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Via libera alla tossina botulinica di tipo A

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È stato presentato a Milano il primo studio al mondo di lungo periodo sull’utilizzo di OnabotulinumtoxinA in medicina estetica. “I risultati confermano il profilo di sicurezza di questa specifica tossina botulinica di tipo A per fini estetici anche su un periodo ampio”, premette Massimo Signorini, presidente di Aiteb (Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino). “Long-Term Safety and Patient Satisfaction of Effectiveness of Facial Aesthetic Treatment” è il più ampio studio multicentrico retrospettivo e di lungo periodo mai condotto sull’uso in estetica di OnabotulinumtoxinA; il primo a valutare il profilo di sicurezza e la soddisfazione dei pazienti per un tempo medio di 9,3 anni. Condotto in Stati Uniti, Canada, Francia, Brasile, Australia su 207 pazienti di età pari o superiore ai 18 anni, la ricerca ha analizzato soggetti sottoposti a trattamenti con OnabotulinumtoxinA per almeno 5 anni in modo continuativo (con una media di 2 o più trattamenti l’anno, inclusi 1 o più trattamenti l’anno per le rughe glabellari) sempre dallo stesso medico. I partecipanti allo studio - di cui 13 uomini e 194 donne – avevano in generale un’età media di 55.6 anni ed un’età media di 46.4 anni al primo trattamento delle rughe glabellari. In totale sono stati effettuate 5.112 sessioni, praticate in una o più aree del viso.

“Ci troviamo davanti ad una review che ha preso in esame la casistica più ampia finora pubblicata - aggiunge Giuseppe Sito, vice presidente di Aiteb - Anche in questo caso i risultati parlano chiaro: il profilo di sicurezza del botulino in campo estetico risulta interamente confermato e i pochi effetti collaterali riscontrati sono limitati e comunque temporanei”.

Alla presentazione dello studio e della review in ambito estetico è stata affiancata anche quella sull’utilizzo di OnabotulinumtoxinA in ambito neurologico, con particolare riferimento all’emicrania cronica, per la quale il trattamento ha ricevuto non solo l’approvazione AIFA nel 2013 ma anche la rimborsabilità.

Durante l’incontro è stata presentata anche una ricerca realizzata da un’equipe italiana recentemente pubblicata sull’autorevole rivista scientifica americana Dermatologic Surgery. Lo studio italiano ha preso in considerazione 12 anni di trattamenti - dal gennaio 2000 al giugno 2012 - andando ad analizzare 35 studi clinici qualificati della letteratura scientifica internazionale che hanno interessato quasi 9mila pazienti di età compresa tra i 18 ed i 75 anni.

“La metà degli studi clinici si è concentrata sulla zona glabellare, ossia quella tra le due sopracciglia, la parte alta del volto ha interessato un quarto delle ricerche mentre zampe di gallina e parte inferiore del volto sono state coinvolte dai rimanenti studi”, ha specificato Maurizio Cavallini, socio fondatore di Aiteb e tra gli autori della ricerca insieme a Massimo Signorini, Giuseppe Sito, Pierfrancesco Cirillo, Salvatore Piero Fundarò, Sandro Quartucci, Chantal Sciuto, Davide Tonini e Gloria Trocchi.

 

I risultati

Per quanto riguarda la glabella, la maggior parte degli effetti collaterali viene ricondotta alle conseguenze delle punture: dolore all’applicazione e possibili ecchimosi successive. “L’effetto collaterale che è invece certamente correlato al farmaco è la ptosi palpebrale, ovvero l’incapacità di aprire completamente la palpebra. Questa ha un’incidenza del 2,5% circa, ed è del tutto temporanea”, precisa Cavallini. Sulle zampe di gallina e sulla fronte sono stati riscontrati effetti legati alle manovre iniettive. “L’effetto collaterale, peraltro operatore dipendente, può invece essere l’abbassamento dell’arcata sopraccigliare. Alcuni pazienti, inoltre, hanno riferito un certo senso di peso della zona frontale, sempre reversibile spontaneamente e di breve durata nel tempo”. Nella zona inferiore del volto, gli studi clinici hanno riguardato la zona della bocca, il mento e i muscoli masseteri. “Gli esiti estetici sono stati globalmente positivi, a fronte però di effetti collaterali un po’ più frequenti: un certo grado di asimmetria è riferito dal 7% circa dei pazienti trattati. Anche questi si sono rivelati essere del tutto temporanei, tuttavia, data la loro maggior frequenza, l’uso del botulino in questi distretti dovrebbe essere praticato dai professionisti più esperti”, conclude Cavallini.

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