Mastoplastica additiva: come funziona?

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26/04/2021

La mastoplastica additiva anche per questo 2021 si sta rivelando l’intervento di chirurgia plastica più richiesto dalle donne. Un bel seno, più o meno naturale, a seconda dei gusti della paziente, resta in assoluto uno dei desideri più ambiti da parte del pubblico femminile (e maschile) tanto da aver superato interventi altrettanto ‘amati’ come la rinoplastica, la liposuzione, e il trapianto dei capelli negli uomini.

Seno,

La novità è nelle nuove protesi al silicone coeso, un nuovo materiale che presenta il vantaggio di dare al seno un aspetto molto più naturale sia al tatto che alla vista. I medici promettono: “Nessuno riuscirà a far distinzione tra un bel seno naturale e uno rifatto”. Tale almeno sembrerebbe essere la promessa delle aziende produttrici di queste protesi che presentano anche il vantaggio di ridurre al minimo il problema del wrinkling (essendo più solide, fanno meno pieghe).

Per quanto riguarda la tecnica, arriva dall’America una variante della Dual Plane che promette risultati mai realizzati finora. Questo genere d’intervento è particolarmente indicato per le donne che, non avendo la pelle abbastanza spessa, rischiano che sia visibile la parte superiore della protesi una volta impiantata.


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“In questi casi – spiega la dottoressa Antonella Castaldo, medico chirurgo perfezionato in chirurgia plastica ed estetica negli Stati Uniti –  è d’obbligo utilizzare protesi dall’effetto naturale, come quelle al gel coeso, meglio ancora se con una tecnica innovativa come la nuova Dual Plane. Consiste  nell’inserimento delle protesi sotto il pettorale, nella parte superiore, e sotto la ghiandola mammaria inferiore. In questo modo i tessuti rimangono molto più aderenti e la protesi restano più a lungo nella posizione originaria. È possibile, inoltre, personalizzare l’intervento in base alle esigenze della paziente variando il grado di copertura (maggiore o minore) del muscolo pettorale sulla protesi – spiega la dottoressa Castaldo -.

La tecnica è stata perfezionata al punto tale che, passati 2 o 3 anni dall’intervento, con una serie di esercizi mirati è possibile sollecitare il muscolo e ottenere quindi un rialzamento della protesi, senza la necessità di dover ricorrere a un nuovo intervento”, avverte la specialista.

Tutto quanto c’è da sapere sull’intervento

Chirurgia

L’operazione consiste nel posizionamento della protesi sotto il muscolo pettorale fino sotto l’areola, il resto dell’impianto è posizionato sotto la ghiandola.

L’intervento dura circa un’ora, può essere effettuato in sedazione profonda o in anestesia generale, in regime di Day Hospital o con una notte di ricovero. Tutte scelte che variano da caso a caso.


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Ovviamente, come per tutte le operazioni, gli imprevisti vanno sempre calcolati. Nello specifico, potrebbero presentarsi infezioni e contrattura capsulare (rigetto delle protesi) a causa della presenza dello stesso impianto. In pratica, il sistema immunitario potrebbe non “accettare” la presenza di un corpo estraneo.

Ad oggi, tale complicanza non è pronosticabile in quanto non sono ben note le cause, ma nel caso si manifestasse il problema la paziente dovrà con molta probabilità sottoporsi ad un nuovo intervento o, in casi estremi, togliere definitivamente le protesi. Bisogna specificare, però, che le scelte compiute nella pianificazione iniziale dell’operazione, se corrette, in termini di tecnica e protesi, permettono una sensibile riduzione delle complicanze post-operatorie. “

Il classico esempio è quello di un cuscino inserito in una federa troppo piccola: non potendosi ben distendere all’interno della tasca che lo contiene, forma tante piccole pieghe. Idem per la protesi eccessivamente grande – spiega il chirurgo -. Immaginabili le conseguenze: ovviamente estetiche, ma anche funzionali, data la compressione sulle terminazioni nervose che può dare dolore. Al contrario, l’inserimento nella tasca di una protesi a goccia troppo piccola può favorire il suo rotamento all’interno della stessa.

I tempi di recupero sono abbastanza brevi: dopo 4-5 giorni dall’operazione si può tornare alle normali attività, con tutte le cautele proprie di qualsiasi altro intervento chirurgico.   

Le risposte alle domande più frequenti

È doloroso l’intervento?

“Il dolore è soggettivo, ma il possibile picco dei primi giorni è tranquillamente gestibile con gli anti-dolorifici”.

Che tipo di cicatrice lascia?

“La cicatrice ha una lunghezza di circa 3-4 cm. Si trova intorno alla porzione inferiore dell’areola, se questa è di un diametro sufficiente da permettere l’inserimento della protesi, oppure alla base del seno (solco infra-mammario).

Che tipo di protesi si utilizza?

“Le protesi maggiormente utilizzate in estetica sono quelle in gel di silicone coeso, le più sicure, con garanzia a vita”. 

Controindicazioni?

“La Dual Plane non presenta controindicazioni anzi, è particolarmente indicata per le donne esili”. 

Il seno riesce a mantenere la sensibilità?

“L’unica sensibilità che a volte può essere ridotta è quella dell’areola, e del capezzolo, nel caso in cui questa sia state usata come vie di accesso per la protesi”.

È possibile poi allattare?

“Uno studio americano dimostra una possibile riduzione del 20-30% della possibilità di allattare dopo una mastoplastica”.

Quanto dura nel tempo?

“In assenza di complicanze può durare per tutta la vita, tenendo sempre presenti le possibili variazioni nel tempo di forma e di volume per l’invecchiamento dei tessuti”.

Che tipo di reggiseni vanno usati dopo?

“Dopo l’intervento è suggerito adottare reggiseni di tipo contenitivo per almeno 4 settimane, per il “ferretto” bisogna lasciar passare almeno tre mesi.


Vito Girelli
Laurea Magistrale in Comunicazione pubblica, digitale e d'impresa
Esperto in: Benessere e Lifestyle
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