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Traumi cerebrali: un esame del sangue svela la gravità

Scoperto legame tra due proteine e livello di lesione cerebrale.

Traumi cerebrali: un esame del sangue svela la gravità

Non sempre le conseguenze di un trauma cranico, dovuto a una caduta o a un incidente, si avvertono nell’immediato. Spesso gli effetti si possono manifestare anche dopo alcuni giorni, e con danni cerebrali gravi.

Asintomatico al momento del trauma, il paziente a distanza di ore potrebbe presentare lesioni secondarie accompagnate da sintomi quali mal di testa, stordimento, perdita di memoria, depressione.

Si stima che in Italia siano circa 250 ogni 100 mila abitanti i casi di lesione al cranio ogni anno, per oltre 2 mila ricoveri ogni milione di persone. Senza considerare come spesso la concussione cerebrale sia un evento clinico non diagnosticato.

Se la valutazione del livello di gravità del trauma è fondamentale per il trattamento tempestivo del danno, così da limitarne i rischi, tuttavia gli esami diagnostici come la Tac non sono in grado di individuare tutti i diversi casi che potrebbero evolvere, né vengono eseguiti su ogni traumatizzato.

A evitare che un paziente possa essere erroneamente rimandato a casa, individuando subito i soggetti a rischio, è oggi una semplice analisi del sangue sviluppata da un team di ricercatori americani. Il test è stato messo a punto dopo aver monitorato i livelli ematici di due biomarcatori (proteine già note per il legame con i traumi cranici concussivi-TBI) in 584 pazienti ricoverati presso il Centro Traumatologico dell’Orlando Medical Center (Florida) per vari tipi di traumi, metà dei quali con concussione, e il restante con fratture alle ossa e lesioni al torace.

Dai risultati delle analisi dei campioni di sangue, circa venti, prelevati a distanza di 4 ore dall’incidente e fino ai sette giorni successivi, è emerso in tutti i traumatizzati un aumento dei livelli delle due proteine, ancora più alto nei pazienti con TBI rispetto a quelli con fratture. A detta degli studiosi, i due biomarcatori possono individuare i casi di TBI con un’accuratezza del 97%, evitando anche di “eseguire procedure non necessarie su persone che non ne hanno bisogno”, ha spiegato Linda Papa, direttore scientifico del Department of Emergency Medicine dell’Orlando Regional Medical Center.

In ogni caso, sebbene l’utilizzo clinico potrebbe richiedere ancora qualche anno, l’analisi si presta a diventare un valido supporto alla medicina d’urgenza, da poter eseguire immediatamente dopo l’incidente o sull’ambulanza. Basti pensare ai vantaggi che recherebbe sui campi sportivi, impedendo di rientrare in squadra gli infortunati con in circolo un livello pericoloso di proteine.

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