Confini personali: quando servono, come farli rispettare e psicologia

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06/01/2021

Essere infastiditi dalla eccessiva vicinanza dell’altro è normale. La distanza tra individui è sacra e va rispettata. È così in tutto il mondo animale, con qualche eccezione per permettere il corteggiamento, l’accoppiamento e l’accudimento dei figli.

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Scena classica: stai chiacchierando in un dehor e per distrazione sposti un tuo oggetto verso l’altra metà-tavolino. La tua amica si irrigidisce, blocca per qualche istante la conversazione e sul suo viso compaiono chiari segni di fastidio.

«D’altronde ha ragione lei: è irritata perché sei entrata nel suo territorio… Negli animali è la genetica a stabilire la corretta distanza fisica che consente di mantenere gli scambi evitando, però, l’invasione dell’altro. La rottura di questo equilibrio causa comportamenti aggressivi e di lotta. Con qualche deroga però: la cura dei cuccioli, il corteggiamento, l’accoppiamento. Analoghi meccanismi etologici appartengono a noi esseri umani», spiega Carlo Lazzari, psicoterapeuta in Inghilterra.

La delimitazione del proprio spazio

Secondo la sociometria, ognuno di noi è immerso in una sorta di sfera immaginaria ideale, il cui raggio varia in relazione alla propria cultura: nell’Africa mediterranea i maschi si prendono a braccetto tra loro, nei paesi arabi camminano per mano, in alcune zone rurali dell’Oriente sopravvive l’abitudine di restare mano nella mano tra persone dello stesso sesso.

Ma la distanza è influenzata da fattori psicologici: una persona estroversa viola più facilmente lo spazio di una introversa; chi è nervoso tollera meno la violazione dello spazio personale; le donne che hanno subìto violenza, possono diventare particolarmente suscettibili se un uomo si avvicina a loro. Anche gli animali sono avvolti da una sfera immaginaria di sicurezza che, però, non è mai intaccata, guidati dall’istinto sanno sempre mantenere con esattezza la corretta distanza da tenere nelle varie situazioni.

«Fra le persone, invece, le misure diventano più elastiche. Studiosi di psicologia hanno rilevato che quando siamo allegri restringiamo automaticamente il diametro dell’atmosfera trasparente e tendiamo appunto ad accogliere gli altri nella nostra area più intima. Mentre se siamo ansiosi le distanze aumentano», dice Carlo Lazzari.

Le distanze: in coppia, con gli amici, al lavoro

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Qual è la giusta distanza fra i partner? C’è una metafora che spiega la mediazione fra l’attaccamento all’altro e la propria autonomia in coppia.

Ed è l’applauso. Quando applaudiamo sappiamo che le nostre due mani sono separate anche se si uniscono in un’azione comune. È forse proprio questo il modo di stare insieme: un’intimità fra due persone che integrandosi non si fondono, non si perdono l’una nell’altra, ma mantengono la propria individualità. Tradotto in cm: da 0 cm a qualche chilometro di distanza, se ad esempio per ragioni di lavoro ci dobbiamo allontanare dal partner.

Con gli amici all’happy hour o al ristorante il limite giusto che deve intercorrere è quello indicato da “giro girotondo, casca il mondo“, in cm si può valutare un quid variabile fra 50 e 80.

Al lavoro la sociometria suggerisce tra colleghi una distanza compresa fra uno o due metri. Quando ci si relaziona a questa distanza si percepisce con maggiore intensità la differenza di ruoli e mansioni.

Come far capire che è stata superata la distanza giusta

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Ma se ci sentiamo invasi dagli altri in ufficio, nelle nostre case, come possiamo difenderci facendo capire a chi è vicino a noi che è andato oltre la misura di sicurezza? In primo luogo dobbiamo creare uno spazio mentale fra noi e l’intruso.

Passo successivo attivare la tecnica della “reviviscenza, che consiste nel riconoscere ed esprimere, usando il linguaggio non verbale e verbale, il fastidio che la persona invadente porta nella nostra vita. Immaginiamo di essere su un palcoscenico e chiediamoci come rappresenteremmo questo disagio, con quali gesti e frasi. Assecondiamo i nostri desideri per qualche minuto e lasciamo che il corpo assuma la posizione preferita (braccia conserte, occhi sfuggenti…). Poi, formuliamo la frase-specchio delle nostre emozioni.

Esempio: la collega si appoggia sul nostro piano di lavoro? Ascoltiamo le sensazioni negative del nostro corpo ed esprimiamole con la postura: possiamo chiudere le spalle a riccio, distendere le mani sulla scrivania, mettere i gomiti sul tavolo…


Caterina Mora
Laureata in Biologia della nutrizione
Beauty consultant
Wellness consultant
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