Vitiligine: come trattarla

Come trattare la vitiligine e prevenire i danni provocati dall’errata esposizione al sole. Con la collaborazione del Prof. Aldo Di Carlo, Direttore Scientifico IRCCS San Gallicano di Roma, del Prof. Giovanni Leone, Direttore del servizio di Fototerapia Istituto Dermatologico San Gallicano IRCCS – Roma e del Dr. Paro Vidolin, Specialista in Dermatologia e Venereologia del servizio di Fototerapia.

vitiligine 1

Arriva dalla Francia il trattamento innovativo per la vitiligine e l’ipocromia, la scarsa pigmentazione della pelle. Ideata a Parigi dal professor Gautier, e oggi in Italia introdotta dal servizio di fototerapia dell’IRCCS Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma, la tecnica prevede il trapianto dei melanociti (le cellule che colorano la nostra pelle) nelle chiazze biancastre tipiche della patologia. Presso l’Istituto romano, è stata messa a punto un’equipe di specialisti, guidati dal professor Giovanni Leone, che, tra le prime in Europa, tratta il problema nell’arco di una giornata grazie all’uso di un kit creato ad hoc.

“In soli 20 minuti è possibile generare, da un piccolo prelievo di cute, una sospensione contenente tutte le cellule cutanee necessarie per il processo di ripigmentazione”, spiega il professor Leone.

Macchie lattee

vitiligine 2

La vitiligine è una malattia imprevedibile. Può manifestarsi all’improvviso, anche dopo anni privi di sintomi. Inoltre può avere uno sviluppo molto veloce, repentino. Si caratterizza per le chiazze di colore biancastro che possono essere diffuse sul tutto il corpo o localizzate solo in alcune parti. Sono poche le persone che ne soffrono: circa lo 0,5-2% della popolazione mondiale. E non c’è un’età più colpita di altre anche se nel 50% dei casi insorge fra i 10 e i 30 anni. Fra i fattori di rischio vi è indubbiamente la predisposizione genetica e i traumi psico-affettivi o fisici.

“Nelle zone che vediamo di colore biancastro, i melanociti, in poche parole le cellule che determinano la “tintarella”, sono morti e pur trapiantate queste cellule non muoiono”, illustra il professor Aldo Di Carlo, Direttore Scientifico dell’IRCCS San Gallicano di Roma. “I risultati finora sono stati eccellenti: la ripigmentazione totale è stata riscontrata in quasi il 100% dei casi coinvolti”.

Come funziona il kit

vitiligine 5

In un’unica sessione, il paziente affetto da una vitiligine stabile e localizzata viene sottoposto in ambulatorio alla “tripsinizzare” delle cellule vale a dire un prelievo di cute veloce e indolore. Lo scopo è quello di ottenere un’elevata concentrazione di cellule vitali trasferibili immediatamente sull’area da trattare.

“Inoltre – spiega Giovanni Leone – dal momento che non si tratta di colture o di propagazioni cellulari, queste peculiarità permettono l’uso del medical device nel pieno rispetto delle normative comunitarie e nazionali ovviando dunque ai vari adempimenti di legge che disciplinano, invece, le tecniche di coltura cellulare”. La procedura è perfettamente standardizzata e riproducibile sia nell’esecuzione che nei risultati.  “Prima – aggiunge il Dottor Andrea Paro Vidolin, Specialista in Dermatologia e Venereologia presso il Servizio di Fototerapia del San Gallicano – il trattamento si faceva in due giorni mentre adesso in seduta unica riusciamo a preparare il sito ricevente grazie al nuovo kit, frutto di una sperimentazione degli ultimi 5 anni. Lo studio al San Gallicano è costituito da 20 pazienti. I primi 4 sono già stati sottoposti al trapianto. La risposta si inizia a vedere già dopo un mese”.

È importante in questa nuova tecnica fare una selezione e valutazione accurata dei pazienti da sottoporre alla terapia.

“Le macchie della vitiligine – spiega il dottor Paro Vidolin – è necessario siano stabili e che non ci sia un allargamento di chiazze già esistenti”.

La fototerapia

vitiligine 4

Insieme al trapianto autologo, per combattere la vitiligine, gli specialisti adottano la fototerapia. La sua efficacia si basa sulla possibilità di stimolare la comparsa di una ripigmentazione nelle aree affette, promuovendo la ripopolazione da parte dei melanociti provenienti dalla cute sana. Lo stimolo è rappresentato dalla radiazione ultravioletta, associata o meno alla somministrazione sistemica o topica di prodotti fotosensibilizzanti.

“La fototerapia può essere utile non solo alla vitiligine ma anche nei casi di psoriasi e alcuni tumori della pelle. Inoltre può essere associata anche alle cure farmacologiche”, afferma il professor Di Carlo.

Altra branca di studio relativa alla fototerapia, è quella dedicata all’invecchiamento cutaneo dovuto all’esposizione al sole, il cosiddetto fotoaging. Sono soprattutto i fototipi più chiari, caratterizzati da capelli biondi o rossi e pelle chiarissima, a esserne maggiormente esposti.

Diverso capitolo è rappresentato dalla fotocarcinogenesi, in cui l’esposizione al sole comporta la formazione di tumori.

“Le persone che per lavoro sono costrette a stare molto a lungo sotto i raggi – spiega Di Carlo – sono le più soggette a questo tipo di fenomeno che si manifesta anche con piccole crosticine sulla pelle da non sottovalutare perché in alcuni casi possono trasformarsi in un tumore”.

La tintarella: consigli e falsi miti

vitiligine 3

Ci sono luoghi comuni duri a morire. Quelli legati all’abbronzatura ne sono un esempio. Per prima cosa, non dobbiamo pensare che fare una lampada prima di esporci al sole possa aiutare o “preparare”, per così dire, la pelle. Meno che mai l’uso dell’autoabbronzante può illuderci di avere una protezione in più addosso.

L’esposizione al sole non è uno dei fattori della vitiligine ma di altri rischi per la nostra pelle. Attenzione alle creme che assicurano uno schermo totale perché la protezione non potrà mai essere completa.

“Gli studi rilevano che anche con una protezione molto elevata, 50-60, il 3-4% degli ultravioletti comunque passa. Quindi i suggerimenti sono: mettere uno schermo ad alta gradazione, rinnovare la stesura della crema spesso e metterne tanta”, raccomanda Paro Vidolin.

Occhio a non cadere nell’equivocoresistente all’acqua”. I solari non possono offrire una qualità simile. Perciò dopo il bagno, è necessario cospargerci nuovamente di lozione.

“La regola che potremmo definire aurea è quella che impone l’acquisto di prodotti di qualità che in etichetta riportano i filtri contenuti e la copertura di tutto lo spettro solare”, commenta Paro Vidolin.

Ma il consiglio principale per evitare le malattie della pelle causate dal sole e dall’azione dannosa dei raggi è evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata, dalle 11 alle 15.

“Neanche stare sotto l’ombrellone in queste ore può essere uno stratagemma perché la sabbia, così come l’erba, ha un effetto riflettente”, conferma Di Carlo.

Può avere inoltre efficacia completare la dieta con del betacarotene e altri integratori sia prima sia dopo le vacanze da passare in spiaggia o in montagna. L’impostazione moderna contro i raggi ultravioletti è quella che vuole una crema protettiva contenente anche degli antiossidanti in grado di dare una maggiore difesa.

“L’effetto terapeutico è il risultato migliore”, commenta Paro Vidolin.