Dieta vegetariana: pro e contro

La dieta vegetariana ha numerose peculiarità ed aspetti positivi; nonostante questo però, secondo alcuni studi, chi segue una dieta in cui non vi è la presenza di proteine del gruppo animale, per prevenire alcune patologie deve necessariamente integrare alcune vitamine!

Dieta

L’alimentazione vegetariana, a base di alimenti latto-ovo, vegetali cotti e crudi, frutta, legumi, cereali, semi e frutta secca, è caratterizzata dal basso contenuto di grassi. Peculiarità per cui è ritenuta avere impatto positivo sulla salute: diminuisce i rischi di ipertensione, di diabete di tipo 2, riduce i livelli di colesterolo, incidendo soprattutto sui valori di LDL, il colesterolo cattivo, e riduce il peso, principale fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

Se i benefici sono tanti, è bene sottolineare anche gli eventuali pericoli dovuti alla carenza di vitamina B12, come avverte la dottoressa Diana Scatozza, medico farmacologo e specialista in Scienza dell’Alimentazione, riportando uno studio inglese, l’EPIC-Oxford study, che ha osservato un campione di 65.429 soggetti.

I risultati hanno evidenziato un aumento del 30% del rischio di fratture nei vegetariani e una carenza patologica di vitamina B12.

“Si stima che in diversi paesi del mondo, tra cui l’Italia, tale carenza a livelli potenzialmente rischiosi interessi più della metà dei vegetariani, arrivando al 62% nelle donne in gravidanza, quasi all’86% nei bambini e al 90% negli anziani”, segnala la dottoressa.

E non solo: la scarsità della vitamina

“potrebbe non essere un problema se non fosse associata a disturbi neurologici e all’aumento dell’aterosclerosi, cioè a danni della circolazione responsabili del rischio di malattie cardiache”.

Dieta vegetariana: quali vitamine mancano?

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A conferma di questo, un’altra indagine, questa volta condotta in Austria, l’Austrian Health Interview Survey, ha valutato lo stile di vita di 1.320 soggetti di cui 330 vegetariani, 330 alimentati con carne e consumo elevato di frutta e verdura, 300 con poca carne e 330 che seguivano un’alimentazione ricca di carne. Se da una parte i dati hanno fatto emergere come i vegetariani abbiano uno stile di vita più corretto, siano più attivi fisicamente, fumino meno e bevano meno alcol, dall’altra ha messo in luce come siano interessati da “un aumento del 50% di attacchi di cuore (1,6%), rispetto a chi segue un’alimentazione ricca di carne”, ha precisato la dottoressa. Il suo rimedio? Adottare misure preventive con consumo regolare di integratori, fin da bambini.

Punto che mette d’accordo anche i pediatri:

“I bambini, sin dallo svezzamento, tendono a seguire il modello proposto dai genitori: non hanno cioè la consapevolezza di un orientamento che, a partire dall’alimentazione, condiziona l’intero stile di vita, né sono in grado di operare scelte autonome. – avverte il dr Piercarlo Salari, pediatra a Milano – Inoltre, gli intensi processi metabolici che caratterizzano l’età evolutiva comportano fabbisogni nutrizionali elevati e del tutto peculiari: per questa ragione eventuali stati carenziali, in particolare delle vitamine del gruppo B, a cui potrebbero essere esposti i bambini vegetariani non soltanto riducono il potenziale di crescita staturale, ma sono anche in grado di causare danni irreversibili sullo sviluppo cognitivo e psichico. La disponibilità di opportuni integratori alimentari può consentire di prevenire il rischio di deficit nel pieno rispetto dei presupposti della dieta vegetariana”, sottolinea in ultimo il pediatra.