La vita: un bivio continuo tra gioie e dolori

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Alberghiamo in una dimensione spazio-temporale fatta di millimetri e di istanti che partono dall’infinito e si estendono all’infinito. Una parte di noi è già morta, un’altra sta per nascere, e questo ci rende orfani di ciò che è stato e genitori in attesa di ciò che sarà.

È una battaglia quotidiana

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A nostra insaputa, dentro di noi si celebra ogni giorno un lutto e si gioisce per una nuova nascita, simultaneamente. Le nostre cellule si rinnovano mentre invecchiano e muoiono. I nostri pensieri ci fanno compagnia mentre esultano, si rammaricano, sognano, fantasticano, gioiscono e piangono. È una battaglia quotidiana dove alla fine vince sempre la natura, mai l’uomo. Tutti noi sorridiamo, piangiamo, ridiamo, ci arrabbiamo, ma alla fine sappiamo già come si concluderà il nostro viaggio. Non sappiamo né quando, né in che modo, né dove. Ma sappiamo che accadrà. Arriva per tutti, senza preavviso e senza chiedere il permesso. Una malattia, un incidente, o semplicemente la vecchiaia, e i nostri occhi si chiudono per sempre. Il punto è che non ci rendiamo conto che nasciamo tutti con una malattia cronica che prima o poi ci ucciderà: si chiama Vita. 


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Nel vivere quest’avventura, guardiamo spesso indietro con nostalgia e avanti con timore. Ogni giorno il passato ci abbandona e ci lascia soli. Il suo vuoto è illusoriamente colmato da un presente che ci sfugge inesorabilmente e sempre più velocemente, mentre si avvicina un futuro misterioso su cui fantastichiamo spesso con fare sinistro e distruttivo, altrettanto spesso con magnificenza e onnipotenza.

Ci spaventa vivere

Raramente siamo in grado di accettare la vita per ciò che realmente è. Ci spaventa vivere, forse è questa la verità. Ci spaventa lasciarci andare, mollare i freni, essere liberi e navigare il mare della vita senza bussola. Ci spaventa respirare a polmoni pieni, ci spaventa godere di una vita che può offrirci tutto ciò che nel profondo desideriamo, ma di cui proprio nel profondo abbiamo timore, paura, vergogna, imbarazzo. Vogliamo cambiare ma poi quando arriva il momento o l’occasione giusta per farlo, ci tiriamo indietro.

Una vita a pretendere ed esigere

Passiamo la nostra vita a desiderare, volere, chiedere, pretendere, esigere… ma niente di tutto questo è naturale. L’aria non chiede al vento di soffiare. Le onde non pretendono che il mare le spinga. La terra non esige che il seme germogli. Accade e basta, senza pretese, senza fronzoli, senza inibizioni, senza vergogna. Accade tutto secondo una legge naturale non scritta, non verbalizzata, non etichettata. È semplicemente così: accade e basta.

Noi invece auspichiamo a volare sempre più in alto, con ali che non abbiamo, per ricevere un plauso che non placherà la sete di essere sempre di più e che ci vede impegnati fino allo stremo a diventare ciò che non siamo, forse solo per compiacere il nostro pubblico, fatto di altre anime che, come noi, si sentono sole, insicure, spaventate. Vogliamo ottenere sempre di più e possedere ciò che non abbiamo nell’illusione – perché d’illusione si tratta – che seguendo questo iter alla fine saremo più felici. Vogliamo capire, vogliamo razionalizzare, “usare il cervello”, perché è questo ciò che ci hanno insegnato a fare, che bisogna fare, che si deve fare ed è giusto fare. Siamo stati ammaestrati a cercare di capire, non a sentire. Non siamo in grado di sentire con il cuore, né di agire con il cuore. E allora alla fine decidiamo di volare basso, perché è più sicuro, meno pericoloso, più facile e meno impegnativo. Eppure, mentre viviamo una vita al di sotto delle nostre capacità e potenzialità, non ci rendiamo conto che è proprio per questo che soffriamo. Forse basterebbe semplicemente lasciare che il cuore ci indichi la strada da seguire e intraprenderla, senza se e senza ma, affinché ognuno di noi riesca a diventare semplicemente e naturalmente ciò che è, assecondando la propria vera natura interiore che conosce le risposte ai quesiti che la nostra mente pone in continuazione.


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Crediamo che il passato sia la nostra identità e il futuro il nostro destino. Forse non siamo né l’uno né l’altro, o forse siamo entrambi, o forse siamo quel puntino nel mezzo. L’unica certezza è che siamo. Punto. Sempre e comunque. E basta questo, solo questo, perché in fondo se lo accettassimo, capiremmo che in realtà il vero e unico traguardo che ciascuno dovrebbe raggiungere è quello di essere se stesso. Prima che sia troppo tardi.


MP
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