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Tumori: prima paziente italiana trattata con protoni

Una bambina affetta da tumore raro è curata con pronoterapia, un nuovo tipo di radioterapia basata su fasci di protoni, anziché di fotoni.

Tumori: prima paziente italiana trattata con protoni

L’ultima novità per il trattamento dei tumori si chiama pronoterapia, ovvero terapia con protoni. Si tratta di un approccio all'avanguardia che consiste nel colpire il tumore con fasci di particelle subatomiche (protoni) prodotti da un acceleratore simile, con le debite proporzioni, a quello del CERN di Ginevra. Gli studi, seppur iniziali e limitati nel numero, dimostrano l'efficacia di tale terapia anche per i tumori pediatrici. La metodica è efficace almeno quanto la radioterapia classica, ma con minori effetti tossici a lungo termine che, soprattutto nel caso dei bambini, possono portare allo sviluppo di altre patologie, anche gravi.

 

La prima paziente ad essere trattata con la radioterapia a fasci di protoni, anziché di fotoni, è una bambina di 9 anni affetta da cordoma - un tipo raro di tumore che di solito insorge nel sacro o nella base cranica, cioè ai due estremi della colonna vertebrale e con un’incidenza dello 0,5 per milione di persone.

La piccola paziente, prima di poter essere sottoposta a protonterapia, ha effettuato un complesso percorso diagnostico e clinico, culminato con l’asportazione chirurgica di una porzione del tumore che aveva alla base del cranio. Proprio a causa della peculiare localizzazione della neoplasia, l’equipe del professor Franco Locatelli, responsabile dell’Oncologia pediatrica del Bambino Gesù, ha deciso di sottoporla alla nuova metodica. La classica radioterapia, infatti, avrebbe avuto effetti collaterali troppo pericolosi tenendo conto della zona su cui sarebbero stati diretti i fasci radianti.

“Si tratta di una tecnica che, soprattutto nei bambini, comporta meno effetti collaterali a lungo termine, poiché permette di risparmiare quanto più possibile i tessuti sani che non sono stati colpiti dal tumore – spiega la dottoressa Angela Mastronuzzi, neuro-oncologa pediatra del Bambino Gesù - I protoni, infatti, hanno la peculiarità di rilasciare energia direttamente nella sede del tumore, senza compromettere i tessuti sani intorno. Negli Stati Uniti è usata già da molti anni per il trattamento dei pazienti pediatrici, soprattutto di quelli affetti da tumori del sistema nervoso centrale”.

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