Obesità: origine e cause

Revisione dell’articolo a cura della dottoressa nutrizionista Martina De Renzis

Ogni giorno in più trascorso con un giro di vita al di sopra degli ottantotto centimetri per le donne e dei centodue per gli uomini, costituisce un serio pericolo per la salute. L’insidia proviene in sostanza dal grasso presente nelle nostre viscere, che da solo rappresenta una seria minaccia per il sistema  cardiovascolare. Scopriamo cosa dice la ricerca in merito. 

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C’è da dire che la sorte segue il suo corso, indipendentemente dall’età e dal sesso e dall’indice di massa corporea che abbiamo. Eppure tira un’aria nuova nella ricerca sull’argomento. Basta leggere le ricerche del gruppo italiano capitanato da Saverio Cinti, dell’Università Politecnico delle Marche.

Questo team di studiosi ha fatto la scoperta: l’origine del tessuto adiposo. Individuando le sue cellule progenitrici, nelle quali potrebbe nascondersi la chiave per combattere obesità, diabete e aterosclerosi. Il risultato non è frutto di immaginazione, bensì è il frutto (meritato) di ricerche, confronti ed esplorazioni. Talmente tanto interessanti da trovare spazio sulla rivista Cell Metabolism. Che ne dà conferma a livello internazionale.


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“Abbiamo individuato l’identità della cellula staminale dei due tipi di tessuto adiposo”, ha riferito Cinti riferendosi alla scoperta.

Quanti tessuti adiposi esistono?

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Ma facciamo un passo indietro. Forse non tutti sanno che esistono due tessuti adiposi: quello bianco, che accumula i grassi, e quello bruno, che al contrario li brucia. La scoperta indica che entrambi hanno un progenitore comune: una cellula b, che fa parte del rivestimento dei a sanguigni e che, per motivi che vanno ancora tutti capiti e verificati, abbandona il suo luogo naturale per regredire, tornando bambina, addirittura allo stato di staminale.

A questo punto comincia a differenziarsi seguendo la strada che la porterà a diventare una cellula del tessuto adiposo bianco o bruno. “Il prossimo passo, ha dichiarato Cinti – sarà verificare i meccanismi che sono dietro questo processo di riprogrammazione fisiologico: un passo fondamentale – ha aggiunto. Per avere la capacità di manipolare la plasticità di queste cellule”.

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Mentre la ricerca va avanti, possiamo rimanercene con le mani in mano? No. Qualcosa possiamo fare. Cosa? Allenarci. Fare per esempio esercizio fisico tutti i giorni. I medici non sanno più come farci assimilare l’unica cosa che davvero ci allontana dalla sindrome metabolica: basta mezzora al giorno di cammino a passo veloce per sei o magari sette giorni la settimana per tenere sotto controllo ipertensione arteriosa, iperglicemia e dislipidemia (in pratica un aumento dei trigliceridi e una consistente riduzione del colesterolo “buono” HDL e parallelo aumento del “cattivo” LDL.

Quindi, niente scuse per la pigrizia. Bastano 4 ore di TV al giorno e la predisposizione ereditaria all’obesità è amplificata del 50%. Lo dimostra uno studio di Qibin Qi della Harvard School of Public Health di Boston che ha coinvolto 7740 donne e 4564 maschi. Al momento non ci sono test genetici di uso pubblico per sapere se di famiglia si è predisposti al sovrappeso, ma negli ultimi 5 anni sono tanti i geni scoperti che predispongono ai chili di troppo. Gli esperti hanno usato una trentina di questi geni per misurare la predisposizione familiare al sovrappeso di ciascun volontario, e hanno raccolto informazioni sulle loro abitudini in quanto a pratica sportiva e tempo trascorso di fronte al piccolo schermo.


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Paolo Cesarotti
Nutrizionista
Laureato in Scienze biologiche con indirizzo Bio-Sanitario
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