Come affrontare un colloquio di lavoro

Affrontare un colloquio di lavoro è un vero e proprio esame ed è normale che preoccupi anche i soggetti più determinati ed esperti. Il  posto che vogliamo è ad un passo da noi e non possiamo permetterci di rovinare tutto a causa dell’ansia o di una preparazione insufficiente. Vediamo qualche consiglio per non fallire e non perdere questa importante occasione. 

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Centinaia di curriculum inviati e finalmente l’occasione giusta: un colloquio di lavoro che potrebbe cambiarci la vita. È la nostra grande opportunità. È il momento per tirar fuori dopo anni di studio e di gavetta le nostre qualità. Sia che si tratti del primo impiego, che di una nuova esperienza lavorativa, la tensione ci assale e la paura di non essere all’altezza e l’ansia di non riuscire a dare il meglio di noi stessi ci paralizzano. Una situazione comune a tanti che ogni giorno si trovano a confrontarsi con il difficile ingresso nel mondo del lavoro.

Ci spiega il Prof. Castiello D’Antonio, psicologo del lavoro e psicoterapeuta:


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“È importante evitare di pensare ad un colloquio di selezione come a una battaglia tra candidato e intervistatore, o ad un ostacolo che va sormontato in ogni modo, ad esempio ‘giocando una parte‘, cercando di mostrarsi diversi da come si è. Dato che un argomento sempre presente in ogni colloquio di selezione è rappresentato dal raccontare se stessi e la propria storia – e non tutti si sentono a loro agio nel parlare di sé – può essere consigliabile prepararsi su tale aspetto: si tratta di cercare di far capire chi siamo, in pochi minuti, una decina, se il colloquio è di un’ora circa, e a una persona sconosciuta”.

Ma quali sono le mosse giuste da fare e gli errori più frequenti da evitare per affrontare al meglio un colloquio di lavoro? Scopriamoli insieme. 

Gioca d’anticipo

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Non bastano un curriculum brillante o avere le qualità giuste per quel determinato tipo di impiego. Per convincere chi ci selezionerà delle nostre doti professionali, è bene non farsi trovare impreparati. Prima di trovarci dinnanzi al selezionatore, sia che si tratti del nostro primo colloquio o di una nuova esperienza lavorativa, il primo step è  giocare d’anticipo e prepararci ad affrontare al meglio la prova che ci aspetta. Spiega Castiello D’Antonio:

“Nel tempo che precede il colloquio è importante non farsi distrarre da altro, sentirsi sufficientemente a proprio agio immaginando, anticipando mentalmente, la situazione di incontro. È importante prepararsi su due fronti. Il primo concerne il saper formulare una auto-presentazione completa e chiara, senza enfasi, ma sottolineando gli aspetti positivi della propria storia personale (ad esempio, di studi). Il secondo è inerente al livello di tranquillità interiore che sarebbe utile raggiungere prima di entrare nell’ufficio dell’intervistatore e iniziare il colloquio. Potrebbe quindi essere utile al candidato prepararsi al colloquio anche attraverso esercizi di rilassamento psicofisico e, naturalmente, andare al colloquio in una condizione sufficientemente non stressata a causa, ad esempio, di scarso riposo fisico o della quantità di impegni che si è dovuto affrontare nelle ore precedenti l’incontro”.


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Inoltre è molto utile raccogliere un numero ampio e vario di informazioni circa l’azienda per cui ci si propone. Sembrerà banale, ma spesso ai colloqui i candidati dimostrano di non essere sufficientemente preparati riguardo alle informazioni più generiche dell’azienda. Non occorre prepararsi solo su noi stessi, la nostra storia o le nostre qualità, ricordiamoci sempre che stiamo chiedendo di lavorare per qualcun altro che si aspetta che il candidato ne colga la politica, ne sposi i progetti e ne condivida gli obiettivi.

Attenzione all’immagine

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Se è vero che come recita un vecchio adagio “l’apparenza inganna” e che “l’abito non fa il monaco”, è altrettanto vero che “la prima impressione è quella che conta”. E vale anche in colloquio di lavoro. Durante la selezione è importante trasmettere fin da subito un’immagine positiva di sé, affidabile e seria, presentandosi nel migliore dei modi e con il look adeguato, appropriato per l’ambiente e la posizione per cui si sta facendo domanda. L’impatto che abbiamo sull’esaminatore potrebbe essere fondamentale e influenzare la sua scelta. Continua Castiello D’Antonio:

“Ancora oggi la cosiddetta ‘prima impressioneconta parecchio perché si aggancia al nostro meccanismo percettivo naturale che, al tempo stesso, è anche un meccanismo valutativo. Il selezionatore, appena incontra il candidato, non può fare a meno di riceverne una serie di impressioni immediate basate su elementi di superficie quali l’abbigliamento, il modo di camminare e sedersi, la postura, la stretta di mano iniziale, il timbro e il tono della voce. Se il selezionatore è professionalmente competente riesce ad andare oltre queste prime impressioni, senza farsene troppo condizionare, sia in senso negativo sia positivo. In ogni caso, è bene che il candidato si presenti al colloquio in modo curato e composto, soprattutto se l’azienda a cui si presenta, e/o il lavoro a cui aspira, assegnano importanza agli aspetti relazionali e di gestione della propria immagine. Quindi, per qualunque lavoro a contatto con il pubblico (clienti o utenti) sono fondamentali l’immagine, il modo di fare e di dialogare”.