Pizza: patrimonio della cultura italiana?

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04/05/2021

Da sempre simbolo della cucina mediterranea, la pizza oltre che patrimonio dell’umanità, è amica dell’ambiente perché fatta con ingredienti genuini, di produzione locale, e impastata a mano. E l’olio di gomito, si sa, non inquina. Ecco una lista di petizioni nate per salvaguardare la pizza come patrimonio della cultura italiana.

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La raccolta di firme che chiede l’inserimento dell’Arte della Pizza nella “Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità”, lanciata dall’ex Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio su Change.org, con il sostegno della Coldiretti, dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani e di Rossopomodoro, ha raggiunto in pochi mesi 200.000 adesioni. Le prime firme raccolte sono state consegnate proprio la scorsa settima a Roma al Presidente della Commissione Italiana Unesco, Prof. Giovanni Puglisi, dallo stesso Pecoraro Scanio, accompagnato da Roberto Moncalvo, Presidente della Coldiretti, da Franco Manna, Presidente di SEBETO S.p.A, da Sergio Miccù, Presidente dell’APN (Associazione pizzaioli napoletani), da Giuseppe Castiglione, Sottosegretario al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e da Elio Lannutti, Presidente dell’Adusbef.


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Gli esperti a favore del Made in Italy

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“Il riconoscimento dell’Unesco ha un valore straordinario per l’Italia, il Paese dove più radicata è la cultura alimentare e la pizza rappresenta un simbolo dell’identità nazionale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “è chiaro che garantire l’origine nazionale degli ingredienti e le modalità di lavorazione significa difendere un pezzo della nostra storia, anche dalla concorrenza sleale”.

Un rischio diffuso all’estero e un’occasione per fare chiarezza anche in Italia dove secondo un’analisi della Coldiretti quasi due pizze su tre (63 per cento) sono ottenute da un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori.

Quando un prodotto diventa globalizzato – dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde – il rischio è che se ne perda l’origine ed è proprio il caso dell’arte della pizza. Con la consegna delle firme abbiamo chiesto al Prof. Giovanni Puglisi di indicare l’arte della pizza napoletana come proposta italiana per l’iscrizione nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. In questo modo potremmo difendere le origini della pizza e anche il Made in Italy”. 

Dal 1 maggio 2015 l’Italia ospiterà l’Expo Universale: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, dedicata all’agricoltura e alla sostenibilità. È importante che nel marzo 2015 l’Italia formalizzi al Comitato Intergovernativo dell’UNESCO la candidatura dell’“Arte della pizza” così da garantire l’origine italiana degli ingredienti e la qualità igienico sanitaria nella preparazione.


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La pizza più antica è la Marinara: consigli

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Tra tutte, è considerata quella più “leggera” grazie al condimento “ridotto”. Ma il gusto “marinaro” oltre a essere uno dei gusti di pizza più richiesti, è anche tra i più buoni al mondo.

Una curiosità: il nome deriva dal fatto che, anticamente, i marinai durante i loro lunghi viaggi potevano portare in nave solamente ingredienti facilmente conservabili, come il prezzemolo e il pomodoro, nonché altre spezie.

Un consiglio: il pomodoro migliore è il pelato, decisamente il più gustoso.


Vito Girelli
Laurea Magistrale in Comunicazione pubblica, digitale e d'impresa
Esperto in: Benessere e Lifestyle
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