Come superare la separazione?

Con la consulenza della dott.ssa Stefania Gioia, psicologa e sessuologa a Seregno scopriremo come riuscire a superare una separazione. Dopo la fine di una relazione a quanto pare è necessario elaborare la perdita e passare tre fasi fondamentali per poter ricominciare.

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La fine di una storia d’amore è un evento complesso, poiché rappresenta un processo di separazione da una persona importante per noi e per la nostra vita.

La fine di un rapporto, di una convivenza o di una storia pone la grande sfida del cambiamento e della risignificazione di se stesse e dei propri modi di vivere: sentimenti, credenze, abitudini vengono inevitabilmente messi in discussione e crescono emozioni forti e spesso ambigue che sembrano sopraffarci.

Sia che siamo state lasciate, sia che siamo state noi a chiudere la storia, con la fine di una relazione stabile la maggioranza delle persone sperimenta un periodo di insicurezza personale e di estrema fragilità emotiva.

Accettare l’abbandono richiede un processo di elaborazione della perdita.

Le tre fasi di elaborazione

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In genere, il processo dell’elaborazione avviene per fasi la cui durata e intensità varia da individuo a individuo.

  1.  Nelle prime fasi della separazione si tende a negare la realtà poiché troppo dolorosa, si vivono sentimenti di indifferenza e apatia accanto a momenti di ottimismo ed euforia esagerati; si può sperimentare ansia e disorientamento dovuti alla difficoltà di elaborare un cambiamento inaspettato, che arriva a togliere molte delle certezze che la relazione dava (fisiche, economiche, psicologiche).
  2. Si vive poi un periodo i cui si riflette sulle proprie responsabilità e si analizza nel dettaglio la propria storia cercando cause e fallimenti, e durante il quale la colpa è il sentimento più sentito: inconsciamente si crede che, se tutto dipende da noi e la relazione è fallita per colpa nostra, si può fare qualcosa per salvare il rapporto; cosa che nella maggior parte dei casi, purtroppo, non avviene.
  3. Si passa poi a una reazione opposta: una profonda rabbia comincia a insorgere verso l’ex partner e tutti i torti vengono attribuiti all’altro. Più la rabbia è libera di esprimersi e di “uscire”, più è possibile sentirsi meglio e ricominciare a pensare a un possibile presente (e futuro) ancora felice. Un periodo di elaborazione è un passaggio obbligatorio per poter ricominciare una nuova vita in modo più consapevole e sereno. Se questo periodo viene negato o ci si cristallizza nel ruolo di vittime, si rischia di vivere nell’insoddisfazione precludendosi la possibilità di amare di nuovo. È importante, per esempio, mantenere delle “oasi felici” che ci permettano, seppur per un tempo limitato o in modo non completo, di sentirci bene, di assaporare quella serenità che ci è venuta a mancare e, soprattutto, di ricominciare a conoscerci, proprio perché di nuovo “sole” con se stesse.

Molte donne iniziano, proprio dopo una separazione, un percorso psicologico che permette loro di scoprire bisogni e capacità prima nascoste e di vedere altre prospettive più vicine alla loro natura e maggiormente desiderabili, rispetto anche a tutto ciò che hanno vissuto nel passato.

Una rinascita

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Qualsiasi esperienza difficile e dolorosa porta con sé grandi doni che si scoprono man mano che il tempo passa e avviene l’elaborazione della perdita. Tornare a una condizione di maggiore “solitudine” permette di riportare lo sguardo su di sé e scoprire aspetti e desideri che fino a oggi non eravamo riuscite o non riuscivamo più a vedere.

Guardando al percorso fatto, scopriamo di essere riuscite ad affrontare e superare una sfida così complessa come quella di una separazione e questo ci fa sentire competenti, coraggiose e piene di risorse che, forse, non pensavamo nemmeno di avere.

Guardando al passato si scopre quante rinunce abbiamo dovuto fare per una relazione che non funzionava: desideri, progetti, preferenze che abbiamo nascosto o accantonato non permettendo ad alcune parti di noi di emergere. Questo riprendere possesso di interessi e potenzialità dimenticate è sempre un momento entusiasmante: si ha l’impressione di vivere una seconda adolescenza e di poter fare delle scelte (anche in campo affettivo) più in sintonia con i bisogni più profondi.