Intimità: come ritrovare la carica seduttiva

Tra i tanti luoghi comuni in circolazione che riguardano il sesso, ne esiste uno che, in quanto a falsità, li batte tutti. Tale ferrea convinzione di molti recita più o meno così: “L’età non conta”. Nulla di più falso e banalmente superficiale. Scopriamo insieme i consigli della dottoressa Marinella Cozzolino, psicoterapeuta, sessuologa, Presidente Aisc (Associazione Italiana Sessuologia Clinica).

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In amore, soprattutto nella sfera più intima, l’età conta eccome, a vantaggio di chi di anni ne ha di più: significa esperienza in più, storia, crescita, ma soprattutto libertà. Con l’età, aumenta il senso d’amor proprio, la consapevolezza di sé, il riconoscimento della propria scala di valori, che non è più quella imposta socialmente o familiarmente, ma quella individualissima che appartiene a ognuno e raccoglie bisogni, scelte e desideri solo e soltanto suoi.

Quando si diventa adulti, aumenta il senso di appartenenza al proprio corpo, migliora la percezione di sé e sale l’autostima. Non si tratta solo di vedersi più o meno piacenti, di non lasciarsi più ossessionare dall’andamento traditore dell’ago della bilancia, ma di acquisire consapevolezze fino ad allora sconosciute.


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I sondaggi

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Fare sesso dopo i 45 anni è più appagante: lo ha lo rivelato l’83% degli italiani (sia uomini che donne) intervistati dall’Institut Francais d’opinion publique per la casa farmaceutica Mylan. Entrambi i sessi sostengono che l’intimità, quando si diventa adulti, viene vissuta in maniera più matura e di conseguenza è più soddisfacente. I problemi, invece, secondo gli intervistati, inizierebbero dopo i 65 anni, per alcuni a causa del calo del desiderio e per altri per la disfuzione erettile. Eppure, secondo il report, in pochi amano parlarne con lo specialista. Semmai preferiscono confessare le difficoltà al proprio partner.

Crescendo cadono i tabù

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Ognuno ha i suoi gusti ma c’è un momento nella vita in cui inizi a dare valore a cose che prima ritenevi tabù: la scoperta, l’esplorazione, lo scambio di racconti e fantasie. La maturità significa anche (e soprattutto) imparare a tacere. Il sesso, l’amore, ma anche le amicizie migliorano quando, grazie alle esperienze acquisite e subite, impariamo “a non dire”. Che non vuol dire mentire, negare e nascondere noi stesse. Semplicemente impariamo a evitare che chiunque, per dare consigli o “per il nostro bene”, si arroghi il diritto di commentare, giudicare, criticare la maggior parte dei nostri pensieri. Ben vengano le amiche, grande bene prezioso che la vita offre, ma a una certa età l’amicizia è diversa.


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Non si avverte più l’urgenza di raccontarsi, confidarsi e scambiarsi consigli, non con la voracità con cui lo fanno le adolescenti che, a quell’età, ne hanno bisogno. Maturità ed esperienza insegnano a praticare di più l’arte del mistero, del proteggere e del proteggersi, del non riferire tutto a tutti. L’amore e il sesso, se raccontati, si svuotano. Perdono emotività e tensione, diventano una cosa e non più un’emozione. Eppure, non illudiamoci: ci sono molte donne tra i 40 e i 50 anni che ancora mettono in pratica tutti questi comportamenti. Sono persone diventate grandi senza essere state giovani un giorno, a cui per caso o per necessità, la vita ha negato l’adolescenza. Proprio queste donne con la maturità ritengono di aver acquisito il diritto non alla saggezza, ma alla trasgressione, non al mistero ma alla denuncia, al racconto. Ritengono di potersi mostrare dopo essersi nascoste per una vita e di aver evitato per tanto, troppo tempo.


Paolo Cesarotti
Nutrizionista
Laureato in Scienze biologiche con indirizzo Bio-Sanitario
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