La nuova definizione di cibo sano: ecco a cosa stare attenti

Quando si parla di alimentazione spesso si tende a differenziare il cibo considerato “sano” da quello che invece sarebbe meglio evitare. Ma che cosa si intende con l’espressione “cibo sano”? Negli Stati Uniti questa definizione è stata rivisitata dalla FDA, aggiungendo alcune specifiche che possono meglio orientare i consumatori nella scelta giusta in materia di alimentazione. 

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Cosa significa “cibo sano“? Ovviamente nella nostra vita abbiamo sentito spesso questa espressione, che dovrebbe orientarci a scegliere gli alimenti giusti da mettere sulla nostra tavola, evitando invece quei cibi, ultra-processati oppure ad alto contenuto di grassi e zucchero, che finiscono per incidere nell’insorgere di malattie croniche o intolleranze. Stando a quanto riportato, la FDA sta riscrivendo negli Stati Uniti la definizione di “cibo sano“: vediamo insieme quali saranno le principali novità.

La nuova definizione di cibo sano per FDA

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Per coloro che sono abituati a seguire la dieta mediterranea, la definizione di cibo sano non sarà difficile da intuire. Tendenzialmente, infatti, con questa espressione si intende indicare quegli alimenti che contengono in primis fibre vegetali o proteine, sostanze che vengono ritenute fondamentali per il nostro organismo. Da escludere, invece, gli alimenti che presentano alto contenuto di sodio, grassi e zuccheri aggiunti, ritenuti invece dannosi per il corpo.

Tra le novità importanti, c’è la diversa considerazione delle tipologie di grassi. Se quelli saturi sono da escludere, c’è ormai una condivisa buona considerazione di quelli ritenuti sani, ovvero Omega-3 e Omega-6, contenuti in particolar modo nel pesce (in particolare salmone e pesce azzurro) e nella frutta secca. Gli alimenti che sono quindi ricchi di grassi sani vanno integrati nella propria dieta, prevedendo dosi settimanali se non quotidiane, ad esempio per quanto riguarda la frutta secca.

Inoltre, saranno esclusi definitivamente dalla lista dei cibi sani alcuni alimenti che invece erano stati inseriti in passato e che ora sono stati rivalutati, come ad esempio pane bianco in casetta, barrette di cereali che hanno un alto contenuto di zuccheri aggiunti, succhi di frutta (a meno che non abbiano indicato, nell’etichetta, una base al 100% di frutta).

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