Pelle: i benefici della chirurgia rigenerativa

Con la collaborazione del professor Valerio Cervelli, Direttore della Cattedra di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”; scopriamo qualche dettaglio in più sulla chirurgia rigenerativa.

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La cura viene dal nostro corpo. Non si tratta di un messaggio pubblicitario ma della sintesi che si può trarre dalle novità impiegate nella chirurgia rigenerativa. Sempre più interventi su ulcere, traumi e ferite sfruttano infatti le stesse componenti organiche del paziente, come il tessuto adiposo o il sangue.

Proprio il grasso, visto come una minaccia per la linea e la salute, può avere in realtà una virtù: da esso vengono estratte le cellule staminali adulte utilizzate per rigenerare i tessuti. Lo scopo, infatti, è quello di restituire funzione e integrità a tessuti danneggiati, attraverso l’impiego di quello che il nostro corpo produce, e senza più il ricorso a protesi.


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I maggiori esperti del campo si sono da poco riuniti al Congresso internazionale di Chirurgia Plastica Rigenerativa – Seventh International Conference Regenerative Surgery, per confrontarsi sulle novità applicate in sala operatoria.

“Quando si parla di chirurgia rigenerativa ci riferiamo a un insieme di tecniche che, integrate fra loro, arrivano a un risultato che è la rigenerazione autonoma del tessuto. Il nostro corpo diventa un laboratorio che si autorigenera”, spiega il professor Prof. Valerio Cervelli, Direttore della Cattedra di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e presidente del Congresso internazionale.

Molteplici applicazioni

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Dalla cura delle ulcere e ferite complesse causate da traumi ed incidenti, al trattamento della calvizie e delle ferite di guerra, fino al ringiovanimento del volto e all’aumento di volume del seno (queste due ultime sono le applicazioni più frequenti), moltissime sono le applicazioni della chirurgia rigenerativa.

Una tecnica costantemente incrementata da nuove scoperte è quella che utilizza il PRP, ovvero l’estratto del sangue del paziente arricchito da un concentrato di fattori di crescita di estrazione piastrinica ad uso rigenerativo.

“In base all’utilizzo finale, la concentrazione dei fattori di crescita dipenderà dal tipo di estrazione dello stesso sangue del paziente. In genere, la maggiore concentrazione è utile per tutte le patologie o ferite da trattare. Un’ultimissima novità è la tecnica del trasferimento del tessuto adiposo arricchito da piastrine periferiche, ideata e brevettata all’Università di Tor Vergata. In particolare, in questo caso si tratta di una procedura che non viene mai in contatto con l’aria con il vantaggio che non ci sono contaminazioni”.


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Paolo Cesarotti
  • Nutrizionista
  • Laureato in Scienze biologiche con indirizzo Bio-Sanitario
  • Master in medicina d'urgenza
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