto Cavaliere, noto psicologo e psicoterapeuta che da anni si occupa di ‘amore e psiche’, arriva in nostro soccorso.

Lui è davvero ipocondriaco?

Avere una normale preoccupazione per le malattie è uno stato d’animo che appartiene a ognuno di noi. Ma quando questa preoccupazione non è più qualcosa di episodico e tende a perdurare nel tempo, accompagnata magari da continui controlli medici o frequenti consulenze, allora la componente ipocondriaca è abbastanza palese e manifesta, a maggior ragione quando non si è affetti da malattie croniche che potrebbero destare maggiore apprensione.


Leggi anche: Orecchio tappato: cause, rimedi, cosa fare e cosa non fare

È l’esagerazione che deve far suonare il campanello d’allarme anche se, nella maggior parte dei casi, quando il soggetto ipocondriaco si accorge che il partner sospetta di un suo atteggiamento ossessivo, tende subito a giustificarsi in termini di prevenzione. “Lo faccio perché è sempre meglio prevenire”: sbagliato, perché anche la prevenzione ha un limite!

L’ipocondriaco si riconosce perché è concentrato sul sintomo. Ogni piccolo malessere (un dolore al petto o alle articolazioni) scatena in lui un meccanismo ossessivo. La comunicazione è incentrata sul sintomo, e non è escluso che il partner possa arrivare al punto di rottura.

ipocondr 2

Quale relazione?

L’ipocondriaco è sposato, ha una relazione principale con la propria patologia. Motivo per cui può mantenere una relazione stabile nella misura in cui il partner accetta che il suo lui ha una relazione principale con la sua malattia. Paradossalmente, il rapporto è possibile se la donna annulla i propri bisogni.

In poche parole, è come se la donna dovesse fare l’amante perché l’ipocondriaco è principalmente legato con i propri sintomi e sviluppa un meccanismo di natura ossessiva molto radicato. Solo se quest’idea è ben chiara, allora la relazione può continuare, ma è fondamentale cercare insieme delle soluzioni che consentano a entrambi di trovare la giusta soddisfazione nel rapporto di coppia.

Come comportarsi con un partner ipocondriaco

ipocondr 3È fondamentale non cadere mai nella trappola della rassicurazione a tutti i costi, perché nella donna l’indole da crocerossina è sempre presente. Quindi evitare di accompagnarlo a visite mediche, esami diagnostici o altro. Non servirebbe e semmai darebbe l’idea di una donna collusa con l’ipocondria del proprio partner.


Potrebbe interessarti: Puntura di medusa: cosa fare e cosa non fare

Questo non significa però avere un atteggiamento scostante. L’ipocondriaco porta una grande sofferenza dentro, è vittima della sua stessa malattia: per cui, un atteggiamento freddo (della serie “non ne posso più…”) lo farebbe sentire ancora più solo e potrebbe sortire l’effetto contrario accentuando i sintomi della patologia.

Servirebbe invece una via di mezzo: un ascolto empatico, ma fermo. Piuttosto dire: “Sono disposta a condividere il tuo malessere, ma solo se prendi consapevolezza del tuo meccanismo ansioso!”. L’equilibrio è difficile da raggiungere, perché di solito la donna mette in atto due comportamenti contrapposti: o collude, oppure è completamente evitante. La regola è rassicurare entro certi limiti e questo significa dare “limiti” alla malattia.

Consigli pratici, da mettere in atto dall’inizio

  • Dare una rassicurazione al giorno, non di più. E rispondere con tono deciso quando il partner cerca altre spiegazioni;
  • Fare in modo che il focus della discussione si sposti su altri argomenti (parlare delle bollette, in questi casi, può essere utile per riportarlo alla realtà e può aiutarlo a dimenticare le malattie che lo assillano);
  • Fargli prendere consapevolezza che ha bisogno di un supporto (psicoterapia o anche un approccio farmacologico, perché l’ipocondria è pur sempre una malattia).

Restare o lasciare il partner ipocondriaco?

La scelta è molto soggettiva e dipende dal vissuto di ognuno di noi. Quando il partner non vuole prendere consapevolezza della propria patologia, non vuole mettersi in discussione (in un percorso di psicoterapia o con l’aiuto dei farmaci), e non c’è nessuna possibilità di cambiamento, ciascuno tirerà le proprie conclusioni.

Tenete presente, però, che non si può salvare nessuno se l’altro non decide di salvarsi da solo. È importante, in ogni relazione, chiedersi: “Dove sto andando? È il rapporto giusto per me?”. La donna, in questi casi, è davanti a un bivio. Rinunciare a sé stessa oppure non continuare una relazione con una persona inconsapevole del suo problema?

Se ci ostiniamo a continuare il rapporto, anche quando questo fa soffrire, non si tratta più di amore, ma di una forma di dipendenza affettiva (malattia anche questa), e allora è molto difficile capire da sole se il nostro percorso sia giusto o no. È meglio farci aiutare.