Idealizzare il partner fa bene alla coppia?

Idealizzare il proprio partner fa bene alla coppia? Con la consulenza di Katia Vignoli scopriremo che crearsi delle aspettative troppo grandi per soddisfare il proprio desiderio di perfezione invece di aiutare una relazione la farà terminare.

close-up-portrait-kissing-couple-spending-morning-together

Romantico e appassionato, coraggioso e audace; spiritoso, ironico, elegante. Balla benissimo, cucina meglio di uno chef, a letto è straordinario. E poi è colto, s’intende di tecnologia, sa aggiustare un rubinetto e ha mani curatissime. L’uomo perfetto, da sposare.

Perché no, visto che, secondo una ricerca dell’Università di Buffalo pubblicata su Psychological Science, il segreto di un matrimonio riuscito sembra proprio essere l’idealizzazione del partner.

Katia Vignoli, psicoterapeuta dell’Istituto Riza Psicosomatica di Milano precisa però:

“Ma quando la carrozza si trasforma in zucca, allo scoccare della mezzanotte, la delusione sarà talmente grande da portare alla rottura della coppia. L’indagine americana ha monitorato le coppie a intervalli di 6 mesi e fino a 3 anni dal giorno delle nozze. Un periodo di tempo troppo breve per poter dire che idealizzare il partner sia la chiave di un matrimonio felice. Anzi, è deleterio perché più passa il tempo, più sembrerà poi, quando l’infatuazione cederà il posto alla realtà, di aver sprecato anni accanto alla persona sbagliata. Che, poverina, probabilmente non è affatto sbagliata, solo che era stata investita da così tante aspettative che al primo “errore” è caduta in disgrazia”.

Infatuazione e realtà

couple-arguing-each-other-living-room

Insomma, lui è speciale o no?

“Quando si è innamorati tutto sembra speciale: noi stesse, lui, il nostro amore. Eros prende possesso dello sguardo degli innamorati e amplifica ogni dettaglio: si riescono ad affermare assurdità tipo “il suo modo di muovere la mano destra è meraviglioso”.

Katia Vignoli spiega che molto spesso ci si illude che il nostro lui abbia determinate caratteristiche:

L’incantesimo prima o poi finisce e, al posto di un principe azzurro, ci si ritrova accanto un ranocchio. Allora si tenta di cambiarlo, si dicono frasi come “ma tu non eri così” o “questo da te non me l’aspettavo”. In realtà, non si è mai guardato bene, si è preferito attribuire pregi inesistenti solo per soddisfare le proprie esigenze”.

Lo facciamo tutte, almeno all’inizio di una storia d’amore: l’elenco delle qualità è variegatissimo e non sempre sensato. Il fenomeno dell’idealizzazione acritica è diffusa, per esempio, tra i bambini che hanno un solo genitore, che deve essere perfetto: è un modo per difendersi e crearsi un mondo vivibile.

“Le donne, invece, possono incorrere in questo meccanismo perché magari si sentono speciali e quindi non si accontenterebbero mai di uno meno speciale di loro. Così, gli attribuiscono pregi, virtù, competenze che non ha. Una mistificazione che può portare a un finale molto triste, con rimpianti, lamentele, delusioni”.

Come non cascarci?

“Bisogna cercare di guardare l’altro per quello che è, nel bene e nel male, difetti, bassezze, cattiverie comprese. Mettere qualcuno su un piedistallo significa pretendere troppo, obbligarlo a soddisfare le nostre aspettative senza conoscerlo mai veramente. Insomma, un rapporto viziato, che difficilmente può reggere a lungo”.