Dieta: mangiare rispettando il corpo

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12/03/2021

Come scegliere gli alimenti più sani e nutrienti. La piramide alimentare ci aiuta, attraverso una semplice e immediata rappresentazione grafica, a scegliere quali alimenti mettere a tavola, in che quantità e con quanta frequenza…con un occhio all’ambiente.

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Il primo che cercò di spiegare al mondo perché alcune popolazioni fossero più longeve fu il fisiologo americano Ancel Keys, che negli anni Settanta pubblicò il libro “Mangiar bene per vivere meglio”. Keys diede il via agli studi sulla dieta mediterranea nei paesi del Cilento, scoprendo che un consumo equilibrato di alimenti naturali (come olio di oliva, frutta, cereali, legumi) associato a uno stile di vita non sedentario, permettevano di ridurre il rischio di malattie cosiddette del benessere (cardiopatie, diabete, ipertensione ecc).

La prima Piramide Alimentare nasce nel 1992, ad opera dell’US Department of Agriculture: un grafico che, in modo sintetico ed efficace, spiega come adottare un tipo di alimentazione equilibrato. La forma a piramide rappresenta graficamente le proporzioni di consumo giornaliere dei diversi alimenti. Alla base sono collocati gli alimenti che bisogna consumare in maggiore quantità.


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Risalendo verso la punta, si trovano i cibi da consumare con moderazione.

Nel corso degli anni di questi modelli ne sono stati realizzati diversi, tra cui la Piramide Alimentare Italiana, basata sulla definizione di Quantità Benessere (QB – porzioni di alimenti in grammi), messa a punto dall’Istituto di Scienza dell’Alimentazione dell’Università La Sapienza nel 1993.

La Piramide della dieta mediterranea

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Nel 2009 a Parma, alla Conferenza Internazionale del Centro Interuniversitario Internazionale di Studi sulle Culture Alimentari Mediterranee è stata presentata la Nuova Piramide della dieta mediterranea moderna rivolta a tutta la popolazione adulta, da 18 a 65 anni.

Il nuovo grafico tiene conto dell’evoluzione della società, evidenziando l’importanza dell’attività fisica, della convivialità a tavola e dell’abitudine di bere acqua e suggerendo di privilegiare il consumo di prodotti locali su base stagionale.

“È una dieta mediterranea rivisitata all’insegna della modernità e del benessere, senza trascurare però le diverse tradizioni culturali e religiose e le differenti identità nazionali”, ha dichiarato il prof. Carlo Cannella, Presidente dell’Inran (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione).

La Piramide è strutturata con gli alimenti che compongono i pasti principali alla base e, a salire, gli altri cibi necessari a completare il pasto, distribuiti, per la prima volta, su base giornaliera o settimanale.

La regola alimentare imprescindibile è quella di bere molta acqua. Frutta verdura (almeno 4 porzioni al giorno) non devono mancare nei pasti principali, così come pane o pasta o riso e altri cereali, preferibilmente integrali.


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Risalendo la Piramide vengono indicati i consumi giornalieri di altri alimenti come il latte e i suoi derivati, l’olio di oliva, la frutta a guscio, semi o olive e le erbe aromatiche.

Verso la cima, gli alimenti che servono a completare il pasto: pollame, pesce, crostacei e molluschi vanno variati con uova o legumi, ma non tutti i giorni. Infine, al vertice, troviamo gli alimenti che è bene moderare e consumare in una settimana: 1 porzione di salumi, 2 di carne e di dolci.

La Doppia Piramide Alimentare-Ambientale

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Recentemente è stata presentata, dal Barilla Center for Food & Nutrition (Bcfn), la Doppia piramide alimentare-ambientale: un nuovo modello che evidenzia come nutrirsi in modo corretto e contemporaneamente diminuire l’incidenza sull’ambiente dei nostri consumi.

La Doppia Piramide affianca quindi la piramide alimentare alla piramide ambientale, costruita sulla base della stima dell’impatto ambientale associato a ogni singolo alimento.

La piramide Alimentare-Ambientale è rappresentata capovolta: gli alimenti a maggior impatto ambientale sono in alto e quelli a ridotto impatto in basso. Dal grafico si evince come gli alimenti per i quali è consigliato “un consumo più frequente” sono anche quelli che determinano l’”impatto ambientale minore”. Viceversa, i cibi di cui si raccomanda un consumo meno frequente sono anche quelli che hanno maggiore impatto sull’ambiente.