Menopausa: sintomi e soluzioni ai problemi sessuali

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21/02/2021

La menopausa non è più il sintomo della fine della gioventù, ma semplicemente un evento fisiologico difficile da accettare per molte donne. Avere un rapporto sessuale in menopausa può essere difficoltoso a causa della secchezza vaginale, ma la presa di coscienza è il primo passo per affrontare il problema.

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Che i 50 anni siano i nuovi 30 è un dato di fatto. Proprio per questo motivo la menopausa, che in passato veniva accolta come un momento del tutto naturale, oggi rappresenta un evento fisiologico sempre più difficile da accettare e che può provocare nella donna notevoli disagi, sia da un punto di vista mentale che fisico: essa, infatti, stride con l’energia e con lo stile di vita tipiche delle cinquantenni di oggi.

Uno dei principali disturbi legati a questa delicata fase è la cosiddetta atrofia vulvo-vaginale, caratterizzata da secchezza e dolori, e considerata un vero e proprio ostacolo a una sana e regolare vita sessuale, qualora non venisse opportunamente curata.


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Atrofia vulvo-vaginale: il nemico numero uno dell’intimità di coppia

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L’atrofia vulvo-vaginale (AVV), che colpisce circa il 50% delle donne in post menopausa, è determinata dall’esaurimento dell’attività ovarica e dalla conseguente sospensione della produzione di estrogeni e progestinici.

Questa circostanza modifica progressivamente le pareti vaginali che tendono a perdere elasticità e spessore, a diventare più fragili e significativamente meno lubrificate. Questi i sintomi principali:

  • secchezza vaginale
  • dispareunia (infiammazione e dolore durante il rapporto sessuale)
  • bruciore
  • prurito vaginale
  • lievi perdite ematiche

L’AVV è una condizione patologica (che rischia di diventare cronica se non si interviene per tempo) che influisce negativamente sia sulla qualità di vita della donna sia sul rapporto di coppia, in quanto il partner tenderà a sentirsi rifiutato e, a causa della mancanza di lubrificazione, proverà difficoltà nell’atto della penetrazione.

D’altra parte va anche detto che la maggior parte delle donne affette da atrofia vulvo-vaginale tende a non affrontare il problema liberamente con il proprio ginecologo, considerandolo un vero e proprio tabù.

Eppure proprio la presa di coscienza è il primo passo da compiere per evitare la cronicizzazione della malattia, quando essa è ancora reversibile.