Frutta e verdura contaminate: rischi e soluzioni

Arianna Preciballe
  • Esperta in Diete e alimentazione

Forse non tutti sanno che indicare il Paese d’origine di frutta e verdura è obbligatorio. Non importa se il prodotto sia venduto a confezioni o sfuso: il consumatore deve poter decidere leggendo la dicitura apposta a chiare lettere accanto al prezzo o direttamente sull’etichetta del confezionato. Ma perché è necessario fare così attenzione? Scopriamolo insieme.

Schermata 2021-07-04 alle 11.12.22

Nonostante la normativa UE in merito ai livelli di residui chimici sembri severa, in realtà le maglie da cui nel nostro paese passano prodotti dannosi alla salute, sono assai larghe e i controlli, esclusivamente a campione, non sempre riescono a individuare prodotti contaminati. Non ci resta che essere noi a scegliere bene i prodotti che acquistiamo.

Dalle analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa), è emerso che in Europa oltre il 40% di frutta e verdura consumate, conservano residui di pesticidi e circa nell’1,4% dei casi, i livelli superano i limiti consentiti per legge.

Frutta e verdura contaminate: occhio all’etichetta

Schermata 2021-07-04 alle 11.16.11

In cima alla lista nera segnalata dalla Coldiretti, troviamo uva, banane e peperoni. Sul banco degli imputati anche broccoli provenienti dalla Cina, basilico indiano e prezzemolo vietnamita.

Come si evince dal report, voluto per la  difesa della dieta mediterranea e contro le speculazioni di frutta e verdura low cost proveniente dall’estero, a conquistare la vetta della classifica è ancora una volta la Cina, più volte redarguita per la quantità di prodotti alimentari fuori norma perché contaminati da mitocossine, pesticidi, additivi e coloranti.

I broccoli asiatici sono risultati irregolari nel 92% dei campioni a causa della presenza di residui chimici. La classifica prosegue con il prezzemolo del Vietnam, irregolare nel 78% dei casi, e il basilico importato dall’India, fuori norma in ben 6 casi su 10.

Come ricorda la Coldiretti,

“in Italia, il gigante asiatico ha praticamente quintuplicato (+379%) le esportazioni di concentrato di pomodoro, aumentate di un ulteriore 17% nel 2020, raggiungendo circa 69 milioni di chili, pari a circa l’11% della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente”.

Cibi freschi? Meglio a chilometri zero

Schermata 2021-07-04 alle 11.21.40

La lista prosegue poi con le melagrane dall’Egitto, che superano i limiti in 1 caso su 3 (33%), seguite da fragole (11%) e arance (5%) sempre originarie del paese africano, da cui arrivano in Italia grazie alle ultime agevolazioni sulle importazioni stabilite dall’Unione Europea.

Ma non è tutto: rischi anche dal peperoncino della Thailandia e dai piselli del Kenia, contaminati in un caso su dieci; dai meloni e cocomeri importati dalla Repubblica Dominicana (14%), dalla menta del Marocco, altro Paese a cui sono state concesse agevolazioni anche per arance, clementine, fragole, cetrioli, zucchine, aglio, olio di oliva e pomodori.

“L’accordo con il Marocco”,

continua la Coldiretti

“è fortemente contestato dai produttori agricoli proprio perché nel Paese africano è permesso l’uso di pesticidi pericolosi per la salute che sono vietati in Europa. L’agricoltura italiana è la più green d’Europa, con centinaia di prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), il divieto all’utilizzo degli Ogm e il maggior numero di aziende biologiche, ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale, con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), quota inferiore di quasi 4 volte rispetto alla media europea (1,4%) e di quasi 20 volte a quella di prodotti extracomunitari (7,5%).