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Tumore della cute: attenzione a macchie bianche sui genitali

Dalla malattia spesso confusa con infezioni cutanee e micosi, lichen sclerosu, il rischio del tumore squamocellulare: la seconda forma più comune di tumore cutaneo. Tra i pazienti, incidenza tra il 4,5 e l’8,4%.

Tumore della cute: attenzione a macchie bianche sui genitali

Prurito, striature bianche e macchie sui genitali. Con questi sintomi, l’allarme dovrebbe sorgere spontaneo. Eppure il lichen sclerosus in Italia è una malattia rara ancora sottostimata e confusa dagli stessi clinici con infezioni cutanee e micosi. Nel mondo, colpisce il 10% di donne e uomini, con un rapporto di 5 a 1, anche se negli ultimi anni ha visto aumentare il numero dei casi. Le cause sono sconosciute ma al vaglio esistono varie ipotesi fra cui la familiarità, l’origine autoimmune, infettiva e genetica.

Ad uno stadio iniziale, sulla cute e sulle mucose compaiono delle placche che, se non curate in maniera corretta e tempestiva, possono evolversi in lesioni e, negli uomini, nell'impossibilità di scoprire completamente il glande (fimosi). Le conseguenze condizionano in maniera sensibile la vita del paziente: impotenza, difficoltà nella minzione e nell’avere rapporti sessuali.

Ma c’è un altro rischio, anche questo poco considerato: l’evoluzione nel tumore squamocellulare, la seconda forma più comune di tumore cutaneo. Secondo gli studi più recenti, l’incidenza del carcinoma nei pazienti affetti da lichen che non adottano nessuna cura è fra il 4,5 e l’8,4%. Quello che più preoccupa è che il lichen colpisce a tutte le età, anche nelle fasce più giovanili, e che per la diagnosi basterebbe l’esame obiettivo dello specialista e una successiva biopsia.

Da quasi un anno, la Società Italiana Chirurgia Genitale Maschile (SICGEM) ha iniziato una sperimentazione per la cura del lichen sclerosus che prevede l’impiego della ionoforesi che consente ai farmaci di penetrare negli strati più profondi della cute e della mucosa lesionata anziché restare in superficie, come nel caso dell’applicazione delle creme. La ricerca verrà illustrata dal Professor Giovanni Alei, associato di Urologia alla Iª Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e Presidente della SICGEM, in occasione della VI edizione della Conferenza italiana per lo studio e la ricerca sulle ulcere, piaghe, ferite e la riparazione tessutale (CO.R.TE.), in programma a Roma dal 9 all’11 marzo 2016 e presieduta dal Professor Nicolò Scuderi, direttore della Uoc di Chirurgia Plastica del Policlinico Umberto I.

“Per ora possiamo dire che i risultati sono stati incoraggianti – afferma il professor Alei -. La valutazione finale del vantaggio dell’uso della ionoforesi avverrà nei prossimi mesi a seguito della constatazione dei risultati registrati su due campioni di 30 pazienti ciascuno affetti dalla malattia. Il primo gruppo viene infatti trattato con la terapia tradizionale a base di creme. Il secondo invece viene è sottoposto alla ionoforesi e a un farmaco anticicatriziale”. 

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