Calcio: quando lo sport in tv separa la coppia

Il calcio, nella maggior parte delle coppie, genera discussioni e stati di frustrazione: lui allo stadio o davanti alla TV a guardare le partite; lei sola e arrabbiata, ma soprattutto trascurata. Come si può trovare, allora un punto d’incontro?

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Il tifo sportivo è un fenomeno sociale molto diffuso, condiviso da milioni e milioni di appassionati in tutto il mondo. Non c’è sport che non abbia tifosi pronti a sostenere con gioia, entusiasmo ed affetto la propria squadra o il proprio atleta preferito.

Tifare, inoltre, farebbe bene alla salute, producendo una ricaduta positiva sui rapporti interpersonali, incentivando lo spirito di aggregazione e mantenendo alto il metabolismo, soprattutto nelle fasi concitate di una partita.

A farla da padrone è ovviamente il calcio, da sempre lo sport più seguito e praticato. E, nonostante siano gli uomini ad appassionarsene maggiormente, si scopre che negli ultimi anni, è cresciuto fortemente anche l’interesse pallonaro del gentil sesso.

Sono molte, però, anche le donne che lamentano l’eccessiva presenza di questo sport nella vita di coppia. Anche perché, se una volta era la domenica il giorno dedicato alla “partita di pallone”, con l’avvento delle Pay TV, tra anticipi e posticipi, partite infrasettimanali, coppe e coppette varie, ogni sera c’è una partita e gli uomini rimangono incollati ore e ore davanti il televisore. Lui, lei e… il terzo incomodo!

Calcio: le partite mettono a dura prova la coppia?

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Per molte donne lo sport, e nello specifico il calcio, rappresenta un impedimento nell’organizzazione di qualsiasi impegno con il proprio compagno. Altre si sentono escluse dalla passione calcistica del proprio partner e in questo caso, gioca un ruolo fondamentale il comportamento dell’uomo, che dovrebbe non solo cercare un giusto equilibrio tra la vita di coppia e la passione per la squadra del cuore, ma potrebbe anche tentare di coinvolgere la propria compagna rendendola partecipe.

Il dottor Roberto Cavaliere, psicologo e psicoterapeuta da noi intervistato in merito all’argomento, fa una premessa che riconduce immediatamente alla natura del problema.

“L’uomo è sempre “sposato” con qualcos’altro oltre che con la propria moglie. Tale ‘condizione’, trova fondamento nella specificità della cultura educativa del maschio sin da piccolo. La bambina è educata al mettere al centro del proprio mondo l’amore e quindi l’uomo. Il bambino è educato al mettere al centro del proprio mondo altri interessi, fra cui lo sport è uno dei principali. Questa diversa educazione si ripercuote nella relazione di coppia in età adulta e lo sport in TV ne è la conferma più diretta”.

Nel rapporto di coppia intaccato dalla presenza ingombrante dello sport, e nello specifico del calcio, il problema non è di poco conto.

“Finché questa ‘passione televisiva’ si mantiene su livelli accettabili, che variano da coppia a coppia, non inficiando la relazione di coppia – sottolinea lo psicologo – non ritengo che la donna si debba appiattire sugli interessi dell’uomo, a meno che non provi anche lei un minimo d’interesse.

Cosa fare se le partite contano più di te?

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Se lo sport televisivo prende il sopravvento in un rapporto a due, tanto da diventare un vero e proprio ‘terzo’ (quasi come un amante), è necessario approfondire tale problematica perché potrebbe nascondere un disagio più profondo nella coppia, quale la mancanza di condivisione e comunicazione.

“In questo caso ‘condividere’ controvoglia una passione che non si sente non porta risultati, ma solo un senso di frustrazione che prima o poi emerge”.

Combattere, allearsi o rispettarsi? Secondo recenti statistiche, sarebbero molte le donne appassionate di calcio, tifose di una squadra, che guardano le partite insieme al partner, riuscendo anche a portare diversi benefici all’interno della coppia grazie a un momento di condivisione fatto di euforia e interesse reciproco.

Altre donne, invece di combattere, si sono alleate alla passione del proprio compagno, maturando nel tempo anche un interesse personale. Ma per quelle donne che il calcio non riescono proprio a ‘digerirlo’ e a farselo piacere? Il dottor Roberto Cavaliere ribadisce:

“In amore mai negare i propri bisogni e mettere al centro solo i bisogni dell’altro. Condividere in parte e saltuariamente può anche andare bene ma all’interno di un rispetto dei propri bisogni ed esigenze. La via maestra per fare ciò è comunicare in maniera assertiva, che vuol dire senza essere passivi e aggressivi. Se nonostante ciò – conclude Cavaliere – non si è ascoltati, bisogna trarne le logiche conseguenze”.

Lo psicologo e psicoterapeuta infine, invita a riflettere citando un aforisma della psicologa americana Norwood:

“Quando le persone (soprattutto le donne) sopportano comportamenti (principalmente) maschili di un certo tipo (privi di rispetto ad esempio), esse…. sopportano. Sono “Donne che amano troppo”, amano in modo malato, usano vani tentativi per salvare situazioni ben poco remunerative per loro”.