Sappiamo tutti che salute e bellezza passano dalla tavola, ma quali cibi scegliere per avere cute sana e chiome fluenti? Scopriamolo insieme grazie ai consigli del dottor Fabio Rinaldi.
Al primo posto, secondo quanto suggerisce il dottor Fabio Rinaldi, presidente dell’IHRF (International Hair Research Foundation) e docente alla Sorbona di Parigi, sulla tavola non possono mancare cereali, pesce, carne e uova che contengono taurina (rinforza il capello e stimola la pigmentazione), ornitina (prolunga la vita dei capelli e riequilibra il contenuto idrolipidico della cute) e niacina (dilata i vasi capillari, facilitando l’afflusso di sangue al cuoio capelluto).
Seguono poi cavoli, broccoli, spinaci, pomodori, albicocche e agrumi, ricchi di flavonoidi (che stimolano la funzionalità della rete vascolare bulbare). Mentre frutti rossi, vino rosso e té contengono i polifenoli (che proteggono il follicolo).
Immancabile l’olio extravergine di oliva, fonte di acido oleico, appartenente alla famiglia degli acidi grassi omega-9; e la frutta secca, ricchissima di acido linoleico che agisce come inibitore di un enzima strettamente correlato alla caduta dei capelli (l’alfa-5-reduttasi).
Perdita di capelli: l’aiuto dalla tavola
Altro discorso se la perdita dei capelli non è un fenomeno sporadico o stagionale e tende ad aggravarsi nonostante gli accorgimenti alimentari. In presenza di patologie tricologiche, come l’alopecia androgenetica, che affligge in particolare le donne durante la pubertà, dopo una gravidanza o in menopausa, e si manifesta con un diradamento via via più grave, fino a rendere visibile il cuoio capelluto, è fondamentale la cura farmacologica.
Ma ad allontanare i timori di quanti mettono in relazione l’uso del farmaco con eventuali problemi della sfera sessuale, arrivano i dati di un nuovo studio condotto dagli specialisti dell’IHRF, secondo cui:
“La finasteride blocca il meccanismo alla base della caduta dei capelli negli uomini e nelle donne e, contrariamente a quanto si pensa, non presenta alcun rapporto di causa-effetto con eventuali effetti collaterali”.
La buona notizia è emersa da una ricerca su 215 soggetti maschi in buone condizioni di salute, che avevano sospeso l’uso della finasteride da almeno tre mesi e dopo almeno 1 anno di assunzione del farmaco.
Il 61,4% dei soggetti riportava sintomi persistenti della sfera sessuale libido, disordini dell’eiaculazione, disturbi erettili, dolore ai testicoli, sintomi fisici, cognitivi e psicologici – depressione, ansia) anche dopo 1 anno dalla sospensione del farmaco.
È stata la successiva valutazione specialistica, fatta per accertare l’esatta incidenza dei sintomi su ogni singolo soggetto, ha chiarire che “nel 22,7% di coloro che lamentavano sintomi legati alla finasteride, non era possibile riconoscere un reale rapporto di causa effetto con il farmaco”, ha concluso Rinaldi.







