Matrimonio e separazione: iperché si divorzio? Intervista a Marco Falaguasta

Stiamo vivendo un periodo di crisi dei matrimoni e un proliferare divorzi da record: ma perché si divorzia? Marco Falaguasta ha provato a spiegare la sua teoria in un libro e in uno spettacolo “È facile smettere di sposarti… se sai come farlo”.

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C’è una parola che ci si è avvinghiata addosso: e si chiama crisi. A ogni movimento ne sentiamo il fiato sul collo, una pressa che non molla mai, da mesi. Il punto è che quando si parla di crisi, il primo pensiero va subito a quella economica, un parolone che fa paura, annienta, mette ansia anche quando non se ne comprende bene l’entità.
Ma ce n’è un’altra (di crisi), altrettanto penosa, un po’ subdola, che interessa ben l’85,5%% delle famiglie italiane e che fa più danni di tutte le crisi economiche messe insieme: la crisi del matrimonio!

Cause e rimedi nella teoria di Marco Falaguasta


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Perché cresce esponenzialmente il numero dei divorzi? Perché quando dici di avere due figli la domanda più ricorrente è: “tutti e due con la stessa donna?” Forse perché quella di sposarsi è una delle tante scelte che si delega alla casualità o a quelle circostanze della vita sulle quali si sente di non avere un controllo totale.
Certo che se così non fosse, se al contrario fossimo tutti ben istruiti sulle “regole” per potersi lasciare felicemente, in tutta civiltà, quasi con serenità, chissà, forse anche i matrimoni durerebbero di più!

Uno che sull’argomento ha effettivamente studiato, traendone un’interessante filosofia di vita, è Marco Falaguasta che ha raccontato al pubblico i tranelli della vita di coppia in un’esilarante opera teatrale dal titolo “È FACILE SMETTERE DI SPOSARSI…SE SAI COME FARE” andata in scena nella Capitale al Teatro Roma.

La pièce prende vita dall’omonimo libro (ed. Kowalski), di cui Marco è autore insieme a Mauro Gariani, un racconto “divertente e irriverente” ma assolutamente fondamentale “perché i tranelli della vita di coppia e del matrimonio – se li conosci – li eviti”. Sarà proprio così? Abbiamo incontrato Marco per porgli qualche domanda.

Intervista a Marco Falaguasta sul divorzio e sul matrimonio

Con la crisi economica che stiamo vivendo, le separazioni sono da considerarsi un vero e proprio “lusso”, al punto che, per contenere le spese, diventa necessario condividere lo stesso tetto e vivere quindi da “separati in casa”. Hai qualche consiglio da dare a chi si trova a vivere questo disagio? Che cosa suggerisci a chi è costretto alla convivenza forzata?


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È sicuramente una soluzione di emergenza: bisogna il prima possibile prendere consapevolezza che il rapporto sentimentale è finito, se non ci si può permettere il lusso di ricomprarsi la propria libertà è bene cercare di andare avanti senza troppi scossoni e litigi logoranti, altrimenti ci si rovina ogni momento dell’esistenza. Certo non è la soluzione ottimale, cercherei di risparmiare il più possibile per riconquistarmi la libertà, per ricominciare una nuova vita. È tutta la situazione a essere veramente triste, e questo lo dobbiamo anche alla nostra legislazione che discrimina l’uomo dalla donna: se una donna si stufa del regime matrimoniale le viene concesso di lasciare la famiglia mentre, se ciò accade all’uomo, scattano una serie di meccanismi che lo penalizzano e lo fanno riflettere sull’opportunità di farlo. Sono retaggi di una cultura patriarcale che, nella sostanza non esiste più, ma riaffiora solo al momento della separazione quando l’uomo è fortemente discriminato perché, sul lato pratico, è la donna che porta avanti la famiglia. Anche nella mia famiglia è Alessia che si preoccupa di tutte le necessità mie, dei figli e della casa quindi, nei fatti, di “patriarcalità” nelle famiglie è rimasto molto poco.

Anche a teatro, nelle tue commedie che per altro riscuotono sempre un gran successo, affronti spesso l’universo femminile. In fondo, nella coppia, mi pare tu ci creda parecchio.

Ci credo fermamente e penso anche che nella coppia la parte del leone la faccia la donna. La solidità dei rapporti dipende dalla disponibilità della donna a essere comprensiva e capire nell’intimo l’uomo che ha vicino perché, di per sé, l’uomo è molto più facilone e superficiale. La donna, se ha veramente interesse a far durare il matrimonio, a capire nell’intimo l’anima della persona che ha vicino, alimenta costantemente il rapporto di coppia e così lo fa durare. Ma solo se lei ne è convinta, altrimenti questo finisce. Nell’ambito dei rapporti la donna è risoluta, è difficile che ti tradisca, se lo fa, è perché si è innamorata, salvo casi limite. La donna è anche molto più responsabile e presente a se stessa rispetto all’uomo; lei se si è stufata è capace di chiudere, l’uomo va avanti per vigliaccheria. Ci si separa sempre più facilmente e non si considera più il matrimonio con tutti i suoi valori.

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Da persona comune, che ha in sé equilibrio e saggezza, che consigli daresti per un matrimonio armonioso, felice?

La mia teoria è che il matrimonio felice dipende da come si sono gettate le sue fondamenta durante il fidanzamento, che è importantissimo e serve proprio ad agevolare la fase della conoscenza. Se durante il fidanzamento ci si è messi in gioco senza paura di rimanere soli, ma raccontandosi sinceramente per quello che si è, allora abbiamo gettato basi sicure, forti e il matrimonio sarà felice, proprio perché ha basi solide. Se invece, in questa fase di conoscenza reciproca, ci si riconosce diversi da come ci si aspettava, è meglio che il fidanzamento finisca subito piuttosto che poi si comprometta il matrimonio dove a pagarne le conseguenze potrebbero esserci anche dei figli, che sono “elementi” successivi al sentimento che li ha determinati, consecutivi quindi alla nascita dell’unione e che non centrano niente con le nostre debolezze. È una pazzia far ricadere le nostre scelte sui figli! Molte volte i fidanzamenti si protraggono per insicurezza, anche soltanto per non affrontare le conseguenze della chiusura di un lungo legame. Se non va, è sempre meglio chiuderlo subito con tutti gli annessi e connessi.

Mi sembra di capire dal libro che secondo te c’è un tempo ben preciso nella fase iniziale della vita di coppia, un momento di non ritorno, con il quale ognuno di noi, a seconda di come lo vive, segna il proprio destino. Come si fa a riconosce questo “momento giusto”?

Molto spesso, erroneamente, si ritiene che i primi periodi siano quelli della leggerezza, i più facili e i più semplici di un rapporto. Quando conosci una persona nuova, nei confronti della quale provi un sentimento e l’emozione di starci insieme, sicuramente si è portati a vivere delle circostanze e degli stati d’animo con “leggerezza”. Questo è il momento più importante, quello in cui si forma la conoscenza dell’altro e nel quale si mettono insieme tutte quelle notizie che permettono di capire se la persona che abbiamo di fronte può essere quella con cui costruire una vita insieme. Da quel preciso istante, soprattutto noi uomini, pur di non mostrarci per quello che in realtà siamo, deleghiamo a un “avatar” la nostra relazione di coppia, raccontandoci all’altro completamente diversi e, sostanzialmente, mentendo. A quel punto ne esce fuori una “mappatura” di noi che non corrisponde assolutamente alla realtà. Se dall’inizio fossimo stati sinceri sulle nostre aspettative, si sarebbero aperti scenari diversi. Mentendo, invece, dicendo continuamente piccole bugie, alla fine si insidiano nella coppia veri e propri segreti, che con il passare del tempo si trasformano in zone d’ombra, dove ognuno dei due vive il rapporto in solitudine, diventando quindi due solitudini che vivono però lo stesso rapporto! Assurdo no?

Sei “sposatissimo”, papà di due bambini (Gaia e Edoardo), come mai hai scritto questo libro? Rinneghi forse la famiglia? Ne prendi le distanze?

No, anzi, ma dal momento che sono stato “il diavolo e l’acqua santa” con, in passato, un lungo fidanzamento da “inconsapevole” perché ero troppo giovane, ho potuto notare le differenze tra un legame affettivo che si vive quando si è giovani e quindi inconsapevoli e un legame vissuto in età matura quando si ha piena coscienza di ciò che si sta facendo. E qui nasce il parallelismo con il libro sul fumo: il ragazzo che a 15 anni mette in bocca la sua prima sigaretta non immagina per niente cosa significhi fumare, quali saranno le conseguenze, non sa che, da quel momento, il vizio lo accompagnerà tutta la vita. Anzi, vive nell’illusione di poter smettere quando vorrà. Allo stesso modo, chi si fidanza a 18/20 anni (dopo il falò, le bionde trecce e poi…) non sa cosa sta facendo, non sa che da quel momento si troverà coinvolto, suo malgrado, in un rapporto importante che potrebbe condizionarlo per sempre. Non sa che, nel giro di pochissimo, sarà sposato! Attenzione: sposarsi significa far nascere un mondo nuovo, è una cosa che va fatta a ragion veduta, appunto con consapevolezza.

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Sii sincero, se tornassi indietro?

Mi risposerei con la stessa. Non mi risposerei se non incontrassi Alessia! Se hai la fortuna di incrociare nella vita la persona giusta (e ci vuole un gran…), una donna che poi si è anche innamorata di te, capisci che fino a quel momento ti mancava la vita. Perché è la donna che da senso alla vita!