Olio extravergine di oliva: gli alimenti da scegliere per la longevità

L’olio extravergine di oliva, utilizzato nella preparazione dei piatti, può ridurre l’indice glicemico dei pasti e migliorare la salute metabolica. L’esperta Sara Farnetti ha spiegato come scegliere e combinare i cibi per promuovere la longevità e il benessere del nostro organismo.

Al Congresso Internazionale sulla Longevità Sana tenutosi a Milano, la dottoressa Sara Farnetti, specialista in Medicina Interna, ha suggerito interessanti spunti per chi desidera mantenere il corpo giovane e sano più a lungo. Il segreto? Una “nutrizione funzionale” che mette al centro l’olio extravergine d’oliva (EVO) e altri alimenti benefici, valorizzandone il ruolo nella prevenzione dell’infiammazione e nel supporto delle funzioni organiche. Questo approccio alla nutrizione non solo contribuisce a migliorare la digestione e il metabolismo, ma offre un aiuto concreto nella prevenzione di molte patologie croniche.

L’olio extravergine d’oliva fa bene alla salute

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Questo ingrediente, oltre ad arricchire i piatti con i suoi grassi “buoni” e le sue proprietà antiossidanti, possiede una funzione coleretica, che stimola la produzione di bile e facilita la digestione dei grassi. Un aspetto cruciale, secondo l’esperta, è la capacità dell’olio EVO di ridurre l’indice glicemico e insulinico del pasto, con un effetto positivo sia sul metabolismo che sul controllo del peso.

Un piatto condito con olio EVO, erbe aromatiche e ingredienti sani permette di mantenere più stabile la glicemia, aiutando così a evitare picchi insulinici che possono portare a infiammazione e accumulo di grasso. In altre parole, aggiungere olio EVO durante la cottura o a crudo non solo aumenta la soddisfazione e il sapore del piatto, ma contribuisce anche alla salute del microbiota e del sistema immunitario. Rispetto a pasti sconditi, spesso poco nutrienti e a basso indice di sazietà, un’alimentazione più ricca di sostanze nutritive può aiutare il corpo a rimanere in forma e a lungo termine.

Farnetti promuove un’idea di “nutrizione funzionale”, ovvero un approccio che va oltre le semplici calorie e si concentra sulle funzioni organiche. Secondo la specialista, non conta solo “cosa” mangiamo ma “come” gli alimenti vengono combinati e cucinati. Per questo motivo, il tipo di dieta deve essere studiato in base alle specifiche funzioni del corpo e personalizzato a seconda delle esigenze individuali.

Nel contesto della nutrizione funzionale, non tutti i piatti “ipocalorici” sono uguali: un pasto povero di grassi e condimenti potrebbe in realtà risultare più dannoso per il metabolismo. Un esempio pratico è quello della pasta, che se mantecata con olio EVO caldo e spezie, non solo diventa più appetitosa ma supporta funzioni digestive e antiossidanti, migliorando l’assorbimento dei nutrienti e stabilizzando la glicemia.

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