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Sonniloquio: tutto sulle “chiacchierate notturne”

Il “parlare nel sonno” non causa alterazioni qualitative o quantitative e il paziente si sveglia senza averne il ricordo

Sonniloquio: tutto sulle “chiacchierate notturne”

Con la collaborazione della Dottoressa Francesca Clerici, neurologa

Generalmente le conversazioni di coloro che soffrono di questo disturbo sono dissimili; possono manifestarsi in toni pacati, con frasi incomprensibili, fino ad arrivare a chiacchierate concitate con contenuti di risentimento e ostilità. Questo disturbo del sonno può presentarsi in associazione ad altre parasonnie come il sonnambulismo e il bruxismo. Il sonniloquio non è altro che l'atto di parlare durante il sonno. Mentre il nostro corpo riposa, il nostro cervello no. Durante il sonno alcune parti di quest'ultimo vengono attivate, anche se non dovrebbero farlo, dando luogo al fenomeno delle "chiacchierate" notturne. Ciò può avvenire in tutte le fasi del sonno, ma soprattutto nella fase di transizione tra il sonno e la veglia. Possono essere, in alcuni casi, borbottii difficili da decifrare, caratterizzati dall'emissione di semplici suoni, fino a vere e proprie conversazioni. Il sonniloquio è un tipo di parasonnia; chi ne è colpito ha come unica manifestazione clinica quella di parlare, come se stesse conducendo una conversazione, con altre persone. Talvolta esso può associarsi anche a movimenti durante il sonno, incluse azioni complesse.

 

Il sonniloquio nei bambini

Dei disturbi del sonno, il sonniloquio è molto più frequente nei bambini tra i 3 e i 10 anni, colpendo quasi il 50% della popolazione giovane, dopodiché il disturbo per lo più regredisce del tutto senza nessun reliquato. Anche il sonnambulismo è frequente nei bambini, con un picco all’età di 12 anni. In questo caso vanno sospettate altre parasonnie quali il terrore notturno e il disturbo comportamentale del sonno REM. Quest’ultimo è più frequente, invece, negli anziani ed è caratterizzato dal fatto che chi né è affetto si comporta come se stesse “agendo” i propri sogni, con gesti talvolta vigorosi e violenti. Il soggetto non si accorge di parlare o compiere azioni durante il sonno, e al risveglio non ne conserva alcun ricordo. Alla domanda se il sonniloquio e sonnambulismo sono correlati, la dottoressa Clerici ci ha spiegato che, nel bambino, in alcuni casi il sonniloquio si associa al sonnambulismo. Quest’ultimo è probabilmente un disturbo del risveglio ed è ereditario in un’elevata percentuale dei casi. È consigliabile nel caso di parasonnie consultare il pediatra o uno specialista del sonno. Va detto che nei bambini si tende a non intervenire farmacologicamente poiché tutti i farmaci che si usano per curare i disturbi del sonno agiscono sul sistema nervoso centrale e tendono a protrarre la loro azione anche durante il giorno, sotto forma di sedazione.

 

Il sonniloquio nella terza età e i trattamenti farmacologici

Nell'anziano invece (qualora il fenomeno sia disturbante) in cui spesso il disturbo prelude a delle malattie, si può intervenire farmacologicamente con la somministrazione di benzodiazepine (in particolare clonazepam) che potenziano l’attività dell’acido gamma-aminobutirrico (GABA), accrescendo quindi le sue proprietà sedative, ipnotiche, ansiolitiche, anticonvulsive, anestetiche e miorilassanti. Queste caratteristiche rendono oggi utili le benzodiazepine nei trattamenti di breve durata per stati gravi di ansia, insonnia, agitazione, convulsioni, spasmi muscolari. In ogni caso occorre vigilare sui soggetti affetti da sonnambulismo, che potrebbero, nel corso di uno degli episodi, compiere azioni complesse quali allontanarsi dalla propria camera da letto e uscire di casa. Le "chiacchierate" sono spesso legate ad uno spazio temporale, tendono a svanire nell’età adulta, per poi ripresentarsi in età anziana, poiché l’andamento del disturbo riflette le tappe di maturazione ed invecchiamento del cervello. Infatti, l’elettroencefalogramma, il correlato neurofisiologico del sonno e dello stato di veglia, documenta la completa maturazione dei bioritmi cerebrali intorno all’età di 18 anni. Successivamente, con l’invecchiamento si evidenzia una graduale destrutturazione del tracciato elettroencefalografico e del regolare ritmo sonno-veglia, difatti quando le parassonie (e in particolare il disturbo comportamentale del sonno REM) emergono nell'età avanzata c'è una certa associazione con alcune malattie neurologiche, in particolare con quelle malattie che si manifestano con parkinsonismo. In questi casi è opportuno consultare uno specialista del sonno che potrebbe prescrivere la polisonnografia. A chi si chiede se esiste un comportamento da adottare per limitare “le chiacchierate notturne" la dottoressa Clerici risponde che non è consigliabile svegliare coloro che sono affetti da parassonie poiché, come conseguenza dell’interruzione del sonno, essi potrebbero accusare al mattino successivo la sensazione di stanchezza e di incompleto riposo.

di Maria Teresa Calce

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