Sushi e sashimi: attenti a non esagerare

Arianna Preciballe
  • Esperta di: Diete e cura degli inestetismi

Benché in Giappone, per via del costo elevato del pesce, il sushi sia un cibo riservato ai giorni di festa, da noi ultimamente dilaga una vera e propria “sushimania”. Ma possiamo davvero concedercelo senza problemi ogni volta che ne abbiamo voglia?

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Come avverte la nutrizionista Sara Farnetti, la prima impressione è di consumare un pasto “sano” grazie ai benefici nutrizionali del pesce crudo (apporto di Omega 3, non alterati dalla cottura, che contribuiscono a tenere basso il livello di colesterolo e proteggono dalle malattie cardiovascolari, oltre a migliorare la funzione della tiroide, risvegliando il metabolismo grazie al contenuto di iodio minerale), la scelta del piatto migliore impone un distinguo tra le due preparazioni.

Il sushi infatti è preparato con riso glutinoso, lessato, condito con aceto di mele e zucchero, alghe e pesce; il sashimi è solo pesce crudo tagliato sottile.

“È come paragonare un piatto di riso ai frutti di mare a un branzino alla griglia!”


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avverte la dottoressa.

Sushi e Sashimi: a cosa stare attenti

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Il contenuto di zuccheri del sushi, per l’alto carico glicemico del riso, lo rende un alimento di cui non abusare: ogni nigiri (pezzo di riso su cui è stato adagiato il pesce) ha infatti in media 40 kcal; ogni maki (rotolino) di alga, riso e pesce invece, 30.

Contando che una porzione in media va dai 12 ai 14 pezzi, abbiamo un totale di 450 kcal, un po’ meno di una pizza, che ne ha “solo” 570. 

Per un pranzo “in linea”, meglio quindi optare per un mix di sashimi e sushi, al fine di limitare i carboidrati del riso.

Se si desidera concludere il pasto con un dessert, è decisamente meglio consumare solo il sashimi con una zuppa.

Infine, per evitare di incamerare troppi liquidi, è preferibile scegliere il wasabi come condimento piuttosto che la salsa di soia, che può creare ritenzione.