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La vulvodinia: una malattia poco conosciuta

Spesso la diagnosi viene effettuata tardivamente. Impariamo a riconoscerla

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La vulvodinia: una malattia poco conosciuta

Con la consulenza della dott.ssa Nicoletta Spano, Ostetrica presso la Clinica Capitanio di Milano

 

La vulvodinia (detta anche sindrome vulvovestibolare o vestibolodinia), è una malattia citata in letteratura da più di 100 anni, ma poco nota, di cui non si conosce la causa eziopatogenetica (il processo della sua insorgenza e del suo sviluppo). “Non si sa quale sia la causa, ma si tratta di una malattia organica che presenta un’anomalia della funzione del muscolo perineale, quello del pavimento pelvico, che ha il compito di sostenere alcuni organi interni come vescica, utero e retto” spiega la dott.ssa Nicoletta Spano, Ostetrica presso la Clinica Capitanio di Milano. “Nel caso delle vulvodinie, questo muscolo non si decontrae mai, quindi va ad imbrigliare i vasi sanguigni e un nervo che si chiama pudendo; in questo modo al vestibolo arriva meno sangue e meno ossigeno, e di conseguenza si crea uno stato infiammatorio che si cronicizza. Inoltre, all’ingresso vaginale, in alcuni punti precisi, nella quasi totalità dei casi si crea un’ischemia, una micro abrasione dovuta al fatto che il tessuto si sfalda, sempre a causa della ridotta irrorazione e ossigenazione. Si riscontra poi una neuropatia periferica, perché il nervo pudendo, che esce dal ganglio sacrale, è imbrigliato dalla contrattura muscolare: la costrizione del nervo, infatti, interessa anche il vaso sanguigno, riducendo l’afflusso di sangue e provocando una neuropatia, una nevrite, una sofferenza più o meno modesta (che va valutata) del nervo pudendo”. La parte malata è l’ingresso vaginale, mentre il canale vaginale non ha mai nulla”.

 

I campanelli d’allarme

Molte pazienti hanno delle pseudo cistiti, con gli stessi sintomi di questa patologia, ma senza batteri (dagli esami delle urine non risulta nulla). Molto spesso si tratta di cistiti post coitali, dovute cioè a una causa meccanica. I sintomi sono:

• Molto freddo, soprattutto alle parti distali del corpo (mani, piedi, punta del naso), e nei casi più gravi anche a pancia e/o vagina (sensazione di ghiaccio);

• Stanchezza e spossatezza non giustificabili con lo stile di vita e non riconducibili ad altre patologie (come quelle della tiroide);

• Difficoltà a stare sedute, ad indossare indumenti aderenti (sensazioni di bruciore, prurito, spilli, talvolta gonfiore a livello vulvare);

• Difficoltà ad andare in bicicletta o motorino, tutto ciò che va a premere sulla parte vulvare;

• Quasi sempre dispareunia, difficoltà ad avere rapporti sessuali, dolorosi.

 

L’aspetto emotivo

La vulvodinia è una malattia organica, ma subentra un aspetto emotivo molto importante: innanzitutto è una patologia che colpisce la sfera più intima della femminilità, e coinvolge anche il partner. “A causa di questo coinvolgimento, spesso subentrano dei sensi di colpa. Le donne che ne sono affette presentano una ridotta o assenza di desiderio sessuale, e la paura di perdere il rapporto affettivo è forte, molte vengono lasciate. Inoltre, la mancata diagnosi e il peregrinare da uno specialista all’altro senza risolvere il problema peggiora il quadro psicologico”.

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