Sport: quando diventa un problema?

Che lo sport, praticato a livello amatoriale, sia un toccasana per corpo e mente è noto, ma in alcuni casi la sua pratica può diventare un problema; vediamo insieme quando fare troppo sport può diventare un problema.

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Tralasciando le complicazioni fisiche legate allo svolgimento dell’attività (lesioni, stiramenti, fratture) vorrei porre l’accento sui disturbi psicologici, molto più insidiosi perché risultano meno evidenti e chi ne è soggetto difficilmente riesce a prenderne coscienza.

In particolare mi riferisco alla sindrome del super-allenamento, alla dipendenza da sport, all’aggressività agonistica e all’utilizzo dello sport per dimagrire da parte delle persone colpite da disturbi alimentari.

Over training sindrome

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Ci si avvicina alla pratica sportiva per ottenere i più svariati obiettivi, si pianificano attentamente le sedute settimanali e gli esercizi da praticare o i chilometri da percorrere. Poi, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, si viene trascinati nel vortice degli allenamenti: i 3 o 4 appuntamenti a settimana diventano 7  in nome dell’ottenimento di migliori risultati, secondo il malsano ragionamento che vede in un rapporto proporzionale il numero degli allenamenti e i progressi ottenuti.

Nella pratica sportiva – gli atleti professionisti ben lo sanno – il recupero, ovvero il riposo, gioca un ruolo fondamentale quanto l’allenamento: solo durante tale periodo il corpo ha la possibilità di incrementare le sue potenzialità e rigenerarsi.

L’eliminazione del riposo e l’aumento del lavoro, invece di incrementare i risultati, fan sì che s’inneschi nell’organismo un serie di meccanismi che portano alla diminuzione della resa e della massa muscolare, all’aumentata predisposizione a infortuni, oltre che all’apatia, al nervosismo ed alla perdita del sonno. Pian piano la vita inizia a girare attorno agli allenamenti e tutto il resto perde d’importanza.

Dipendenza dallo sport

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Allo stesso risultato, ovvero al far ruotare la vita attorno allo sport, ci si arriva anche quando si diventa dipendenti dalla pratica sportiva. La differenza che passa tra l’over training e la dipendenza è sottile, ma, è degna di nota. La pratica sportiva incide sulla produzione ormonale, questo spiega il perché, malgrado una giornata stressante, dopo una corsa o un giro in bicicletta, ci si sente più rilassati oppure perché, dopo una sessione di pesi, la sensazione è quella dell’onnipotenza.

Questione di ormoni

Se, da una parte, si cade nella sindrome del superallenamento per la voglia di raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati, dall’altra, si diventa dipendenti dallo sport per come ci si sente durante e dopo gli allenamenti. Chi non vorrebbe stare bene tutti i giorni? Così, anche in questo caso, l’appuntamento con la pratica sportiva diventa quotidiano e pian piano ci s’imbatte nei problemi psicofisici individuati in precedenza.

Aggressività & agonismo

Sport

Essere sportivi vuol dire essere agonisti, ma l’aggressività non è di certo né una componente dello sport né una dell’agonismo. L’aggressività è un problema che non può e non deve essere mascherato dietro alla sportività o all’agonismo.

Essere sportivi, e quindi agonisti, significa lottare, ma la lotta non deve essere intrapresa contro gli altri, ma contro se stessi. Nasciamo con un patrimonio genetico che ci impone dei limiti, la sportività sta nel sapere accettare i propri limiti e, attraverso il lavoro psico-fisico, riuscire a raggiungere le migliori performance possibili per il nostro corpo.

Il “nemico da battere” non è l’altro, i limiti da raggiungere sono i nostri, non quelli del nostro vicino. Purtroppo l’aggressività intacca lo spirito dello sport che da sempre è unione e non divisione (tant’è che in occasione delle Olimpiadi nell’antica Grecia, tutte le guerre venivano sospese!). L’aggressività riversata nello sport è sicuramente un riflesso sia di certi valori che la società moderna in qualche modo pubblicizza, sia di rabbia repressa che ha modo di sfogarsi attraverso la competizione.

Sport & disordini alimentari

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Il peso corporeo può essere controllato da alimentazione e pratica sportiva. Questa consapevolezza porta, chi soffre di problemi legati all’alimentazione, a vedere nello sport uno strumento per diminuire il proprio peso e a buttarcisi a capofitto. In condizioni di sofferenza organica, la pratica sportiva diventa una vera e propria bomba ad orologeria.

La scarsa idratazione può portare ad importanti scompensi corporei, la mancanza di lucidità dovuta alle condizioni di stress psico-fisico può essere causa di incidenti e l’eccessiva magrezza può rendere più soggetti ad infortuni.

In conclusione

La vocazione dello sport è quella di essere una medicina per il corpo e per la mente. Come per tutte le medicine, ci sono delle dosi superate le quali, gli effetti sono nocivi. Lo sport deve essere un piacere non un’ossessione, nel momento in cui diventa tale non si può più parlare di sport ma di malattia. Spesso chi soffre di questa forma di dipendenza non ne è consapevole oppure, se ne rende inconsciamente conto e sdrammatizza affermando di “essere malato.”

Il superallenamento, la dipendenza dallo sport eQ l’aggressività, non portano alla morte, ma peggiorano le condizioni di vita, vale dunque la pena di sapere individuare il problema e risolverlo. Per farlo, potrebbero essere sufficienti un po’ di riposo e una attenta riflessione su cosa sia realmente lo sport.

Discorso diverso deve essere fatto per che soffre di disordini alimentari: purtroppo non sarà sufficiente un stop di qualche settimana per risolvere le difficoltà.