Cioccolato: come mangiarlo senza avere brufoli

Arianna Preciballe
  • Esperta di: Diete e cura degli inestetismi

Usato come premio o fonte di piacere, considerato non un alimento o fonte di energia, è proprio vero che questo cibo “buono”, che mangiamo provando dei profondi sensi di colpa, fa venire i brufoli?

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La credeva diffusa vuole che il cioccolato, cibo amato da grandi e bambini, faccia venire brufoli. Ma è davvero così? No. Non è provato, nonostante si siano condotti molti studi.

Secondo Rowan Jacobsen, medico americano che vive e lavora nel Vermont, autore del libro “I benefici del cioccolato”, non si è mai trovato un legame tra i brufoli e un qualsiasi alimento.

“La nostra pelle contiene le ghiandole sebacee che producono grasso e possono infettarsi per una scarsa igiene o, nell’età adolescenziale, per un’eccessiva produzione ormonale”

scrivono gli autori rivolgendosi al lettore goloso.

“Vi sono anche fattori legati allo stress o alla digestione (una certa stitichezza può aiutare la produzione di queste eruzioni cutanee). È vero che i grassi e gli zuccheri sono nemici della pelle, ma gli studi effettuati da parte di dermatologi e dietologi su campioni di “volontari” costretti a mangiare cioccolato non hanno dimostrare l’insorgere di questi spiacevoli inestetismi cutanei”.

Secondo Jacobsen si tratta di una “leggenda”. L’American Dietetic Association nella sua pubblicazione Complete Food and Nutrition Guide sostiene che il “legame tra brufoli e cioccolato è soltanto un mito”.

Cioccolato: pro e contro

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Ti basta guardarlo e il cioccolato riesce a strapparti un sorriso, mandando in umidità la tua bocca. Il cervello entra in fibrillazione forse ricorda che tra poco ti arrenderai.

Per assaporarlo non devi usare nessuna delle tecniche sopraffine da mettere in campo quando gusti del buon vino. Semmai il problema è quello di non arrivare troppo in fretta alla fine.

Osannato da musicisti, registi, pittori e scrittori, cos’ha spinto un giornalista come Bruno Gambarotta a dedicare la parodia del “Codice da Vinci” al gianduiotto (“Il codice Gianduiotto”) e non alla pizza?

Perché Renzo Arbore nel 1987 scelse il cacao per la sigla della sua trasmissione cult “Avanti tutta” e non una “tazzurella” di caffè (alla quale per altro è dedicata una canzone di Pino Daniele)?

E infine, cosa ha convinto Nanni Moretti a battezzare la sua casa cinematografica “Sacher Torte” anziché “crostata di mele”?

Tutte domande cui rispondono Clara e Gigi Padovan nel libro scritto a quattro mani “Conoscere il cioccolato” (Ponte alle Grazie) ritrovandosi alle prese con scirzette, tartufi, rocher, praline, dragée, baci, torroncini e cremini.