Natale in famiglia: segreti, valori e psicologia del rito

Perché si passa il Natale in famiglia e quali sono gli aspetti psicologici che ci inducono a condividere questa giornata? Il rito, il mito e la tradizione cosa rivelano delle nostre famglie?

natale famiglia regali

La famiglia, pur essendo un’entità di piccole dimensioni, ha caratteristiche che la rendono simile a qualsiasi altra organizzazione sociale e che le hanno permesso di sviluppare forme culturali mitologiche e rituali. Una definizione di famiglia, infatti, è quella di “piccolo gruppo con storia”; secondo molti autori, è un gruppo naturale, di dimensioni ridotte e definita dalla presenza di criteri, presenti in ogni forma gruppale, come eccedenza – poiché il gruppo familiare è qualcosa di diverso dalla somma delle sue parti– e come interdipendenza – poiché i membri del gruppo sono in relazione reciproca tra di loro.

Le famiglie a Natale specchio dei valori

natale famiglia cibo

In particolare, le famiglie sono caratterizzate da interazioni frequenti tra i membri, dalla presenza di uno scopo comune, dall’esistenza di una struttura orizzontale, che attribuisce ruoli, e di una verticale, che definisce posizioni sociali di differente grado e, infine, dall’utilizzo di una struttura organizzativa di norme e ideali.
La famiglia è un sistema che organizza più individui che interagiscono tra loro, scambiano idee e affetti e assumono ruoli e status differenti ma interdipendenti tra loro.

In quanto sistema così costituito, la famiglia ha una propria cultura, influenzata dalla cultura del contesto in cui vive ma con aspetti di specificità e unicità rispetto alle altre famiglie. La dimensione storico-temporale, infine, ci ricorda che la famiglia ha radici nel passato, ha una storia condivisa, un tempo presente vissuto da tutti i membri e legami che si estendono inevitabilmente nel futuro, poiché all’interno del gruppo familiare vi saranno sempre legami psicologici e affettivi indissolubili (per esempio quello tra fratelli, tra genitore e figlio, tra genitori che condividono una paternità e maternità).

Il significato di miti e i rituali

Rituali e miti sono forme di organizzazione del pensiero e dell’azione umana da sempre esistenti e che costituiscono una costante della comunicazione sociale e delle relazioni tra persone. Agiscono come una matrice sottesa alle singolarità e che, oltre a risultare una guida per i comportamenti, influenzano inconsciamente emozioni e desideri.

Il mito

Viene definito dagli studiosi “la trama narrativa” o ancora “il racconto esemplare” di una cultura, enfatizzando, con queste espressioni, l’aspetto storico ed esperienziale di tale forma culturale e la sua capacità di definire significati; il mito, infatti, seleziona alcune informazioni e ne esclude altre, funziona da prototipo per le azioni e i comportamenti umani facendo da guida e da riferimento.

Il rito

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È l’insieme di norme che indicano i gesti, le parole e le azioni da compiere per poter istaurare una comunicazione tra l’umano e il divino. I riti sono manifestazioni della tradizione e perseguono obiettivi e desideri umani, essi possono sancire passaggi significativi per l’individuo e la collettività e definire ruoli o relazioni. Il rito permette di calare nello spazio-tempo reale ciò che il mito narra.

Miti e riti garantiscono il legame di appartenenza del singolo al gruppo sociale e il perpetuarsi dei valori culturali condivisi, permettono, cioè, la continuità del legame tra singolo e comunità e, allo stesso tempo, il proseguimento del sistema comune di sentimenti e credenze. La staticità o meno del mito e del rito dipendono dal grado di rigidità della cultura a cui appartengono, e dalle necessità di difesa o di rinnovamento dei propri valori e obiettivi. Nel momento in cui l’identità culturale di una comunità è in pericolo, ovvero nel momento in cui i valori, le consuetudini e le norme a cui la società stessa si è sempre affidata e riconosciuta vengono messi in discussione, essa tende a irrigidirsi incrementando le forme rituali e aderendo a esse in modo quasi prescrittivo.

Il rito del “riunirsi tutti”

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I riti familiari costituiscono quell’insieme di pratiche e consuetudini riconosciute e utilizzate dai membri del gruppo per consolidare e tramandare nel tempo i valori espressi dai miti. Concretamente, essi possono riguardare modalità di riconoscere e valorizzare determinati passaggi della vita familiare, come il matrimonio, una nuova nascita oppure ricorrenze che ricordano gli aspetti di unicità della famiglia e i suoi valori (come le Feste). I riti che accompagnano le principali ricorrenze sono altamente informativi.

Come una famiglia organizza e vive il Natale, per esempio, può aprire le porte a riflessioni sul valore dato alla famiglia stessa: può informare su inclusioni ed esclusioni e sui valori religiosi e spirituali. Famiglie dove al pranzo principale vengono invitate solo determinate persone, mentre i restanti parenti vengono accolti all’interno di una cena di minore entità, trasmettono un messaggio inconsapevole che esprime una logica di inclusione ed esclusione e una gerarchia di importanza dei vari membri. Un altro esempio di mito e rituale che permette la trasmissione di credenze è il racconto del Natale.

Ci sono famiglie in cui viene esaltata la figura di Gesù Bambino e la notte della vigilia viene preparato del cibo adatto a un neonato; altre famiglie, invece, riconoscono maggiormente la figura di Babbo Natale e la sera prima del Natale vengono preparati sacchi di fieno per le renne. Queste diverse usanze trasmettono, presumibilmente, valori diversi: religiosi nel primo caso, pagani nel secondo.

Il mito inconscio del “buon partito”

Nella riunione famigliare per il Natale, un classico tema di “scambio di opinioni” è costituito dal fidanzato/a di un membro della famiglia. Nel cerchio ristretto dei parenti si generano “miti” riguardanti la scelta del partner che spingono a ricercare nella relazione la sicurezza economica o la serietà morale.

I ricordi, le abitudini di vita, i modelli utilizzati per rapportarsi agli altri fanno riferimento a valori ed esperienze passate, che fanno pensare alla presenza di una continuità tra passato e presente. Una delle caratteristiche principali del mito è che esso è per lo più inconscio. Tornando all’esempio, la scelta di un partner “sicuro” potrebbe essere espressa dal racconto di una zia che ha atteso molti anni prima di accettare una proposta di matrimonio, rifiutando vari pretendenti, ma che alla fine è riuscita a sposarsi con un ricco e serio imprenditore. In alcune famiglie tali narrazioni lasciano ampia libertà di scelta al soggetto, garantendo un maggiore spazio all’individualità, in altre famiglie, invece, vi sono miti che trasmettono veri e propri doveri.

I valori veicolati dal mito, dunque, potrebbero non essere riconosciuti consapevolmente dal soggetto, poiché il mito racconta di una storia con caratteristiche idealizzate, all’interno della quale i valori e gli ideali vengono trasmessi a livello inconscio.

Valori trasmessi e condivisi

I valori trasmessi dai miti familiari hanno un’importanza cruciale per la famiglia e per i suoi membri, ma possono risultare sia un ostacolo sia una risorsa per l’individuo, poiché essi garantiscono il senso di appartenenza e forniscono una parte importante dell’identità individuale, ma rischiano di divenire modelli inconsapevoli da seguire limitando la capacità di conoscenza di sé e di scelta.

I miti e la cultura familiare diventano risorsa nel momento in cui vengono assimilati, elaborati e fatti propri, nel rispetto della propria individualità. I racconti familiari permettono di mantenere quel senso di unità e riconoscimento reciproco e di regalare momenti quasi magici dove è più facile percepire la trama di legami e di affetto che unisce i membri della famiglia.